L’AQUILA – Si affilano le armi in vista delle elezioni regionali, anche alla luce dell’accelerazione sulla data per il ritorno alle urne.

La “finestra” possibile per chiamare gli abruzzesi a rinnovare la guida della Regione e la composizione dell’Emiciclo è tra il novembre prossimo e il marzo 2014, con la prima ipotesi gradita al governatore, Gianni Chiodi, e la seconda caldeggiata, invece, dal presidente del Consiglio, Nazario Pagano, e da molti consiglieri regionali dislocati in modo bipartisan tra la maggioranza di centrodestra e l’opposizione di centrosinistra.

I partiti sono già in subbuglio e anche gli amministratori locali, in particolare i primi cittadini dei comuni con più di 5 mila abitanti e i componenti delle giunte provinciali, che dovrebbero lasciare con quattro mesi di anticipo le loro poltrone per rimuovere le ineleggibilità prevista dalla cosiddetta “legge anti-sindaci”.

SCONTRO CHIODI-D’ALFONSO SEMPRE PIU’ VICINO

Data per certa la ricandidatura di Chiodi, sull’altro fronte è sempre più prepotente l’opzione dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, assolto dalle indagini che l’hanno visto coinvolto per presunte tangenti sugli appalti pubblici, che in realtà non ha mai smesso di fare politica, neanche nei momenti più difficili, aggregando intorno a sé un mondo composito fatto di centristi, esponenti della sinistra moderata e rappresentanti del civismo.

Un “lavoro di fino” che ha messo il Partito democratico sempre in condizione di dover fare i conti con la sua presenza ingombrante.

I TERZI INCOMODI

Il terzo incomodo uscirà dalle indicazioni del “popolo del web” del Movimento 5 stelle: alle scorse politiche si è affermato come primo partito in entrambe le Camere e pure se sembrano un po’ in ribasso potranno certamente dire la loro. 

I grillini potrebbero imbarcare pezzi della sinistra più radicale e dell’Italia dei valori, rimasti orfani dopo la debacle dell’esperimento di Azione civile del magistrato dimissionario Antonio Ingroia e incompatibili con il progetto D’Alfonso: su tutti il capogruppo dipietrista in Consiglio regionale, Carlo Costantini, e il collega di Rifondazione, Maurizio Acerbo, che non hanno mai risparmiato attacchi all’ex segretario abruzzese democrat.

Senza considerare che i “piccoli” dovranno fare i conti con la diminuzione dei membri dell’Emiciclo, che passeranno dai 45 attuali ai 31 previsti nello Statuto, e allo sbarramento del 2% inserito nella legge elettorale.

L’altra incognita è rappresentata dal futuro dell’Unione di centro: il partito è uscito a brandelli dalle elezioni di febbraio, con una fazione, rappresentata dal capogruppo della Vela all’Emiciclo, Antonio Menna, e dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che durante la campagna elettorale ha incrociato le braccia per protestare contro la candidatura, al numero due della lista per Montecitorio, del vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis.

Le due parti hanno ripreso un blando dialogo ma De Matteis propende, come il suo mentore e leader Udc Pierferdinando Casini, per un accordo con il centrodestra, mentre Menna e Di Giuseppantonio flirtano con la parte opposta: se la frattura dovesse rimanere, i “frondisti” metteranno sul tavolo delle trattative con Pd e alleati il nome del consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis, uno dei più feroci avversari di Gdm.

Al culmine dello scontro post-elettorale De Laurentiis definì De Matteis “mister 1%”, con riferimento alla percentuale disastrosa incassata, e “un caso clinico arrogante e presuntuoso”, in cambio l’uomo Rai ricevette l’appellativo di personaggio “patetico e ridicolo che come un topolino scappa quando la nave affonda”.

