L’AQUILA – Via libera alla candidatura a sindaco del consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci alle prossime elezioni amministrative dell’Aquila dopo un vertice ristrettissimo di venerdì sera mentre è sempre più lontana l’ipotesi delle primarie, nonostante gli appelli degli alleati, e intanto il resto del Pd insorge.
“Lancio un monito ai colleghi di partito e coalizione, nessuno pensi di scegliere il candidato nelle segrete stanze”, avverte infatti parlando con AbruzzoWeb l’assessore alle Opere pubbliche ed ex capogrupppo Maurizio Capri, interprete di un sentimento abbastanza diffuso da parte non solo della base, ma anche di larga fetta dirigente del partito aquilano.
Anche altri quotati esponenti dem affilano le armi, in questo caso usando la vetrina dei social network: “Non tutte le ciambelle riescono col buco”, ha scritto ieri sulla propria bacheca un criptico Americo Di Benedetto, presidente della società idrica Gran Sasso Acqua e a lungo in predicato di una candidatura, che ora potrebbe mettere in campo lo stesso forzando la mano su uno schieramento civico autonomo che occhieggi perfino a frange del centrodestra.
Più diretto, oggi, il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti: “Meno male che i giornali ci tengono informati del meet up del Pd aquilano di ieri! Della serie educazione e garbo istituzionale!”, le parole al vetriolo.
Benedetti, dieci anni di esperienza alla guida dell’assemblea civica, spesso tirato per la giacca nel vortice del totosindaco, non senza soddisfazione personale ma comunque senza che abbia mai pubblicizzato le proprie ambizioni rompendo le uova nel paniere al Pd, è stato poi fatto fuori dai vertici dem senza troppi complimenti e senza dichiarazioni ufficiali.
L’investitura di Pietrucci ha visto protagonista la “triade” che governa il centrosinistra cittadino da decenni: il sindaco uscente e non ricandidabile, Massimo Cialente, il vice presidente della Regione e candidato della prima ora, Giovanni Lolli, e la senatrice Stefania Pezzopane. Oltre a loro e al prescelto, al tavolo anche il segretario comunale, Stefano Albano, il capogruppo, Stefano Palumbo, e il capo di gabinetto del sindaco, Mauro Marchetti.
In caso di elezioni, Pietrucci lascerebbe il posto a palazzo dell’Emiciclo e il lauto stipendio, mentre L’Aquila perderebbe la sua rappresentanza in Consiglio regionale, in quanto al suo posto verrebbe surrogato Giovanni D’Amico, ex vice presidente la scorsa legislatura, dal 2014 rimasto fuori dai banchi ma “recuperato” dalla finestra nello staff del presidente attuale, Giuseppe Di Pangrazio, marsicano come lui.
La prima notizia di questo giornale sull’ipotesi-Pietrucci risale al marzo 2016, ma è solo dopo l’esito rivoluzionario del referendum del 4 dicembre scorso che il candidato fino ad allora “ammazza-primarie”, Lolli, si è “spaventato” invocando anche per il capoluogo la necessità di un cambiamento che lui non avrebbe potuto incarnare al meglio, visti i 65 anni e il lungo cursus honorum da sottosegretario a parlamentare a vice presidente regionale.
La regia dell’“architetto” del fenomeno-Pietrucci, Valerio Ferrari, ha fatto il resto. La ricostruzione di questo giornale di un sostegno nei suoi confronti da parte di imprenditoria, con il presidente dei costruttori Ance Ettore Barattelli, della sanità, con il manager Asl Rinaldo Tordera, e della politica extraaquilana, con il governatore Luciano D’Alfonso, ha trovato smentita solo da parte del primo, ma andando avanti ora su questa strada si vedrà presto chi saranno i “grandi elettori” del giovane candidato.
L’accelerazione e le notizie fatte trapelare sui media sulla svolta decisiva nei suoi confronti sembrano preludere a un “test”, il primo concreto, sul candidato sindaco Pietrucci, per poi convocare una segreteria entro la prossima settimana e ufficializzare l’accordo, anche forzando la mano a eventuali minoranze, magari andando alla conta interna, con conseguenze tutte da valutare.
