L’AQUILA – “L’Italia è una terra meravigliosa ma senza navigatore e l’Abruzzo è tornato indietro”.

Parole e musica di Antonio Tavani, candidato per Fratelli d’Italia, capolista al Senato per il proporzionale nel collegio Abruzzo alle elezioni politiche del 4 marzo. 

In un’intervista ad AbruzzoWeb, l’esponente di FdI afferma senza mezzi termini che “è ora che il Partito democratico vada a casa sia a livello nazionale che regiomale” e che “si deve ridisegnare un ruolo di forza dell’Italia in Europa”.

Sull’Abruzzo, Tavani punta, tra l’altro, a infrastrutture e turismo, soprattutto perché “tutto l’Abruzzo ha mille opportunità per offrire il meglio”.

“E L’Aquila per noi è e resta il capoluogo d’Abruzzo, chi propone di spostarlo mi fa solo sorridere”, il suo pensiero su uno degli argomenti che più hanno prodotto polemiche a non finire. 

I sondaggi vi danno a buon punto per il 4 marzo. Da parte vostra la fiducia, aperta, c’è. Secondo lei, l’elettorato abruzzese confermerà questo trend, oppure la campagna elettorale è ancora troppo lunga?

Noi ritentiamo che Fratelli d’Italia possa uscire molto bene da queste elezioni perchè ovunque andiamo, e stiamo girando davvero in lungo e in largo la nostra meravigliosa terra senza navigatore, registriamo consensi in sensibile crescita. Il nostro partito ha composto le liste assolutamente radicate al territorio: vera espressione di quella filiera amministrativa, umana e professionale che noi cerchiamo di rispettare (e tenere a mente) ogni volta che allarghiamo la comunità politica di fratelli d’italia che, infatti, continua ad arricchirsi di uomini e di donne impegnati nel mondo delle professioni, nel sociale e con una discreta esperienza amministrativa in corso oppure alle spalle. Crediamo che i risultati del 4 marzo ci vedranno senz’altro attestati e largamente come seconda forza del centrodestra (dietro Forza Italia) con due deputati e un senatore eletti in Abruzzo e il nostro voto sarà determinante per il nuovo governo, ma soprattutto per le prossime regionali

L’Abruzzo guidato negli ultimi anni dal centrosinistra: un suo giudizio politico?

Giudizio negativo perché l’Abruzzo ripropone pari pari, anzi in forma ancor più drammatica rispetto ai dati nazionali, un dramma a tutti i livelli in cui manca la parola sicurezza. Sicurezza nelle città, nelle periferie, nell’occupazione, sicurezza nelle infrastrutture, sicurezza a trecentosessanta gradi. L’Abruzzo è tornato indietro e questo è un dato di fatto. Quelle di chi oggi racconta di posti di lavoro creati e redditi in crescita sono solo chiacchiere urlate in un improbabile bus o al megafono. Si tratta piuttosto di annunci di miracoli rimasti però a zero. Spacciano 53 mila contratti precari come 53 mila assunzioni: memoria corta, cortissima per quanto è accaduto di recente in Val di Sangro dove un’altra grande multinazionale ha delocalizzato guarda caso nell’Europa dell’Est, dove il rapporto con l’euro è diverso rispetto a quello italiano, dove soprattutto il costo di lavoro e manodopera sono significativamente tassati in maniera di gran lunga inferiore ai tassi italiani. In Italia ci sono i più elevati costi energetici, logistici, di smaltimento dei rifiuti, maggior ragione se speciali perché industriali, e con addizionali comunali, regionali e statali da record (negativo). Per tutto questo le industrie scappano dal sud e dall’Italia più in generale.

Il centrodestra è comunque aggrappato ancora a Silvio Berlusconi, nonostante si sia ricompattato dopo anni difficili: che segnale rappresenta?

