L’AQUILA – “Lo sport è per tutti e di tutti, non esistono diversità ma solo barriere che, attraverso l’affermazione di principi morali, possono e devono essere abbattute. Tutti hanno il diritto di percepire e godere dell’integrazione sociale in ambito sportivo”.

Così in una nota Gianni Padovani, ricandidato nella lista Socialisti e popolari a sostegno di Americo Di Benedetto per le elezioni comunali dell’Aquila di dopodomani, domenica 11 giugno.

“E’ stato dimostrato che lo sport apporta benefici psico/fisici non solo in un individuo sano ma soprattutto nei diversamente abili rendendoli parte attiva dell’azione con il recupero dell’autostima che sotto molti punti di vista viene in altro modo soffocata. Il disabile si trova a fronteggiare molteplici difficoltà nella vita di tutti i giorni, troppo spesso causando un senso di emarginazione sociale e di incapacità di integrazione nel singolo”, prosegue Padovani.

“Grazie all’attività sportiva – dice ancora – si va a far leva sulle abilità individuali che favoriscono l’accrescimento dell’acquisizione di nuove potenzialità, la riscoperta del proprio corpo ri-bilanciando il senso stesso d’identità (capacità, coordinazione, etc). L’integrazione è uno strumento fondamentale per il recupero della propria interezza che aiuta e solleva gli animi. Rimango sempre più legato all’idea che sia proprio attraverso uno sport che unisce ed un lavoro di gruppo con uno scopo da raggiungere, utilizzando strumenti e metodi prefissati, che si possa sviluppare una visione a 360° per un coinvolgimento sociale volto a debellare tutte le forme discriminatorie che si nascondono nel subconscio di ognuno. Ritengo fondamentale andare a lavorare sulle barriere architettoniche da abbattere, etnie da mettere a proprio agio per sentirsi identificate le une nelle altre, sulla necessità di arginare il disagio sociale o mentale, di prevenire la detenzione ed intenderla come rieducazione sociale”.

IL RESTO DELLA NOTA

A mio giudizio l’ignoranza che si palesa troppo spesso nei confronti della disabilità nasce dal pregiudizio e dalla voglia di non voler conoscere fino in fondo quello che è il mondo ed il vissuto del soggetto identificato come ‘diverso’. 

Ogni individuo con un’inabilità fisica e mentale ha delle capacità e dei limiti legati alla stessa; questa peculiarità influisce sulla scelta della disciplina più congeniale e sulla scelta di un ambiente che avrebbe necessità di essere idoneamente attrezzato per permettere di praticare correttamente l’attività sportiva più consona alle esigenze di ognuno. 

Ed è proprio questo impegno che dobbiamo rivalutare e prendere fino in fondo affinchè non si soffra ancora per l’impossibilità di interagire e partecipare.

A mio avviso lo Sport è un vero e proprio linguaggio universale, un settore esponenziale per il rilancio del sociale che si potenzia con i processi di integrazione senza barriere architettoniche, discriminazioni razziali e differenziazioni legate a menomazioni fisiche, psichiche o mentali. 

C’è necessità di amplificare la pari opportunità sportiva in ambito di disabilità nel concreto, creando le condizioni adatte attraverso manifestazioni sportive, migliorando ed implementando l’ accessibilità delle infrastrutture, sviluppando impianti idonei ed aperti a tutti, riorganizzando la gestione e la praticità dei trasporti pubblici. 

Isolare significa discriminare, la libertà di scelta resta un diritto inviolabile dell’individuo. Bisogna cambiare per fare un passo in Avanti: la disabilità non deve fungere da limite invalicabile nel curriculum vitae del soggetto.

L’integrazione sportiva avviene in modo naturale attraverso gesti ed atteggiamenti che sorgono spontanei in chi pratica un’attività fisica. 

Sarebbe il caso di prendere come esempio le Paraolimpiadi che nascono come senso di unione ed egualitarismo sociale, una coesione naturale tra corpo e mente. 

Per quanto mi riguarda una paraolimpiade cittadina dovrebbe essere considerata una bellissima visione d’insieme. 

Lo Sport è di tutti e per tutti, è un terreno fertile dove poter valorizzare la diversità privandola dell’accezione negativa che siamo tentati ad attribuirle.