Immaginare una ritrovata armonia è prospettiva remota, ma il pragmatismo democristiano potrebbe portare le strade dei due a rincontrarsi. Se al contrario i percorsi rimarranno separati sarà battaglia per la titolarità del simbolo della Vela, ma De Laurentiis ha già pronto l’asso nella manica: trasformare in movimento politico la sua associazione “Abruzzo moderno” con cui ha organizzato, negli ultimi tempi, convegni e incontri.

POCHI SEGGI SICURI: È BAGARRE

Detto dei potenziali candidati presidenti, la vera bagarre si scatenerà sugli aspiranti consiglieri, visto che i seggi sicuri a disposizione si sono ridotti notevolmente.

Infatti, tolti i posti che spettano al governatore eletto e al miglior secondo, al netto del premio di maggioranza ne resteranno una dozzina a testa, numeri che si ridurranno ulteriormente per gli sconfitti di una delle due coalizioni maggiori che dovranno spartirsi gli scranni con gli altri perdenti che avranno raggiunto il quorum per entrare all’Emiciclo.

IL TOTO-CONSIGLIERI
 

LE “LISTE DEL PRESIDENTE”

Per questo la competizione si è infiammata e il toto-consiglieri è già partito. Quasi certamente tanto il Popolo della libertà che il Pd faranno liste di riferimento per consentire a tutti coloro che nutrono sogni di gloria di correre (e quindi di far salire lo “score”), così come faranno i candidati presidenti.

Quella di Chiodi si chiamerà “Lab”, gioco di parole per indicare il “laboratorio Abruzzo” rivendicato dal presidente come esempio di buon governo a livello nazionale e apprezzato dal dominus del Pdl Silvio Berlusconi, mentre D’Alfonso potrebbe rispolverare la sigla “Abruzzo riformista” con la quale ha tessuto la tela di relazioni con alcuni pezzi da 90 della politica regionale di centrosinistra del periodo d’oro 2004-2005.

Le teste di serie per “Lab” sono già definite in tre delle quattro circoscrizioni abruzzesi: Antonio Morgante, capo segreteria del governatore e vice sindaco di Magliano dei Marsi, per la provincia dell’Aquila, il consigliere regionale Emilio Nasuti (già Pdl ora gruppo misto) per Chieti ed Enrico Mazzarelli, braccio destro di Chiodi a palazzo Silone, nel feudo teramano.

Per Pescara si vocifera il nome dell’ex pidiellina Nicoletta Verì, ora nel gruppo misto dopo l’esperienza montiana e la candidatura nella lista Scelta civica al Senato alle ultime politiche.

D’Alfonso probabilmente risponderà con il sindaco di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, oppure con l’ex primo cittadino di Collelongo e attuale consigliere comunale ad Avezzano Nicola Pisegna Orlando, nell’Aquilano, e gli ex assessori regionali Donato Di Matteo a Pescara e Marco Verticelli a Teramo.

LA PROVINCIA DELL’AQUILA

In casa del Pd dell’Aquila non è un mistero la corsa a tre tra gli assessori comunali Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni e Pierpaolo Pietrucci, capo di gabinetto del primo cittadino, Massimo Cialente.

La guerra, però, potrebbe essere risolta da un candidato di sintesi di lusso, l’ex deputato Giovanni Lolli che, dopo aver lavorato molto per la città terremotata, è stato mal ripagato dal suo partito con una candidatura alla Camera border line che non ne ha consentito il ritorno a Roma.

In un primo momento è sembrato che potesse addirittura giocarsi l’investitura ad anti-Chiodi e che dovesse contendersi il posto con il sottosegretario Giovanni Legnini, ma il ritorno in grande stile di D’Alfonso lo ha un po’ messo all’angolo.

In subordine il centrosinistra potrebbe calare l’asso del ticket D’Alfonso-Lolli, con il secondo vice presidente in pectore in caso di vittoria, cosa che sanerebbe sia il campanilismo  L’Aquila-Pescara sia riequilibrerebbe a sinistra la proposta della coalizione.

