L’AQUILA – Cambi di casacca, salti della quaglia da una coalizione all’altra, nascita di mini gruppi sempre in bilico tra destra e sinistra che si muovono di qua e di là.
La giostra del voto all’Aquila non smentisce un vezzo ormai consueto e consolidato: il nomadismo politico, utile a molti per cercare la ricollocazione giusta per conquistare un “posto al sole” tra i banchi del Consiglio comunale.
Su 25 inquilini uscenti dell’assemblea civica che hanno deciso di ricandidarsi, ben 21 lo faranno sotto un simbolo diverso rispetto a quello con il quale erano stati eletti. Per alcuni si tratta di una scelta obbligata e naturale, come nel caso di Antonello Bernardi, Antonella Santilli, Maurizio Capri e Fabio Ranieri, tutti ex Ds, formazione confluita nel Pd, e per Enrico Perilli, nel 2007 in Rifondazione, partito che ha dato vita a una lista unica con i Comunisti italiani dal nome Federazione della sinistra.
Spostamento quasi impercettibile, dai Socialisti democratici a quelli riformisti, quello di Gianni Padovani. Stessa cosa si può dire per Gian Paolo De Rubeis, che si muove comunque nell’ambito civico e centrista che guarda a sinistra: votato sotto le insegne della scomparsa Impegno per L’Aquila si rimette in gioco con i Cattolici e democratici per L’Aquila.
Dei sette consiglieri aderenti ai gruppi che sarebbero dovuti confluire nel progetto berlusconiano del Pdl, tre non si ricandidano, Enzo Lombardi (Forza Italia), Nicola Iovenitti (An) e Raffaele Cavaliere (eletto con Forza Italia poi in un Pdl ufficioso, mai riconosciuto dai vertici del partito), tre lo fanno abbandonando la coalizione del centrodestra, Roberto Tinari (eletto in Forza Italia poi nella Dc per le autonomie) e Vito Colonna (An), transitati entrambi nell’Mpa di Giorgio De Matteis, e Adriano Perrotti, che da Forza Italia va sempre con Gdm ma su sponda Udc, infine Franco Mucciante (Forza Italia), che rimane al fianco del Pdl ma stando nella civica Domani L’Aquila impegnata a sostenere il professore universitario Pierluigi Properzi.
Cambiano decisamente posizionamento nello scacchiere dei raggruppamenti, invece, Enrico Verini, ex Margherita e sostenitore della maggioranza del sindaco, Massimo Cialente, di cui poi è diventato detrattore al punto tale da candidarsi contro per la conquista della fascia tricolore con Fli, Adriano Durante, che fa andata e ritorno nel centrosinistra (Udeur, poi Udc, ora con i Cattolici democratici), Pierluigi Mancini, che ha seguito fedelmente Francesco Rutelli nel percorso Margherita-Pd-Api, e Giuseppe Ludovici, eletto con Forza Italia, poi capogruppo del minuscolo Partito della democrazia cristiana dell’ex sottosegretario Giuseppe Pizza, ora in pista con Api. Percorso all’inverso per Piero Di Piero, margheritino che non si è convertito al verbo del Pd, quindi rutelliano dell’Api che ora corre per l’Udc.
A complicare il puzzle ci si mettono quei consiglieri che sono stati eletti nell’Udeur, all’epoca nel centrosinistra e ora con De Matteis, che però hanno tenuto fede al mandato di coalizione: di quattro che ne erano, oltre al già citato Durante uno ha mantenuto il nome del gruppo, Salvatore Placidi, ma sarà della partita con i Cattolici democratici, uno si è accasato nel gruppo misto, l’evergreen Pasquale Corriere che si è schierato con i Socialisti, e un altro, Gino Di Carlo, ha deciso di saltare il giro.
Ci sono poi Luigi D’Eramo, ex An che è scivolato a Destra, partito di cui è anche assessore provinciale, oggi capolista di Prospettiva 2022, compagine ispirata dagli storaciani, ma aperta ad altre esperienze, confluita nel cartello di Gdm dopo la mancata convocazione delle primarie.
A chiudere un tetris da capogiro l’adesione a Fli di Luigi Faccia, eletto con L’Aquila città unita, lista nata sotto gli auspici di De Matteis a sostegno della candidatura “terzista” di Angelo De Nicola, che ha sconfessato Faccia e che oggi si ripresenta con il leader Mpa e, dulcis in fundo, il presidente uscente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti (Comunisti italiani), che dopo anni di militanza nella sinistra più ortodossa, ha ammorbidito le posizioni e ha scelto il Pd.
Restano i fedeli alla linea, rari da trovare come gli ombrelli quando piove: Luigi Di Luzio ed Emanuele Imprudente (Mpa), Giancarlo Vicini dei Socialisti riformisti e Angelo Mancini, capogruppo Idv e ora candidato sindaco, anche se sconta una piccola pecca di coerenza, essendo uscito il suo partito dal centrosinistra di cui, in origine, era parte integrante.
A pensarci bene, in questa vorticosa girandola di calciomercato politico, sono loro le anomalie che fanno notizia.





