L’AQUILA – “Ancora c’è la possibilità che il centrodestra abbia la maggioranza, sia autosufficiente, in realtà è l’unico schieramento che può dire questo perché gli altri possono anche fare dei buoni risultati ma sicuramente non avranno i numeri per governare”.
Ne è convinto il senatore Gaetano Quagliariello, ricandidato del centrodestra nel collegio senatoriale L’Aquila-Teramo in quota uninominale.
“Io credo che questa possibilità non debba essere gettata via – fa osservare – È una possibilità che salvaguarda il sistema, incredibilmente persino i nostri avversari dovrebbero augurarsi che in Italia ci sia un governo e che loro possano fare un’opposizione chiara, perché la palude non serve a nessuno. Non serve al Paese, soprattutto a quelle parti più deboli”.
“Si annuncia una ripresa che qui non vediamo ancora, se non ci sarà un governo rischia di essere un’occasione persa – aggiunge – Poi, nel caso non ci siano i numeri per governare, è molto importante che ci siano rappresentanti autorevoli, che ci mettono la faccia. Non posso dire di me stesso che sono autorevole, ma in questa campagna elettorale mi sono mostrato e ho detto cosa farei per questo territorio. Altri sono scomparsi, si sono nascosti dietro un simbolo e forse dietro il tentativo di captare una frustrazione sicuramente legittima. Credo che questo sia un errore, soprattutto se non ci sono maggioranze è necessario che i territori siano governati da chi ha un’autorevolezza nazionale per poterli difendere”.
“Gli alleati che compongono la coalizione di centrodestra non appaiono troppo coesi? La politica è anche l’arte della mediazione, soprattutto in alcuni momenti – dice Quagliariello – L’Italia in questo momento ha assolutamente bisogno di concordia e sono sicuro che questo segnale verrà dalla manifestazione unitaria del centrodestra. Poi siamo stati abituati un po’ alle soluzioni miracolistiche, come se qualcuno con la bacchetta magica potesse risolvere tutto. La politica è anche un’arte paziente, di mediazione e a volte di ricucitura”.
“Noi abbiamo dimostrato di riuscire a gestire persino le camicie verdi o le ampolle del Po – ricorda – oggi tutto questo non c’è. Su alcuni punti fondamentali, fisco, burocrazia, sicurezza, immigrazione, ci sono le basi per un accordo e un governo. Poi non siamo la stessa cosa e ci sono sensbilità diverse, questo è inutile negarlo, perché, d’altra parte, se non ci fossero, staremmo tutti nello stesso partito. Però c’è la possibilità di una coalizione che si assuma il governo del Paese, gli altri questo sforzo non lo hanno fatto”.
Sul futuro della Regione Abruzzo, dopo che il presidente sarà eletto al Senato, Quagliariello dice che “Luciano D’Alfonso ha interrotto il rapporto con gli elettori che lo avevano votato, ha deciso di farsi eleggere al Senato, questa elezione non è in dubbio, perché è candidato nella parte proporzionale. Non deve fare quello che dovrei fare io, cioè prendere un voto in più dei miei competitori, quindi è una elezione, questa sì, più che con un paracadute su un materasso a molle”.
“Credo che in questo caso lui abbia l’obbligo morale, il giorno dopo, di dimettersi – dice l’ex ministro – Chi decide di far questo non può anche decidere il momento in cui se ne va, perché vorrebbe dire trattare la Regione come una specie di buvette, nella quale si consuma e poi decidi tu quando andar via, magari senza pagare il conto”.
“Credo che tecnicamente la sua tesi non sia fondata”, spiega Quagliariello a proposito dell’ipotesi, paventata da D’Alfonso, di condurre la legislatura a scadenza naturale, “questo dipende da due legislazioni, in qualche modo concorrenti, quella nazionale e quella regionale. Dipende dalle decisioni della Giunta per le elezioni del Senato, che ha avuto l’orientamento di cercare di abbreviare il più possibile i tempi. Anche nella legislazione regionale i tempi sono molto precisi e non si può tirare molto la corda”.





