L’AQUILA – “Se c’è un progetto serio di riorganizzazione del partito in funzione dei prossimi appuntamenti elettorali importantissimi come quello della Regione non ho problemi a fare o non fare il coordinatore a seconda di come ci sarà necessità di comportarsi. Se poi il mio incarico di coordinatore servirà a soddisfare gli urlatori che fanno danni al partito, allora il 26 di febbraio ci troveranno il padrone”.
Dai microfoni di AbruzzoWeb, il capolista in Abruzzo alla Camera del Popolo della libertà Filippo Piccone promette la resa dei conti contro insorti, ribelli e scissionisti del partitone di centrodestra, devastato dalle polemiche.
Polemiche che, premette il parlamentare, “le affronto prima e dopo la campagna elettorale, durante faccio invece appunto la campagna elettorale”.
Commentando il caos liste, “come sempre non sono le migliori che si potessero fare, ma al momento, in quel contesto, è il meglio che siamo riusciti a ottenere e a fare”, spiega.
Piccone parla poi degli altri pezzettini di centrodestra, soffermandosi in particolare su Rialzati Abruzzo e Carlo Masci.
“Abbiamo cercato di fare un apparentamento con lui e non è stato possibile perché lui voleva il secondo posto al Senato e noi non potevamo ulteriormente ridurre i posti per i dirigenti del Pdl – svela – Gli abbiamo chiesto di fare un percorso diverso, non lo ha accettato e si è voluto candidare per forza con la sua lista, consapevole credo che sta lavorando per la sinistra”.
E se cambieranno gli equilibri anche in Regione? “Chiodi è molto sereno, ma se dovesse essere diversamente, votare tra un anno oppure tra 6 mesi non ci cambia nulla”, non si preoccupa Piccone.
Per il resto, “Fratelli d’Italia lo vedo bene, a differenza di altri. Vedo una capacità di intercettare un certo tipo di voto fuori dalla nostra portata e comunque sono in coalizione – spiega – Anche Grande Sud ha una sua valenza, so che stanno lavorando e hanno buone liste”.
Per il futuro, a livello di riorganizzazione del partito, c’è anche la riunificazione dei vari feudi in cui è spezzata la provincia dell’Aquila: un coordinamento per il capoluogo e Sulmona, uno per la Marsica e l’Alto Sangro.
“Questa è un’anomalia da risolvere perché la provincia dell’Aquila è una e indivisibile – dice oggi Piccone – Allora fu fatto un errore e fu proprio l’intervento del consigliere Giuliante a voler dividere questa provincia. Partendo dall’Aquila deve racchiudere tutti i suoi territori com’è giusto che sia”.
E comunque, “se gli interessi dell’Aquila dovessero essere rappresentati dal gruppo di politici a cui penso io, è meglio non averli perché è meglio farli rappresentare da altri”.
Quanto alla visita mancata di Silvio Berlusconi, “verrà e viene sempre volentieri in Abruzzo. Abbiamo evitato di stressarlo eccessivamente perché sappiamo di avere due tre grandi regioni molto in bilico che incideranno sulla composizione del prossimo Parlamento”.
Che farà Piccone il primo giorno dopo le elezioni? “Come sempre continuerò a lavorare come faccio da tanti anni, sempre con onestà e schiettezza. Sempre a servizio in politica degli altri e nella professione delle mie aziende e della mia famiglia – conclude – Mi chiedo se certi soggetti che in politica urlano e che rivendicano e utilizzano la propria città e il proprio territorio per darsi un tono in vita loro hanno mai prodotto qualcosa”, l’ultima stilettata.





