TERAMO – Schermaglie in vista del ballottaggio del 24 giugno per il Comune di Teramo, tra Gianguido D’Alberto, il candidato del centrosinistra sostenuto dal Partito democratico e altre tre liste, e Giovanni Cavallari, che con la sua “Bella Teramo” porta in dote un 10,24 per cento che potrebbe rivelarsi determinante al secondo turno.
D’Alberto riparte dal 21,13 per cento dei consensi, e deve recuperare lo svantaggio nei confrinti di a Giandonato Morra, lo sfidante di centrodestra, che al primo turno ha preso il 34,62.
Cavallari, ex consigliere del centrosinistra, è stato velatamente accusato da D’Alberto di strizzare di fatto l’occhio a Morra.
Cavallari replica con fermezza, ricordando che è stato D’Alberto a non volere l’apparentamento, che a sua volta ribatte che invece un accordo alla luce del sole era stata proposta eccome.
A seguire le note dei due candidati.
Caro Gianguido, ritengo doverosa e necessaria a questo punto una mia risposta, data la tua non precisa e alquanto forviante ricostruzione dei fatti. Fermo restando il mio intento di lasciare liberi gli elettori da ogni condizionamento di voto, devo a me stesso, alle amiche e amici di Bella Teramo e ai teramani tutti una precisa spiegazione.
All’indomani del risultato elettorale che ti ha visto essere indicato come antagonista allo schieramento di Centro Destra, mi sarei aspettato di ricevere una tua chiamata che “realmente” mirasse a trovare un’ unione di intenti e una convergenza programmatica, lontana da qualsiasi interesse personale o partitico, pur rimanendo sempre nei limiti previsti dalla legge.
Come tu ben sicuramente sai (ma forse adesso fingi di non ricordare), “l ‘apparentamento tecnico” da te additato quale mezzo usato per il mero scambio di poltrone, in realtà è l’unico strumento previsto dalla legge che democraticamente permette di delineare in maniera precisa e nitida le reali linee programmatiche, le alleanze politiche ma soprattutto quei campi d’azione nei quali una coalizione innovativa può muoversi per superare il vecchio modus operandi che ha messo a dura prova la nostra Teramo.
Invece caro Gianguido da te direttamente, e tramite i contatti delle tue seconde linee che hanno provato ad avvicinare me o i miei candidati, sono arrivate esclusivamente proposte per accordi politici, quelli offensivi alla mia persona ma soprattutto verso tutti coloro che con il loro voto hanno deciso di appoggiare e sostenere un vero progetto di cambiamento.
Rifiuto pertanto categoricamente anche le tue proposte, comprese quelle che mi vedevano futuro assessore al Comune di Teramo o membro di rilevo in Enti teramani. Caro Gianguido, il percorso che ci ha visto crescere politicamente insieme nei lunghi anni d’opposizione dovrebbe averti insegnato che non sono il tipo di persona disposta a vendersi, che non sono l’ uomo che china la testa per assecondare i voleri di chi, da non molto lontano, decide ancora le sorti della mia amata Città!
Ed è per questo che, con l’assoluta correttezza e moralità che mi hanno sempre contraddistinto, rifiuto la tua proposta di compravendita e rivendico con convinzione l’intento di sedere tra i banchi dell’opposizione.
Non ritenendo opportuno alimentare ulteriori sterili polemiche in una fase così delicata per la nostra città non intendo rispondere oltre alle ultime dichiarazioni di Giovanni Cavallari, in quanto l’avversario che il 10 giugno ci ha consegnato non è lui ma il candidato sindaco di quel centrodestra teramano che oggi si ripropone ad amministrare questa città con gli stessi protagonisti.
Mi limito pertanto esclusivamente a rimandare a quanto già dichiarato in precedenza. La mia unica proposta era stata quella di sederci ad un tavolo, confrontarci su temi e progetti, e partire da un accordo programmatico per avviare, alla luce del sole, un progetto politico comune in vista del ballottaggio del 24 giugno.
La sua risposta è stata che si sarebbe seduto solo a fronte di un apparentamento (che al primo turno tutti i candidati sindaco avevano escluso), e quindi di una mera cessione di poltrone, tenendosi libero in ogni caso di valutare allettanti proposte politiche che gli erano state avanzate dal centrodestra.
Noi vogliamo essere diversi e abbiamo ben chiaro quali sono i nostri avversari.
Questa città, in questi anni, è stata logorata dai conflitti interni alle varie forze politiche e coalizioni e merita di meglio.
Merita che si parli di temi, che vengano date soluzioni concrete ai problemi quotidiani dei cittadini, dalle barriere architettoniche ai servizi alla persona, che se ne rilanci la vocazione culturale e commerciale, che se ne valorizzino gli istituti di ricerca a partire dall’Università.
Pertanto, per quanto mi riguarda, ogni polemica con Cavallari e il suo progetto, verso il quale abbiamo sempre teso la mano, svolgendo una campagna elettorale assolutamente rispettosa fin dal primo giorno, si chiude definitivamente qui.
Siamo stati infatti sempre aperti ed inclusivi verso proposte improntate ad una vera discontinuità nel merito e nel metodo.
Adesso c’è una sfida più importante che deve impegnarci tutti, ed è quella per la rinascita di Teramo. I nostri interlocutori restano i cittadini ed è a loro che torniamo a chiedere un sostegno per il futuro di questa città.





