ROMA – La partita per la presidenza degli Stati Uniti tra il presidente uscente, il repubblicano Donald Trump e il democratico Joe Biden, è appesa ai risultati ancora incerti di cinque Stati: Georgia, Michigan, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.

Lo spoglio delle schede si protrarrà nelle prossime ore e probabilmente per tutto il resto della settimana, soprattutto per poter contare i voti giunti per posta.

Dopo aver conquistato Virginia, Minnesota e (quasi certamente) il battleground state dell’Arizona – punta così a rimontare in almeno due di questi Stati, necessari per arrivare al magic number dei 270 elettori. È in vantaggio in Wisconsin e anche in Michigan ha completato la rimonta su Trump, che invece guida in Pennsylvania (dove però il voto per posta potrebbe ribaltare la situazione), North Carolina e Georgia. Attenzione però ad Arizona e Nevada, gli altri due Stati ancora in bilico. La rimonta del candidato democratico si sta concretizzando proprio grazie ai voti per posta e Trump è già partito al contrattacco, parlando di “discariche di schede” e annunciando il riconteggio in Wisconsin.

L’attuale inquilino della Casa Bianca lancia su Twitter uno dei suo attacchi alle operazioni di conteggio dei voti negli Stati ancora in bilico: “Stanno trovando voti per Biden ovunque, in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. Malissimo per il nostro Paese”.

“Non è Donald Trump a decidere l’esito di queste elezioni ma il popolo americano”, scrive su Twitter il candidato democratico Biden sottolineando che “per garantire che ogni voto sia contato” la sua campagna sta mettendo in atto “il più grande sforzo di sicurezza elettorale mai compiuto”.

8 DICEMBRE, DEADLINE PER RISOLVERE LE DISPUTE

Entro questa data dovranno essere concluse le eventuali controversie, a partire da quelle sul voto per posta ancora in fase di spoglio in alcuni stati. Il termine vale anche per l’eventuale riconteggio dei voti nei singoli stati, per le cause nei tribunali e per l’eventuale ricorso alla Corte Suprema.

14 DICEMBRE, L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Spetta al collegio elettorale formato da 538 grandi elettori. Ogni candidato, stato per stato, sceglie quali grandi elettori dovranno rappresentarlo nel collegio. Questi poi si incontrano ciascuno nel suo stato e votano per il candidato che li ha scelti. I grandi elettori che lo tradiscono (caso raro) vengono chiamati “elettori infedeli”.

3 GENNAIO, AL VIA IL NUOVO CONGRESSO.

Il 117esimo Congresso debutterà prima del presidente: Camera dei Rappresentanti e Senato si insedieranno il 3 gennaio 2021 a mezzogiorno.

DICEMBRE/GENNAIO, LA TRANSIZIONE

È il processo per il trasferimento formale dei poteri dal presidente uscente al presidente eletto, se questi dovesse cambiare, dunque se dovesse vincere Joe Biden. Questo processo avviene solitamente tra la proclamazione del nuovo presidente e l’Inauguration Day, data dell’insediamento alla Casa Bianca. Se ne occupano i ‘transition team’ dei due candidati.

20 GENNAIO, IL GIURAMENTO

È l’Inauguration Day. Il vincitore delle elezioni inizierà il suo mandato presidenziale il 20 gennaio 2021, con la cerimonia del giuramento a Capitol Hill, sede del Congresso americano, in genere alla presenza degli ex presidenti.

Stati Trump: Utah, Kansas, North e South Dakota, Montana, Louisiana, Nebraska, Wyoming, Indiana, Iowa, West Virginia, Kentucky, South Carolina, Texas, Alabama, Arkansas, Oklahoma, Missouri, Tennessee, Idaho e Mississippi, Ohio, Florida.

Stati Biden: Arizona, Oregon, Washington, California, Colorado, Hawaii, Illinois, Connecticut, Virginia, Vermont, Massachussetts, Maryland, Minnesota, Delaware, New Jersey, Rhode Island, New York, New Mexico e il District of Columbia, New Hampshire, Maine.

Stati incerti: Wisconsin, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania, Georgia e Alaska.