Il consigliere regionale Giovanni D’Amico ha chiesto la deroga per correre per il terzo mandato, destinato dagli accordi interni a fare il candidato presidente della Provincia, ma lo scioglimento dell’ente, sempre in agguato nei propositi dei governi di tutti i colori, lo esporrebbe a un rischio molto grosso. Se la vedrà con il collega marsicano Giuseppe Di Pangrazio.

Dalle parti dei centristi crescono le quotazioni del consigliere provinciale Udc Andrea Gerosolimo, che sta battendo il suo territorio, la Valle Peligna e il Sulmonese, come un matto.

Sull’Aquila De Matteis dovrebbe schierare un suo storico uomo di fiducia, il pluri-eletto consigliere comunale Emanuele Imprudente. 

Nel capoluogo si prepara anche l’ex vice sindaco Giampaolo Arduini, pronto a schierarsi con una lista moderata che guarda a sinistra, che verosimilmente si chiamerà Cattolici democratici, come la formazione che ha eletto due consiglieri al Comune dell’Aquila.

Nel Pdl ci sono l’assessore regionale Gianfranco Giuliante e il consigliere Luca Ricciuti, incalzati dal giovane Guido Liris, che mira al “triplete” dopo l’elezione in Provincia nel 2010, ente di cui è poi diventato assessore, e l’anno scorso al Comune dell’Aquila.

Tra gli azzurri marsicani in pole position ci sono gli uscenti Walter Di Bastiano ed Emilio Iampieri, con loro certamente Massimo Verrecchia, fedelissimo del coordinatore regionale del Pdl, il deputato Filippo Piccone, che per un soffio ha sfiorato lo sbarco a Roma come neo-onorevole (è il primo dei non eletti).

Guarda, invece, con attenzione a D’Alfonso Lucia Pandolfi, consigliere provinciale Idv ed ex sindaco di Montereale.

LA PROVINCIA DI PESCARA

Attualmente Pescara conta ben undici consiglieri regionali in carica: nel Pdl il vice presidente della Giunta, Alfredo Castiglione, l’assessore Carlo Masci, che è il leader di Rialzati Abruzzo ma è anche un tesserato dei berlusconiani, Lorenzo Sospiri, Alessandra Petri e Riccardo Chiavaroli; nel Pd Marinella Sclocco, in Rifondazione Maurizio Acerbo, nell’Idv Carlo Costantini, Antonio Saia per i Comunisti italiani, l’ex dipietrista Camillo Sulpizio, ora nel Centro democratico, e la Verì.

Tutti sono di nuovo ai nastri di partenza, tranne forse Saia, che essendo diventato di nuovo sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore potrebbe mollare la presa.

Alle loro spalle potrebbero tentare la carta dell’ingresso in Regione l’assessore all’Urbanistica del Comune di Pescara Marcello Antonelli e il candidato sindaco di Montesilvano sconfitto al ballottaggio Manola Musa.

Altri nomi sono quelli di Geremia Mancini, uomo storico del sindacato Ugl con alle spalle un passato da consigliere comunale di Pescara con An.

Sempre da Montesilvano potrebbe spuntare uno dei giovani più promettenti della politica pescarese, Carlo Tereo de Landerset, campione di preferenze ormai da tre legislature, ma deve ancora trovare una collocazione dopo l’esperienza con Futuro e libertà, formazione ormai in liquidazione.

Tra coloro che cercano spazio pure il finiano Gianni Teodoro, fratello di Maurizio, ex consigliere regionale della Margherita e poi di Forza Italia, ma per lui vale il discorso fatto per Tereo de Landerset.

Nell’Udc sarà quasi sicuramente della partita l’assessore provinciale Valter Cozzi, un altro papabile è il sindaco di Farindola, Antonio De Vico.

In casa Pd dopo la “promozione romana” del segretario provinciale del partito, Antonio Castricone, neo-deputato, potrebbe essere della partita il sindaco di Abbateggio e consigliere provinciale, Antonio Di Marco, uno degli amministratori più in vista del territorio.

(1 – continua)