L’AQUILA – “Ci siamo dati un compito: essere uno strumento del centrosinistra attuale di apertura verso le esperienze, le esigenze, le idee, le persone, che sono state fuori ma si sono molto sviluppate dopo il terremoto in questa città. Se riusciamo a fare questo siamo interessati alla possibilità di una candidatura alle primarie, se queste sono vere e contendibili, se sono una prova di forza non servono a niente”.

Così Luca D’Innocenzo, per il quale la partecipazione di Territorio collettivo alle primarie con un proprio candidato “non è scontata ma non è esclusa”, spiega che “siamo interessati al percorso, siamo dentro al percorso, ovviamente se c’è una quadratura sul manifesto delle idee, quindi il confine programmatico della coalizione, c’è una coalizione e ci siamo anche noi, se in questi giorni sui temi più delicati non si trova una sintesi è chiaro che poi potremmo essere osservatori”.

Per l’ex assessore della giunta Cialente, se per le primarie il Partito democratico dovesse confermare i nomi del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, del presidente della Gran Sasso Acqua Spa, Americo Di Benedetto, e del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, formalizzati nella riunione di martedì sera, si tratterebbe di primarie contendibili, quindi vere e dal risultato non scontato: una presupposto che potrebbe far emergere “una figura che rappresenta una novità rispetto all’attuale centrosinistra”, tanto che D’Innocenzo chiarisce subito che non sarebbe lui il candidato alle primarie.

“Se il Pd non ha l’esigenza, come ha detto, di avere un solo candidato, sono effettivamente delle primarie interessanti dal punto di vista della praticabilità se quindi le candidature – afferma – si sviluppano in maniera naturale dentro un quadro di regole condivise”. Che “non è una novità se si parla del 2007 e si guarda al pre-Pd”, mentre lo è “se si parla del Pd degli ultimi anni”, anche se “in città c’è una abitudine alle primarie – aggiunge D’Innocenzo – e le persone chiedono che non si scelga dentro stanze segrete ma che ci sia uno spazio di decisione”:

“Territorio collettivo – spiega – è un movimento politico-territoriale, non è classicamente una lista civica, abbiamo una identità politica definita, progressista, ma un campo di azione legato all’idea di città territorio, quindi un’esperienza assolutamente politica ma non dei partiti esistenti nel centrosinistra né di una lista civica trasversale o apolitica”.

Tra le priorità indicate, l’utilizzo dei fondi del 4 per cento destinati allo sviluppo del cratere sismico del 2009, sui quali “non solo si è in ritardo ma non c’è un aggancio al lavoro che si produce ed è invece indispensabile che i bandi guardino all’occupazione altrimenti i soldi si rischia di buttarli”, le infrastrutture “a partire da scuole, viabilità e trasporti”, il ripristino di una vivibilità complessiva della città attraverso “la possibilità di muoversi a piedi, quindi l’accessibilità, la possibilità di avere corridoi ecologici, i marciapiedi, le cose che sembrano banali in questa città sono una questione cruciale”.

“C’è una carenza di temi nel centrosinistra? Sì, c’è una difficoltà a stare su una discussione di progetto – ammette D’Innocenzo – Non è semplice quando vieni da una sindacatura lunga e molto incentrata sulla figura del sindaco, è chiaro che oggi è più difficile stare dentro la discussione perché non si tratta di discutere nè della continuità nè della discontinuità. Si tratta di creare un progetto nuovo, che prende il buono che è stato fatto fino adesso e lo rivendica”.

“C’è sicuramente da rivendicare il fatto che in questa città si è affermato un diritto alla ricostruzione, come dice anche il Pd, non è scontato e quello che sta accadendo nel resto del centro Italia dà l’evidenza che non era scontato – aggiunge – Ma ci sono anche atti che non sono legati al terremoto che sono stati significativi, penso ad esempio alla presa al patrimonio di piazza d’Armi o del parco di Murata Gigotti, che erano nel programma di quel centrosinistra del 2007 e sono state fatte nell’arco di dieci anni. Alcune cose che sono in itinere speriamo si possano realizzare”.

Le evoluzioni del centrosinistra in campo nazionale, con la scissione nel Partito democratico e la nascita del Movimento dei democratici e progressisti, non possono compromettere il quadro locale “ma sicuramente articolarlo e disarticolarlo e c’è un incrocio interessante: io che vengo dall’esperienza dei Ds e non ho mai aderito al Pd, e con me tanti che sono in Territorio collettivo, siamo molto interessati all’idea che si articola una nuova forza progressista a sinistra del Pd, che fa ripartire l’idea che si discute dei temi e che si guarda ai più deboli, all’ambiente, al lavoro”.

Sull’Ateneo, infine, per D’Innocenzo si corre “il rischio di avere nei prossimi anni un’università troppo piccola”.

“Il contesto nazionale è complicato ma occorre discutere insieme alla politica quali sono gli strumenti di cui questa città necessita, anche derogando alle normative nazionali, che permettano di mantenere un’offerta normativa ampia”, dice.

Nel pomeriggio, intanto, riunione della coalizione di centrosinistra.