PESCARA – L’innalzamento delle temperature e le prolungate ondate di calore estive non costituiscono soltanto una grave emergenza sociale e ambientale, ma rappresentano ormai una vera e propria “extra-tassa” per il tessuto imprenditoriale italiano.
Secondo le stime economiche di settore, convivere ogni anno con decine di giorni di caldo intenso comporta un impatto complessivo stimato tra i 6 e i 12 miliardi di euro all’anno, pari a circa lo 0,2-0,4% del PIL nazionale.
Il conto economico si compone di voci pesanti che colpiscono trasversalmente tutti i settori, dall’industria manifatturiera alla logistica, fino all’agricoltura e ai servizi. In primo luogo figurano i rincari energetici legati all’uso prolungato dei sistemi di aerazione, a cui si affianca la flessione della produttività del lavoro.
Quando le temperature nei capannoni e negli uffici superano le soglie di comfort termico, il rendimento psico-fisico subisce una contrazione sensibile, incrementando al contempo i margini di errore e i rischi legati agli infortuni sul lavoro.
Un’emergenza tangibile anche a livello territoriale, come evidenziato dai provvedimenti urgenti adottati in regioni come l’Abruzzo – dove la recente ordinanza regionale introduce lo stop ai lavori all’aperto nelle ore più calde per tutelare i settori agricolo ed edile – a conferma di come la salvaguardia della salute si ripercuota inevitabilmente sulla continuità operativa e sui ritmi produttivi delle imprese.
Sul tema interviene Paolo Provino, presidente di Enbital, l’Ente nazionale bilaterale italiano nato per incrementare e valorizzare il modello paritetico-bilaterale nei territori e nelle aziende.
“Le ondate di calore estremo rappresentano un’emergenza non più rinviabile per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. La tutela del lavoratore e la salvaguardia della continuità aziendale richiedono un cambio di passo radicale e una visione d’impatto sulla prevenzione. Le attuali normative spesso intercettano solo marginalmente le nuove minacce climatiche e ambientali, e per questo motivo promuoviamo con forza una cultura della sicurezza basata sulla formazione continua, sulla bilateralità e su investimenti mirati a proteggere il benessere psicofisico di chi opera nei contesti produttivi”.
E conclude: “investire in sostenibilità climatica e in tecnologie di climatizzazione intelligente significa trasformare un costo passivo in un’opportunità di competitività e resilienza, tutelando il capitale umano e riducendo l’impatto economico delle future stagioni estive”.






