L’AQUILA – Alla fine potrebbe essere il nome di Pierpaolo Pietrucci a mettere tutti d’accordo per la candidatura a sindaco dell’Aquila nel 2017 nel centrosinistra, sempre passando per le primarie, ma facendo fuori i due possibili profili di natura opposta di cui si era parlato fin qua per il dopo-Massimo Cialente: un “giovane” di belle speranze, ma anche di 47 anni, come Americo Di Benedetto o l’usato sicuro come Giovanni Lolli, che ne ha 65.

Quella di Pietrucci potrebbe essere una sintesi interessante, dato che è ancora giovane, compirà 40 anni tra un paio di mesi, ma vanta già una discreta esperienza: prima come capo di gabinetto del sindaco dell’Aquila nei mesi caldi del post-sisma, una storia conclusa però con la cacciata con l’accusa di delazioni ai media; poi, da quasi 2 anni, come consigliere regionale, forte di oltre 7 mila preferenze e a capo di una commissione consiliare delicata come quella Territorio.

Un nome che, però, come già fatto alla vigilia delle Regionali 2014, acuirà ancora di più lo scontro generazionale tra la storica triade di pezzi da 90 nel centrosinistra, formata da Stefania Pezzopane oltre che da Cialente e Lolli, e il fronte “giovane” del partito.

Fronte che, dopo qualche alzata di capo e il lancio del cosiddetto “Progetto L’Aquila”, non si è distinto per incisività negli interventi. E sul totosindaco, visto anche l’anticipo ancora notevole, si sta muovendo senza schierarsi, con una prudenza che rasenta l’ignavia.

La voce ha cominciato a circolare da un po’ e l’interessato non ha fatto nulla per smentirla.

A rendere ancora più sfizioso il rumor, è la possibilità ventilata di “ticket” con uno dei nomi fin qui circolati, quello del presidente della società idrica Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, in scadenza a luglio dopo 10 anni di mandato, che nel disegno andrebbe a essere coinvolto come vice sindaco, facendo un passo indietro dalle ambizioni di corsa per la fascia tricolore.

Il piano ha la benedizione di Cialente? Sì e no. Si è saputo infatti che, nelle scorse settimane, il primo cittadino si è trovato nuovamente a cena a Pescara, alla corte di Luciano D’Alfonso, come già avvenuto nei giorni caldi della scelta del nuovo manager della Asl aquilana, nomina poi caduta sul “suo” Rinaldo Tordera, ma stavolta la conviviale serviva a parlare delle prospettive di guida del Comune capoluogo dopo la fine del suo secondo quinquennio con la fascia tricolore.

Con D’Alfonso e Cialente c’erano anche il segretario regionale dei dem, Marco Rapino, e il vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, ma non Pietrucci.

E l’accordo chiuso scavalca il giovane consigliere, essendo quello di cui pure si parla da mesi: Lolli sindaco e Cialente in Giunta regionale con una “staffetta” tutta aquilana nel ruolo di unico assessore esterno dei 6 previsti.

Il nodo è uno solo, ma determinante: Lolli, come ormai sanno anche i sassi del centro storico, non vuole fare il sindaco e considera la sua carriera politica destinata a concludersi nel 2019 con la fine del quinquennio dalfonsiano, quando sarà vicino a tagliare il traguardo dei settant’anni.

E poi bisogna dire che il ruolo di vice presidente esterno è stato confezionato “su misura” per Lolli da tempi non sospetti, da quando, nel luglio 2013, con D’Alfonso ancora sotto processo e non necessariamente candidato governatore, i due celebrarono la loro alleanza e furono ritratti nella storica “foto dell’Aquila” alla Festa democratica di San Basilio.

Rimuovere lui per inserire Cialente, il quale a 64 anni, più che la Regione, peraltro, per il suo futuro sogna una nuova avventura romana dopo i due mandati, uno di soli 2 anni, da deputato, sarebbe un’operazione di chirurgia plastica politica che potrebbe scontentare il partito aquilano e il partito regionale, toccando troppi equilibri sensibili e nervi scoperti.

Né L’Aquila potrebbe permettersi la sola uscita di Lolli dall’esecutivo con la nomina di un altro vice presidente esterno di altri territori. Ancora meno probabile, a oggi, l’ipotesi di un Pietrucci assessore regionale, visti anche i continui litigi con D’Alfonso cui di recente ha dato del “fascista”.

Neutrale, per il momento, la posizione della Pezzopane, che di anni ne ha 56 e punta a un altro “giro” alle Politiche del 2018, passando alla Camera con l’abolizione del Senato dove siede attualmente.

A questo giornale ha prima strizzato l’occhio a un profilo molto simile a quello di Lolli, poi, però, ha aggiunto che Di Benedetto “fa bene” a spendersi politicamente il lavoro nella grande opera pubblica dei sottoservizi, su Pietrucci non si è espressa ma si sa che c’è stata collaborazione per l’elezione tra i banchi dell’Emiciclo.

Alla luce di questi scenari e degli ostacoli che ci sono, da verificare se sormontabili o meno, l’ipotesi-Pietrucci sindaco torna in pista fortemente.

Anche perché Cialente, ormai è chiaro, non vede di buon occhio la candidatura alle primarie di Di Benedetto, osteggiata anche dalla classe dirigente “di mezza età” del Pd aquilano, come spiegato ai microfoni di AbruzzoWeb da alcuni esponenti come l’assessore Pietro Di Stefano o il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti.

Se si forzasse la mano con Di Benedetto, qualcuno di questi “ribelli” potrebbe scendere in campo e le pre-consultazioni di coalizione diventerebbero sfida fratricida tutta interna ai dem, con conseguenze diplomatiche ancora da valutare.

“Ma tu ce lo vedi Chicco sindaco?” hanno chiesto a Cialente pochi giorni fa a margine di un evento pubblico. “No” secco, più contrito che critico, la sentenza del primo cittadino, “e Lolli non vuole”.

Di qui la logica e l’ineluttabile ricerca di un terzo uomo.

Se Pietrucci centrasse la candidatura e fosse eletto, dovrebbe lasciare per incompatibilità (sindaco di Comune superiore ai 2 mila abitanti) i banchi dell’Emiciclo.

Sarebbe sostituito dal primo dei non eletti del Pd nella provincia aquilana: sarebbe un marsicano, Giovanni D’Amico, rimasto fuori a dispetto delle 3.944 preferenze, e anche di questo non si può non tenere conto nelle decisioni.

Il suo ritorno all’Emiciclo sarebbe anche una “pacificazione” con il gruppo legato al presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, ai ferri corti con Pietrucci con cui litigò perfino in campagna elettorale, ma anche una perdita di rappresentatività in favore della Marsica all’interno di un’assemblea legislativa che già così non prevede altri aquilani del capoluogo, né in maggioranza né nelle opposizioni.

Uno scambio con qualche luce e tante ombre per la politica cittadina chiamata ora ad accorte riflessioni.