A quel punto, allo stato attuale sembra davvero difficile che si svolgano le primarie del centrosinistra che venivano richieste dagli alleati, in primis i Democratici e socialisti di Giuliano Di Nicola usciti proprio in queste ore, mentre si cercherà più verosimilmente un accordo sul programma, tutto da scrivere. Stesso discorso andrà affrontato con l’eventuale “cosa rossa” delle forze di sinistra.
Tutto troppo facile? Sì a giudicare dalle parole di Capri, che non è il solo a pensarla così: rifiuta la logica delle “segrete stanze” e pone il problema non della persona “ma del metodo”. A suo dire, “la scelta va fatta con un percorso condiviso, principalmente nell’ambito del Pd, e se non si trova la quadra bisogna pensare immediatamente alle elezioni primarie, anche stasera se necessario. Mi auguro che si riuniscano i gruppi dirigenti e che questo appello venga recepito, domani potrebbe essere già tardi”.
Quanto al suo futuro personale, l’assessore nega interessamenti al “toto”, “non sono mai intervenuto nella questione della candidatura a sindaco perché mi impegno nell’attività amministrativa concreta. Non sono disponibile a essere preso in considerazione – conclude – bisogna trovare la migliore figura possibile consentendo anche a me di svolgere un ruolo al servizio della città”.
Glissa, invece, Capri, sulla nomea di partito “riferimento dei costruttori” che i dem si stanno facendo in città: “Mi interessa poco questa parte della vicenda, ho molto a cuore il mio partito e la mia coalizione”, taglia corto.
DI STEFANO: “LO STRAPPO DA CHI DOVREBBE GARANTIRE, ORA PRIMARIE”
Il clima si fa incandescente nel Partito democratico aquilano e nel centrosinistra in generale dopo l’accelerazione grazie a un “vertice carbonaro” ristrettissimo sull’ipotesi di candidatura a sindaco del capoluogo del consigliere regionale dem Pierpaolo Pietrucci.
Con l’ormai sempre più abitudinario ricorso alle bacheche dei social network, stavolta a insorgere è un altro assessore della Giunta uscente, Pietro Di Stefano, da 7 anni custode della possente e complicata macchina organizzativa della ricostruzione, che sembra occhieggiare alle primarie anche a dispetto della quadra trovata su Pietrucci con “mani libere” e la denuncia di uno “strappo” da parte di chi dovrebbe garantire le regole, leggi staffilata al segretario comunale Stefano Albano e alla dirigenza in generale.
E le sue parole, quanto e più di quelle che il collega di Giunta Maurizio Capri ha affidato questa mattina ad AbruzzoWeb, sono feroci.
“Col freddo che fa i caminetti possono servire a scaldarsi, fare quattro caldarroste, bere un bicchiere di vino e sparare qualche stronzata – sbotta Di Stefano – La politica è altra cosa e mi stupisco di come non si abbia la percezione della lontananza da quello che serve e che è opportuno fare”.
“Ora, però, si fa sul serio a partire dalle primarie e dalla buona politica. Ognuno si sente libero e senza vincolo alcuno se a strappare sono proprio coloro che dovrebbero garantire il rispetto delle regole e dei comportamenti: proprio come si è chiesto ad altri di farlo in passato”, conclude minaccioso.
Sul tema si avventa anche Lelio De Santis, segretario regionale dell’Italia dei valori che con il suo “Patto per L’Aquila” assieme al Partito socialista, ai Liberali e ad Abruzzo civico chiedeva confronto e pari dignità con i dem.
Anche lui a questo punto sembra adombrare l’ipotesi del “tutti divisi” al primo turno.
“Candidato Sindaco: sembra che i 3+3 del Pd (i 3 dirigenti noti ed i 3 più giovani) abbiano scelto nel chiuso di una stanza il candidato sindaco per L’Aquila: auguri! – scrive – Di coalizione, di programma, di problemi della città e di futuro per i giovani si parlerà dopo, se ci sarà un po’ di tempo…”. (alb.or.)





