L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta su un possibile caso di email violata e diffusa in cui è rimasto coinvolto il direttore amministrativo del Consiglio regionale, Paolo Costanzi.

Un caso che ha creato qualche imbarazzo in seno all’ente perché la mail era stata inviata solo a un ristretto gruppo di nove dirigenti e ora è invece di dominio pubblico.

Per di più, con un tono privato e quindi informale, oltre a una panoramica sull’andamento degli uffici nel testo si esprimono, tra le altre cose, perplessità sull’operato e la professionalità di alcuni dipendenti dell’ente.

L’ipotesi del pirata informatico è sul tavolo così come quella di uno dei destinatari che semplicemente abbia fatto girare l’email, innescando la catena inarrestabile.

Certo è che la mail è partita dalla posta privata di Costanzi e non da quella ufficiale, per cui il direttore amministrativo dell’Emiciclo ha deciso di sporgere denuncia alla polizia Postale per accertare in che modo sia finita nelle mani di chi, poi, ne ha favorito la diffusione.

Al di là del come sia venuta fuori dalla cerchia ristretta a cui era riservata, la mail di Costanzi ha suscitato scalpore anche e soprattutto per i suoi contenuti.

Sulla questione è intervenuto il segretario abruzzese del settore Funzione pubblica della Cisl, Vincenzo Traniello, che in una nota ha chiesto all’ufficio di presidenza del Consiglio e alla commissione Vigilanza di convocare le organizzazioni dei lavoratori e accertare la veridicità di quanto detto da Costanzi, per “avviare eventuali provvedimenti disciplinari”, invitando il direttore a “presentare le scuse”.

COSTANZI: “VIOLATA LA MIA PRIVACY”

Una “brutta vicenda che ha visto violata la mia sfera personale con una violenza inaudita”.

Così in una lettera aperta il direttore amministrativo del Consiglio regionale d’Abruzzo, Paolo Costanzi, dice la sua sul presunto caso di email riservata destinata a nove persone violata e diffusa, nella quale esprimeva giudizi e valutazioni sul personale dell’ente che hanno suscitato scalpore e imbarazzi.

Costanzi rifiuta le intepretazioni forzate del suo testo e conferma gli sviluppi giudiziari anticipati da AbruzzoWeb, visto che la procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un’inchiesta.

Inoltre il dirigente annuncia querela per chi a suo dire ha forzato “artatamente” il contenuto confezionando una notizia che “rappresenta un qualcosa di irreale”.

LA NOTA COMPLETA

Egregio Direttore,
intervengo in merito all’articolo da voi pubblicato su presunte mail del sottoscritto contro i dipendenti.

Non entro nel merito del contenuto della posta elettronica che era e doveva rimanere riservata essendo la stessa espressione di un rapporto epistolare la cui segretezza ed inviolabilità è sancita nella prima e immodificabile parte della Costituzione, per la precisione all’articolo 15 e la cui violazione, ovviamente, è punita dall’ordinamento con la previsione di fattispecie di reato di cui agli articoli 616 e seguenti del codice penale.

Ciò premesso, e ritornando all’articolo, ho preso atto che è stato il frutto di una dichiarazione del segretario regionale della Cisl-Fp che, non avendo ovviamente letto la mail in parola nella sua interezza, altrimenti sarei a chiedergli chi l’abbia a lui trasmessa, e non conoscendo affatto le questioni di ufficio, che pure avrebbero suggerito una maggiore prudenza, si è sicuramente basato, come riportato nel comunicato, su una notizia artatamente confezionata da un organo di stampa.

Mi sorprendo di come non si sia periziato di colloquiare con il sottoscritto, come molte volte proficuamente accaduto per molte altre questioni, per avere lumi su una mia apparente e fulminea pazzia, atteso che mai e poi mai io scriverei contro qualcuno o farei nomi nell’espressione di giudizi, sia pubblici, che, addirittura, come nel caso, nel campo della propria sfera privata.

Ma evidentemente, anzi ne sono certo, è stato tratto in inganno dalla notizia che utilizzando impropriamente corrispondenza privata, fatto questo già portato a conoscenza degli organi inquirenti per le ragioni giuridiche in premessa, con aggiunta di considerazioni prive di qualsivoglia fondamento ma solo finalizzate alla diffamazione, fatto anch’esso oggetto di querela, rappresenta un qualcosa di irreale.

