L’AQUILA – Se si ascoltano i commenti ufficiali, pare di assistere ad una crisi come fossimo alla riedizione del governo Monti. Si usa in questo caso lo specchietto retrovisore. Siamo ancora dentro la crisi del 2008 che penalizzò e continua a penalizzare l’Italia. I livelli di sofferenza sono diversi e molteplici. Deindustrializzazione, elevati tassi di disoccupazione – soprattutto giovanile ulteriori – aumento delle disuguaglianze e il riacutizzarsi delle differenze tra Nord e Sud.
E i tagli allo Stato sociale fatti in nome del “ce lo chiede l’Europa” ha portato ad un ulteriore peggioramento dei servizi sociali in generale, ma in modo catastrofico della sanità. L’emergenza Covid, in questo scenario, ha messo il timbro su una strage di anziani e non. È evidente che le privatizzazioni di alcune funzioni vitali che, sempre appartenute allo Stato, una volta messe sul mercato si sono rivelate fragili e criminali allo stesso modo. In un dato momento storico, le nostre classi dominanti hanno pensato di risolvere le questioni interne invocando il vincolo esterno.
Esse hanno ceduto molto alla Unione Europea, sempre in procinto di integrarsi e sempre dietro questo miraggio, ma comoda per imporre moderazione salariale per competere sui mercati mondiali e comunque a rimorchio della grandi aziende tedesche, subfornitura di multinazionali. La borghesia nazionale ha accettato il proprio ridimensionamento internazionale solo per rafforzare il proprio controllo sulle classi ultime di questo Paese, pensando di sfangarla e nel contempo accettare tutte le politiche di austerità che il Patto di Stabilità europeo imponeva ai Paesi soprattutto mediterranei. Neanche il Piano di Recupero imposto alla Grecia, fatto di tagli ferocissimi su qualsiasi campo sociale statale che hanno ridotto quel Paese ad una marca di banche tedesche e francesi, ha portato ad una ben minima riflessione.
Nel nostro Paese i pezzi fondamentali per comporre un quadro così ferocemente antipopolare e di “tradimento” del patto Costituzionale sono stati l’autonomizzazione della Banca d’Italia da sistema politico (con conseguente aggravamento del debito pubblico per la necessità di ricorrere alla finanza privata), i continui attacchi alla Costituzione, riforma del Titolo V (qui i disastri delle Regioni sono sotto gli occhi di tutti) e, in ultimo, la goccia malefica del Fiscal Compact votato da un Parlamento già allora ampiamente squalificato, un folto gruppo di ballerini e nani politici, inconsistenti su piano di una visione nazionale e internazionale. Del resto, se non hai conoscenza e capacità di analisi sulla geopolitica, sarà lei a farti visita e ad importi soluzioni anche spiacevoli. Ora la crisi pandemica ha accelerato e portato i nodi al pettine di una crisi devastante. Una crisi che è prima di tutto di civiltà.
Ad essa, però, si avvinghia una crisi sociale economica politica e demografica. Voglio qui ricordare che per la prima volta dall’Unità d’Italia il saldo di natività è ampiamente negativo e neanche una oculata politica migratoria risolverebbe una così drammatica emergenza. Ricordiamoci che qualsiasi nazione ha potuto costruire il proprio futuro proprio grazie ad una situazione demografica virtuosa. Gli Stati Uniti nel secolo passato e oggi la Cina, al di là delle differenze di regime politico. Oggi l’ascesa al governo del “Re Sole” Draghi certifica il fallimento di una intera élite nazionale. E certifica il fallimento del seconda Repubblica. Una politica cortigiana commissariata dalla Troika, la quale imporrà politiche economiche schumpeteriane di distruzione creativa. Grande concentrazione di capitali, si salveranno solo le aziende in grado di competere. Tutte le altre attività, comprese alcune professioni, saranno lasciate al proprio destino provocando così ulteriori proletarizzazioni, aumento di disuguaglianze e differenze tra Nord e Sud, con quest’ultimo a patire un’ulteriore deriva.
I due governi in uno danno lustro a queste mie considerazioni. I ministeri chiave a persone di fidata ideologia europeista, quindi fedeli all’ortodossia ordoliberale di matrice teutonica, gli altri ministeri per spartire le briciole, farli litigare, fare un po’ di spesa pubblica per mitigare situazioni di povertà estrema e se litigano sarà il monarca a reprimere e ridare ordine tra le signorie litiganti. Ci sarà in tal senso un salto istituzionale per cui la figura di primo ministro, lungi dall’essere elemento di riferimento costituzionale, fa sì che si ritorni al 1848.
Andrà tutto liscio? Aspettando che esca dal letargo una opposizione degna di questo nome, come dicevo poc’anzi se non ti occupi di geopolitica sarà lei a occuparsi di te. E il mondo è in una fase di passaggio dirimente in cui di scontato non vi è nulla. Anche i Draghi possono fallire.
* esponente aquilano del Movimento EuroStop