Non penso che il centrodestra si ricompatti intorno a Berlusconi, ma se sarà così vorrà dire che avrà vinto la coalizione e bisognerà rispettare la parola data agli elettori. “Elettori”, non telespettatori come li chiama Grillo. Badate bene, non è vero che oggi c’è una forza motrice interna al centrodestra nettamente predominante rispetto alle altre. Oggi, piuttosto, siamo tre forze politiche, quelle principali della coalizione, che esprimono peraltro sensibilità diverse anche rispetto a varie posizioni, diciamo critiche tra di esse. Alcuni esempi: dalla possibilità di dare un governo politico all’Italia passando per i piani per la famiglia, e poi ancora la flat tax rispetto alla quale la nostra enunciazione mi appare francamente la più chiara e fattibile, oltre che seriamente articolata. Evidentemente tuttavia siamo poi d’accordo su un progetto generale di governo rispetto ai grandi temi (lavoro ed immigrazione in primis), o i temi economici e del lavoro, oppure quello di ridisegnare un ruolo di forza in Europa: mai più assistere ad un ministro, come ha fatto Calenda, che chiede il permesso di trattare per una maxi vertenza che riguarda centinaia di lavoratori e quindi famiglie. Il tutto, tra l’altro, a tempo più che scaduto. I giochi erano già compiuti a danno di troppi padri italiani.

Aree interne e aree costiere in regione: al di là del campanilismo, le divisioni, soprattutto politiche, ci sono.

La questione delle aree costiere e di quelle interne è un po’ come la storia del nord e del sud, se le vediamo nell’ottica della nostra patria. Io non credo che ci siano zone più portate allo sviluppo economico, in una nazione oppure in una regione, a prescindere. Bisogna dare ad ognuno le condizioni favorevoli di crescita, nel settore che più resta identitario del territorio di cui parliamo. Sicuramente la Regione Abruzzo mostra segnali di ritardo specie nelle zone interne e segnali di confusione urbanistica, industriale, ambientale associati alla mancanza di governance a tutti i livelli nelle zone costiere. L’Abruzzo interno, che è una enorme risorsa sotto tutti i punti di vista (ambientale, storico, culturale, paesaggistico), soffre oggi tremendamente la mancanza di adeguate infrastrutture, viarie trasportistiche e tecnologiche. Dopo il terremoto dell’Aquila il capoluogo d’abruzzo comincia a rialzarsi e rinascere come capoluogo culturale della regione: e le campanilistiche prese di posizione di qualcuno che arriva addirittura a proporre di spostare il capoluogo personalmente mi fanno solo sorridere. Per noi di Fratelli d’Italia il capoluogo d’abruzzo è e resterà L’Aquila non solo in termini amministrativi ma anche culturali. Quanto al turismo, smettiamola, per favore, visto che faccio turismo da 41 anni, di continuare a raccontare la barzelletta di quelli che pernottano al mare e dopo un’ora possono godersi una giornata sugli sci. Oggi occorre offrire di più, soprattutto specializzando pacchetti e servizi. Del resto l’Abruzzo ha mille opportunità per offrire il meglio. Oggi contano l’esperienza tursitica, l’emozione. Non c’è nessun turista che voglia sciare e dormire al mare, o viceversa.

Dopo il 4 marzo, in caso di vittoria, quali scenari si aprono per la Regione Abruzzo?

Dopo il 4 marzo, in caso di vittoria, l’Italia avrà una nuova maggioranza di centrodestra e l’Abruzzo avrà contribuito in maniera determinante sancendo la fine della politica del Partito democratico che ha impoverito l’italia e certamente la nostra regione. Resta da vedere come questa maggioranza di centrodestra si formerà sulla base del voto, anche in confronto ai 5 stelle che noi rispettiamo moltissimo sebbene su web e social le offese a noi indirizzate sono generalmente a firma e voce di simpatizzanti, o almeno così dichiarano nei propri profili social. Da qui a sei mesi ci sono, poi, le elezioni regionali: così come manderemo a casa il governo dell’ultimo inciucio targato pd esattamente alla stessa maniera non avremo difficoltà a mandare a casa anche Luciano D’Alfonso e compagni. Un governo che gira con annunci, slides e conferenze stampa a raffica mentre le aziende continuano a chiudere, licenziare e delocalizzare. Vogliamo, inoltre, parlare della manutenzione della rete stradale abruzzese? I circa 7 mila chilometri di strade provinciali sono fermi agli ultimi lavori datati 2013. Le false riforme provinciali hanno soltanto depauperato personale tecnico e amministrativo, peraltro non producendo nessun euro di risparmio nei bilanci dello Stato. Continuiamo a ridurre servizi e sicurezza ai cittadini: i nostri figli continuano a frequentare scuole per la gran parte non a norma sismica e quindi potenzialmente pericolose e l’Abruzzo guarda attonita un signore su un bus che promette ancora una volta che farà sposare le acque dolci con quelle salate, laddove in abruzzo di salato è rimasto solo il conto che noi tutti cittadini e imprese paghiamo a questa situazione.