Sul fatto, qualcuno chiede al sottoscritto di chiedere scusa ai dipendenti regionali per aver espresso, evidentemente, frasi offensive nei loro confronti.

Assicurato nuovamente che neanche nell’ambito di una mail privata mi permetterei mai di offendere qualcuno – peraltro di tono goliardico e il cui contenuto inevitabilmente tiene conto di comuni codici tipici di chi vive quotidianamente il lavoro che possono trarre la loro origine anche da fatti e vissuto quotidiano – mi sento in dovere di comunicare che alla stragrande maggioranza di essi non devo chiedere nulla ma solo, come sempre, manifestare la mia totale stima perché giornalmente svolgono il loro compito con professionalità e dedizione.

A una percentuale modesta, e per fortuna in via di assottigliamento, che non fanno il proprio dovere chiedo scusa solo perché ahimè tale fenomeno ancora esiste, e come in molte amministrazioni è anche colpa dei dirigenti, ed è uno dei motivi che hanno portato ad attribuire a tutti pubblici impiegati l’epiteto di fannulloni che, invece, i più assolutamente non meritano.

Se poi qualcuno ritiene che, invece, tutto il pubblico impiego faccia il proprio dovere in maniera impeccabile, beh allora deve convincere l’opinione pubblica di ciò perché l’atteggiamento che si percepisce non è proprio quello di una sconfinata stima per i pubblici impiegati.

Almeno cosi sembra dai quotidiani dibattiti. Ma probabilmente potrebbe essere solo una mia errata sensazione.

La speranza è che i nuovi sistemi di valutazione consentano di differenziare realmente il diverso apporto che ciascuno da in maniera che si premi realmente chi lavora e merita.

Solo accettando, senza ipocrisia, l’esistenza di un diverso approccio e impegno si potrà accelerare il recupero della piena efficienza e motivazione di quella sparuta percentuale di dipendenti e non demotivare, al contrario, coloro, cioè la stragrande maggioranza, che quotidianamente si adoperano anche con passione e che poi non vedono riconosciuto il proprio apporto perché, magari, agli stessi è corrisposto un premio uguale ai primi.

A ben vedere, e come ho scritto tempo fa su questa testata in un intervento sulla questione “articolo 18 e pubblico impiego”, se tutta la classe dirigente non si adopererà per far sì che tutti i dipendenti pubblici adempiano puntualmente al loro dovere allora, le scuse, casomai, andrebbero chieste ai contribuenti che pagando le tasse esigono, giustamente, che la macchina amministrativa pubblica funzioni correttamente e che non rappresenti, come purtroppo a volte accade e puntualmente reso noto dalle cronache, un peso o un problema per le estenuanti lungaggini, spesso causate proprio da chi, appunto, non rispetta fino in fondo i propri doveri contrattuali ed etici.

Questa e solo questa è la mia personale convinzione che mi anima giornalmente con entusiasmo e che ben conoscono coloro che, con stile di leadership molto partecipativo e democratico, collaborano proficuamente e con apprezzamento con il sottoscritto.

Va da sé che potrebbe non essere di gradimento proprio di coloro che percepiscono il mio agire manageriale quale pericolo all’immobilismo tanto anelato.

Ma, sinceramente, sono molto più egoisticamente attento ai miei doveri ed alla responsabilità che ho verso la collettività che finanzia anche il mio stipendio, che non al comportamento anche diffamatorio di taluni, pochissimi, per fortuna.

Concludendo, la brutta vicenda che ha visto violata la mia sfera personale con una violenza inaudita atteso che, come detto, oltre al fatto in sé sono state aggiunte una serie di gratuite e libere interpretazioni chiaramente diffamatorie, potrebbe tristemente concludersi con l’applicazione per taluno delle sanzioni ordinamentali ma anche, e per altre e diverse ragioni oggi imponderabili, con la richiesta di pubbliche scuse al sottoscritto per aver effettuato, anche in buona fede, valutazioni che potrebbero rivelarsi completamente errate: ovviamente per chi mi conosce sa che sono già accettate, nonostante tutto.