L’AQUILA – A una manciata di mesi dalla fine della legislatura e dalle elezioni regionali, si prepara il clamoroso scisma all’interno del gruppo Popolo della libertà-Forza Italia di palazzo dell’Emiciclo.

Un suffisso, quello di “Fi”, che è stato aggiunto con un’istanza dal capogruppo, Lanfranco Venturoni, in occasione dell’ultimo Consiglio regionale. E che ha fatto emergere una situazione di malcontento con un occhio al futuro in cui ogni minimo cambiamento dello status quo può provocare il cataclisma.

In una delle prossime sedute dell’assemblea legislativa, un trittico composto da Gianfranco Giuliante, ex capogruppo e assessore regionale, Luca Ricciuti, presidente della II Commissione consiliare, e Riccardo Chiavaroli, che del Pdl-Fi è attualmente portavoce, potrebbe costituire un gruppo consiliare doppione con denominazione “Forza Italia” o similare.

“La presunzione che ci possa essere un frazionamento è abbastanza verosimile”, afferma Giuliante ad AbruzzoWeb senza nascondere più di tanto le proprie carte.

Subito della partita, da quanto si apprende, potrebbero essere anche Giuseppe Tagliente, ex presidente del Consiglio, già transfuga con Rialzati Abruzzo subito dopo il voto prima di tornare alla base, Nicola Argirò, imprenditore berlusconiano nel midollo, e chissà che successivamente non si aggreghi anche qualcun altro inizialmente meno coraggioso o spregiudicato.

A quel punto la scissione in seno al centrodestra sarà ufficiale e l’inizio della conta pure, con la sfida tra i più leali dei lealisti e quelli che, invece, considerano ormai definitivamente archiviata la stagione di Silvio Berlusconi o quantomeno la loro appartenenza allo schieramento divenuto pian piano dei “falchi”.

Come potranno convivere due Forza Italia? Non potranno. Una volta che si sarà costituito anche il gruppo consiliare in Parlamento, starà infatti a Roma decidere a quale dare i crismi dell’ufficialità tra il gruppo vecchio e quello nuovo, e l’altro dovrà inevitabilmente cambiare pelle. Com’è ovvio i “falchi” abruzzesi puntano a vedere agilmente riconosciuto il loro ruolo.

“Ci sono voci abbastanza verosimili di un anticipo del Consiglio nazionale a metà novembre, significa che gli spazi di una risoluzione vanno viepiù scemando – commenta ancora Giuliante – Continuiamo ad auspicare un’unità possibile, ma credo che sia altrettanto importante, anzi, dirimente, avere chiarezza”.

Il riferimento è proprio alla divisione necessaria per contarsi: “Riusciremo a capire quali sono le sensibilità in campo – ipotizza l’assessore aquilano – tra chi decide di fare un percorso in rapporto a una maggioranza definita, l’80% dei componenti del partito ha già sottoscritto il documento dello scorso 25 ottobre, e chi decide di fare un percorso altro”, le “colombe” che puntano verso altri lidi.

Si concretizzerà, insomma, proprio lo scenario apocalittico che Venturoni voleva evitare con il suo magheggio: la divisione del maxi gruppo che cinque anni fa contava ben 25 consiglieri e oggi si ritrova a 20 tra i quali anche il presidente della Giunta, Gianni Chiodi.

La volontà di tenere tutti uniti finché campagna elettorale non ci separi era stata espressa anche da Filippo Piccone, ormai ex coordinatore regionale di un partito che non esisterà più, in una missiva a Venturoni, che l’ha diffusa a cose fatte, ovvero il giorno dopo del cambio nome, una volta capito che sarebbe stata buriana e che la decisione rischiava di essere imputata solo a lui.

Venturoni, invece, sottolinea subito di aver agito “come da lettera del coordinatore regionale, sen. Filippo Piccone”, anche se quest’ultimo non è più né senatore né coordinatore, e infatti nel testo il deputato marsicano si firma con un semplice “On.”.

Il messaggio di Piccone prende le mosse da quello “comunicato dal nostro indiscusso leader Silvio Berlusconi”, posizione rinnovata rispetto a quando si era schierato con le “colombe”, annunciando la fiducia al governo Letta contro ogni tentativo di rottura.

“In vista delle imminenti elezioni regionali l’unità del nostro gruppo sarà determinante per l’esito – raccomanda Piccone – Si rende necessario non disperdere tale patrimonio considerando i grandi sforzi compiuti in questi anni”.

Di qui l’invito a Venturoni “a seguire la linea in via di definizione e di applicazione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, aggiungendo all’attuale denominazione del gruppo ‘Popolo della libertà’ anche la sigla ‘Forza Italia’ (Pdl-Fi)”.

Tanto ha fatto Venturoni. Ma non sarà sufficiente a evitare il patatrac.