L’AQUILA – Primarie del Partito democratico dell’Aquila a inizio 2017, un mesetto prima di quelle della coalizione di centrosinistra, se non si riuscirà a trovare la sintesi per un solo partecipante dem alle pre-consultazioni per la scelta del candidato sindaco, mentre la “questione del rinnovamento” resta ancora irrisolta sul tavolo con i “prudenti” a fronteggiare i “rottamatori” al di là dell’età.
Questi temi principali della partecipata riunione del Pd che si è svolta ieri dalle sette di sera fino a oltre mezzanotte nella sede aquilana di via della Croce Rossa.
Un incontro non risolutivo, in cui non si è votata alcuna determinazione particolare, ma si sono fissati alcuni paletti. Il vertice verrà seguito entro il mese o ai primi di novembre da una nuova e più decisiva riunione, stavolta anche alla presenza della senatrice Stefania Pezzopane, grande assente ma giustificata perché impegnata nella direzione nazionale al Nazzareno a Roma.
Il nodo del contendere è ancora la figura di Giovanni Lolli, vice presidente della Regione che molti vorrebbero come salvatore della patria, capace di appianare ogni divergenza e mettere tutti d’accordo: ma sia per sua volontà personale, sia per equilibri in Regione da salvaguardare, la sua discesa in campo è tutt’altro che scontata.
Parlando per secondo, ieri l’ex sottosegretario del governo Prodi ha ribadito per l’ennesima volta di voler rimanere al suo posto fino al 2019 (2018 se Luciano D’Alfonso si dimetterà in anticipo per candidarsi al Parlamento), ma se i suoi voleri sono chiari, questa posizione fa comunque parte di una inevitabile strategia politica “alla Penelope” nella quale, a una mezza apertura su questo o quel giornale, segue un’immediata retromarcia nell’intervista successiva. Il dubbio si chiarirà molto più avanti.
Neanche Lolli è ancora riuscito, in realtà, a costituire comunque la sintesi tra due diverse posizioni in campo sulla figura da mettere in campo in casa dem.
I “prudenti” rimarcano, infatti, l’esigenza di assicurare la continuità con gli ultimi 10 anni di governo, 7 dei quali caratterizzati dalla ricostruzione post-terremoto del 6 aprile 2009, proprio per portarla a termine nel migliore dei modi senza destabilizzare le filiere politiche con una rivoluzione nei nomi.
In tal senso vanno letti gli interventi del sindaco uscente, Massimo Cialente, di assessori come Pietro Di Stefano (accreditato di possibile candidatura, da lui sempre smentita) e Maurizio Capri, dei consiglieri Tonino De Paolis (vice capogruppo) e Alì Salem.
Ci sono poi i “rottamatori” che non negano l’esigenza di continuità per mantenere quanto di buono è stato fatto, ma rimarcano come siano assolutamente necessari elementi di discontinuità richiesti dall’elettorato, che possono anche garantire lo status quo, tanto per cominciare vincendo le elezioni.
In questa fazione, il segretario comunale, Stefano Albano, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, il capogruppo in Comune, Stefano Palumbo, il capo di gabinetto del sindaco, Mauro Marchetti, e il presidente dell’azienda idrica Gran Sasso Acqua Americo Di Benedetto, da mesi accreditato di una candidatura.
“La continuità non vuol dire immobilismo”, dicono gli uni. “Anche con Lolli sindaco, le liste e la futura Giunta dovrebbero essere molto rinnovate”, rimarcano gli altri. Alla fine prudenti e rottamatori hanno deciso, per il momento, di non pesarsi, non votando alcun documento. La resa dei conti è rimandata.
Quanto alla coalizione, qui si sono trovati tutti d’accordo nel voler riconfermare il centrosinistra “ulivista” o, per essere più moderni, sul modello di Cagliari e volendo anche di Milano con cui si è vinto alle ultime amministrative, perché, si è fatto notare, altrove senza il resto del centrosinistra il Pd ha perso.
In tal senso, l’unico strumento possibile per compattare il fronte sono le primarie, hanno concordato i convenuti. E come soggetto organizzatore, l’unico garante possibile è non solo il Pd ma l’intera coalizione, magari con la creazione di un organismo dedicato o un comitato.
“Non si capisce perché le primarie si debbano affidare a esterni”, si sono trovati d’accordo i dem, rispondendo alle insinuazioni del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, presente ma non intervenuto (anche lui tra i “prudenti” comunque), che auspicava un affidamento ad altre entità, e pure lui tra i papabili concorrenti alla fascia.
Una “picconata” delle sue su cui si è insinuato il capogruppo di Forza Italia Guido Liris con una nota critica, dopo la quale è stato invitato a occuparsi dei problemi del suo schieramento dal capogruppo Palumbo sui social e dal segretario Albano oggi in una nota.
Qualcuno ha azzardato che, qualora si definisca come candidato Lolli, le pre-consultazioni possano essere anche non indispensabili, ma questa linea è stata bocciata. Come confermato da tutti i “big” già da mesi, Cialente e Pezzopane in primis, irrevocabili su questo punto, le primarie si faranno in ogni caso.
Auspicabilmente, è proseguita la discussione, il Pd vorrà presentare un solo proprio candidato, ma nulla vieta di pensare alle primarie del Pd a gennaio-febbraio per arrivare a quelle complessive a marzo.
È l’ultima strada che si vorrebbe percorrere, confessano molti, ma qualora non si riesca a trovare la quadra in casa democrat, il che è a oggi ampiamente probabile, sarà quella la soluzione.
E se dopo le primarie di partito, che indicheranno un solo candidato, qualcun altro vorrà comunque mettersi in gioco nell’ambito più largo del centrosinistra correndo anche a quelle successive, questo segnerà una rottura e verosimilmente il ribelle si ritroverà fuori dal Pd, è stato l’avvertimento.
Tra i presenti, giunto sul tardi, il capo della segreteria di D’Alfonso, Vincenzo Rivera, tra le nuove proposte per la candidatura come anticipato ieri da questo giornale, oltre a esponenti delle circoscrizioni come Fabiana Costanzi, il collaboratore di Benedetti Loreto Colageo e i giovani William Giordano, Roberto Moretti e Mario Schettino.





