VASTO – “Il porto di Vasto non è adeguato ad ospitare un polo strategico per la produzione e assemblaggio di piattaforme galleggianti e delle infrastrutture elettriche funzionali allo sviluppo della cantieristica navale per la produzione energetica in mare”, a causa della “totale assenza dei requisiti minimi previsti dal bando”.

Sarebbe bastato leggere quanto vergato a chiare lettere in un decreto del luglio 2025, non considerato nei mesi scorsi, per evitare il ballottaggio tra i porti di Vasto e Ortona e l’esplodere in Abruzzo di polemiche politiche e scontri territoriali sul mega progetto, una grande fabbrica per la produzione di turbine eoliche, proposto alla Regione dalla società Renexia, del gruppo industriale abruzzese Toto.

Documento a firma dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Picchetto Fratin e dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che aveva individuato a seguito di una manifestazione di interesse le aree portuali del Mezzogiorno adatte ad un investimento considerato di primaria importanza per l’autonomia energetica del Paese.

Un documento chiarificatore, soprattutto, a seguito della localizzazione nell’area portuale di Ortona, e non in quella più a sud di Vasto, in provincia di Chieti, per il mega investimento di 850 milioni di euro da parte di Renexia, per la realizzazione di un polo industriale integrato per la produzione di turbine eoliche destinate all’offshore galleggiante, con un impatto occupazionale di oltre 3.100 posti i lavori diretti e circa 2.000  nell’indotto.

L’ufficializzazione della iniziativa battezzata direttamente dal presidente, Marco Marsilio, di FdI, è arrivata nel tavolo di lavoro convocato il 15 giugno dallo stesso governatore, al fianco di Riccardo Toto, con cui è stato avviato l’iter, ed è stata annunciata la nomina di commissario speciale per accelerare le procedure e garantire tempi compatibili con la dimensione strategica del progetto.

La scelta della società che fa parte del gruppo fondato dal patron Carlo Toto, di rilevanza nazionale e internazionale, concessionario attraverso la controllata Strada dei Parchi dei tratti laziali e abruzzesi dell’autostrada A24 e A25, ha però innescato un vespaio di polemiche e un duro scontro politico per l’estromissione dell’area portuale di Vasto, che contava molto di ospitare questo importantissimo investimento.

Sotto accusa in particolare l’assessore alle Attività produttive Tiziana Magnacca, ex sindaco di San Salvo, da parte del centro-sinistra, per il “tradimento” del suo territorio, e con lei tutto il centrodestra vastese.

Il sindaco del Pd e presidente della Provincia di Chieti Francesco Menna ha tuonato:  “l’investimento non si farà a Vasto non per criticità infrastrutturali come dicono Marco Marsilio e il centrodestra. Tutte bugie e falsità: non verrà perché tutto il centrodestra, Marco Marsilio e Tiziana Magnacca hanno deciso che non si farà a Vasto”, con il sottinteso che si è voluto favorire Ortona dove sindaco del centrodestra è Angelo Di Nardo.

Dura la replica del senatore Etel Sigismondi, segretario regionale di Fdi, tra l’altro originario di Vasto, “in realtà, in questi mesi nessuno ha visto il sindaco Menna particolarmente impegnato nel favorire la localizzazione di Renexia a Vasto, né come primo cittadino né come presidente della Provincia di Chieti”.

E ha comunque ricordato: “le ricadute occupazionali e il reperimento di manodopera specializzata per il nuovo stabilimento, infatti, non interesseranno soltanto una parte della provincia di Chieti, ma l’intero territorio regionale. È già accaduto con Amazon, la cui localizzazione a San Salvo è stata resa possibile grazie al ruolo determinante della Regione Abruzzo e del presidente Marsilio”.

Nel testo del decreto sembra però confermarsi che la ragione della scelta di Ortona è tecnica e non politica, come già del resto spiegato dallo stesso Riccardo Toto, visto che l’ipotesi Vasto presentava criticità legate in particolare “alla distanza tra le aree disponibili e il porto, alla complessità degli attraversamenti della della strada statale 16 e della linea ferroviaria, alle limitazioni per il transito di carichi eccezionali, alla presenza di un unico accesso via terra al porto e alla difficoltà di garantire spazi adeguati per lo stoccaggio e la movimentazione delle componenti”.

Secondo quanto rappresentato dalla società, “queste criticità incidono direttamente sulla sostenibilità industriale e logistica dell’insediamento, che richiede aree fronte mare, ampi spazi per assemblaggio e stoccaggio e collegamenti compatibili con la movimentazione di navicelle e pale eoliche di grandi dimensioni”.

Tornando al decreto, tra le manifestazioni di interesse a seguito dell’avviso del 2023, erano arrivate quelle dei porti di Augusta in Sicilia, di Brindisi e Taranto in Puglia, di Civitavecchia nel Lazio, di Crotone e Corigliano in Calabria, e appunto di Vasto in Abruzzo.

A seguito di una istruttoria di esame svolta dalla divisione del Ministero dell’Ambiente responsabile dell’iter, in collaborazione con la Direzione generale per il mare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stata esclusa la candidatura di Vasto, per “la totale assenza dei requisiti minimi previsti dal bando”.

Valutazione “parziale” in quanto “non corredata da requisiti tecnici” per Crotone e Corigliano. Promozione per tutti gli altri porti