L’AQUILA – Ancora incertezza sulla data delle elezioni regionale in Abruzzo, dove la consiliatura scade il 15 dicembre prossimo.

E questo rende ancora più confusa la situazione in seno ai partiti, chiamati ad affilare le armi per una campagna elettorale che si annuncia a dir poco rovente.

Dopo l’incontro del ministro dell’Interno Angelino Alfano con il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, e quello del Consiglio, Nazario Pagano, della scorsa settimana a Roma, i dirigenti del ministero dell’Interno non hanno fatto comunicazioni all’Abruzzo.

Una situazione di confusione la vivono anche gli amministratori o dipendenti di enti che intendono candidarsi e per questo devono rimuovere la cause di incandidabilità sancite dalla legge regionale nota come anti-sindaci

Giusto ieri è stata annunciata la candidatura del sindaco di Giulianova (Teramo), Francesco Mastromauro, con il Partito democratico, e le future e inevitabili dimissioni.

Le ipotesi in ballo rimangono sostanzialmente tre: il voto, anticipato, il 17-18 novembre prossimi, il 9-10 marzo 2014, oppure l’accorpamento, con l’election day, con le Europee e le Amministrative del maggio del prossimo anno.

Per il presidente del Consiglio Pagano, “la data delle elezioni si deciderà entro la fine di luglio”.

“Dobbiamo, però – continua il presidente – fare una scelta blindata per non offrire il fianco ad alcun ricorso, in tal senso bisogna adottare la decisione più logica e conveniente per la comunità abruzzese e questa è la ragione per la quale abbiamo chiesto il coinvolgimento del ministero dell’Interno”.

“Dopo l’incontro con Alfano i dirigenti non ci hanno ancora comunicato nulla – conferma Pagano – ma il pronunciamento del ministero dà garanzie per tutti visto che tra l’altro il governo non è di centrodestra ma di larghe intese, quindi con il Pdl e il Pd”.

Sulle elezioni ci sono posizioni diverse e anche polemiche: Pagano non ha fatto mistero di preferire un rinvio a marzo o, ancora meglio, all’election day, “per favorire le migliori condizioni per la campagna elettorale e per l’affluenza al voto e per guardare al risparmio dal momento che dalle casse regionali dovrebbero uscire circa 8 milioni di euro, se l’Abruzzo votasse da solo”.

Il presidente Chiodi propende per novembre, anche se la sua posizione è più morbida dopo che pressoché in coro i consiglieri uscenti di centrodestra, nella riunione di maggioranza del 1° luglio scorso, gli hanno “consigliato” di cambiare idea sposando la causa del rinvio.

Le opposizioni, almeno a parole, puntano a novembre, anche se è chiaro che un allungamento di qualche mese della consiliatura farebbe comodo a tutti: 3 o 4 mesi di prolungamento significano 30 o 40 mila euro lordi in più per ognuno dei 45 inquilini di palazzo dell’Emiciclo.

Sempre ieri su questo tema sono arrivate le bordate di Luciano D’Alfonso, possibile candidato presidente per i democrat: “È innaturale che si chieda a Roma, la decisione spetta alla comunità abruzzese”.

“Dobbiamo fare in modo che – spiega ancora Pagano – sulla scorta delle nostra normativa e quella nazionale del 2011, il Viminale, sentita l’avvocatura dello Stato, faccia chiarezza sulla interpretazione delle norme, su questa logica si innescano anche valutazioni di natura politica: ci deve guidare la necessità del risparmio, in tal senso ballano appunto 8 milioni, e le migliori condizioni per il voto. Ed è statisticamente provato che con l’election day, l’affluenza aumenta del 20-25%”.

A proposito della norma regionale, questa prevede che la data sia stabilita nel periodo che va dal 15 novembre al 15 marzo e che sia il presidente della Regione, sentito il presidente del Consiglio regionale, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello, il magistrato Stefano Schirò.

Decisa la data, il governatore firmerà il decreto.