L’AQUILA – Che potesse candidarsi a sindaco era nell’aria da mesi, ancor prima che iniziasse la girandola di nomi e il baillame del totoconsigliere.
Enrico Verini, aspirante primo cittadino con il partito di Futuro e libertà per l’Italia, presenta la sua proposta politica con determinazione e pacatezza. La stessa con cui ha deciso di sospendere ogni attività di campagna elettorale nei giorni della commemorazione del terremoto.
“Mi candido a sindaco perché le alternative che che vengono proposte alla città sono vecchie, che rappresentano una politica che da 30 governa la città. E lo fa talmente male che non può pensare di poter dare un futuro alla città”.
Eppure dentro il partito finiano qualche titubanza c’è stata, qualche ammiccamento nei confronti di altri competitor c’è stato, in particolar modo nei confronti di Pierluigi Properzi, candidato per il Pdl e “Domani L’Aquila”. Dinamiche che non hanno mai impedito, però, a Verini di mettere in dubbio l’ipotesi per la sua candidatura a sindaco.
“Sono un tipo coriaceo – spiega – e quando mi metto in mente una cosa la faccio. Però è vero che ci sono state una serie di interferenze da parte dei due schieramenti, a destra e sinistra, che hanno tentato di inglobarmi nei loro progetti politici. Evidentemente hanno capito che la nostra proposta aveva consenso. Di fronte a tutto ciò ci siamo opposti perchè in Fli le scelte non le fa Roma, le fa L’Aquila e le comunica a Roma”.
Lavoro e sicurezza sono i primi due capisaldi del programma elettorale: “Due argomenti di cui non sento parlare da nessuno degli altri candidati alla fascia tricolore”.
“Se andremo a governare la città ci apriremo a tutti, per un governo che coinvolga la città. Qualora gli elettori decidessero diversamente ci confronteremo con chi ha capito che L’Aquila va governata coinvolgendo tutti”. (g.a.)



