L’AQUILA – L’elicottero dell’Aquila che si è schiantato sul Monte Cefalone il 24 gennaio 2017, causando 6 vittime, si è alzato in quota “nonostante le condizioni meteorologiche assai proibitive che non garantivano la visibilità prevista dalle minime di volo”.

Inoltre, nelle condizioni di scarsa visibilità che hanno portato alla tragedia, l’elicottero non avrebbe dovuto volare “a vista”, ma in volo strumentale. E secondo la procura della Repubblica del capoluogo, il pilota, Gianmarco Zavoli, perito nell’incidente, non aveva ricevuto “un idoneo addestramento iniziale e ricorrente”.

Sono queste, come riporta il quotidiano Il Centro, le conclusioni alle quali è giunta la procura dopo le indagini affidate ai carabinieri del Reparto operativo.

Il pubblico ministero Simonetta Ciccarelli ha chiuso le indagini preliminari notificando ai 6 indagati le contestazioni di disastro aviatorio e omicidio colposo.

Sempre come cita Il Centro, si tratta di Giulio Fini, 56 anni, di Roma; Maurizio Lebet, 57, di Cefalù (Palermo); Gianfranco Molina, 42, di San Gregorio di Catania; Roberto Noceto, 50, di Roma; Pietro Trabucchi, 55, di Sondrio; Alfonso Friolo, 55, nato di Viterbo.

Sono manager e tecnici di Inaer Aviation Italia, società che operava il volo in forza di un contratto con l’Asl di Pescara, impegnati a vario titolo nella definizione e realizzazione di politiche di sicurezza, addestramento, formazione e controllo piloti.

L’accusa, avvalendosi di consulenti, ha ricostruito il volo passo dopo passo.

“Il pilota, partito a bordo dell’Aw 139 dalla base di elisoccorso dell’aeroporto dei Parchi di Preturo per una missione di soccorso in favore di Ettore Palanca, infortunatosi sulle piste da sci e da trasferire all’ospedale – scrive il pm, secondo quanto riportato – una volta condotto l’aeromobile in località Campo Felice caricava Palanca a bordo mantenendo i turbomotori accesi e ripartiva in direzione dell’Aquila nonostante le condizioni meteorologiche assai proibitive che non garantivano la visibilità prevista dalle minime di volo”.

“Durante il viaggio il pilota, perdendo il contatto visivo con la strada 696, faceva ingresso accidentale in condizioni di volo strumentali e, evitato un primo impatto con il costone di Monte Cefalone al quale l’aeromobile si avvicinava fino a una distanza di 8 metri dal terreno – viene ricostruito – effettuava una brusca e accentuata virata in salita e a sinistra che gli provocava un disorientamento spaziale tale da non consentirgli di comprendere, nel prosieguo del viaggio, l’esatta posizione e assetto dell’aeromobile”.

“Quindi, con imperizia indotta dal mancato addestramento, ometteva a quel punto di utilizzare il pilota automatico e seguire le indicazioni di assetto indicate dagli strumenti, evitando qualsiasi riferimento alle proprie percezioni spazio-temporali, proseguendo, invece, con le regole del volo a vista, pur essendovi condizioni meteo tali da imporre il passaggio al volo strumentale, con manovra di virata costante a destra in direzione della montagna fino all’impatto, a quota 1.850 metri, istantaneamente letale per se stesso e tutti i passeggeri”, conclude la pm.

La caduta dell’elicottero ha provocato la morte di sei persone: Valter Bucci, medico rianimatore del 118; Davide De Carolis, tecnico del Soccorso alpino; Giuseppe Serpetti, infermiere del 118; Mario Matrella, tecnico verricellista Inaer; Gianmarco Zavoli, pilota Inaer, ed Ettore Palanca, romano, soccorso dopo una frattura.