L’AQUILA – “Basta con le promesse elettorali, via quelli che ci hanno malgovernato! Siamo alle promesse elettorali: potevano mancare affermazioni come quelle relative all’utilizzo dei fondi della ricostruzione sociale?”.

Lo affermano in una nota Antonio Congeduti e Alina Carabus, candidati nella lista “Progetto Trifuoggi per L’Aquila” a sostegno di Nicola Trifuoggi., che aggiungono: “Si annunciano due centri polifunzionali al Progetto C.a.s.e. di Bazzano ed a Paganica con le risorse della legge regionale 41 del 2 dicembre 2011. Sono passati sei anni dall’emanazione della legge, immediatamente finanziata dalle donazioni pervenute sul conto corrente della Regione Abruzzo: 10,8 milioni di euro, di cui 2,3 milioni sono donazioni vincolate a progetti specifici per volontà dei donatori: pronto soccorso pediatrico; Progetto Smile e Comune di Villa Sant’Angelo. I restanti 8,5 milioni di euro sono a copertura finanziaria della legge n.41/2011.Nella legge le risorse vengono così suddivise: 1.500.000 euro in favore della popolazione studentesca con progetti ed azioni posti in essere dall’Adsu, formulati d’intesa con l’Università di L’Aquila. Cosa è stato fatto? 400.000 euro in favore della città di L’Aquila per la realizzazione, da parte del Comune, di una struttura per l’aggregazione sociale degli studenti e dei giovani da ubicare nel centro della città. Dove sta?”.

“4 milioni di euro per interventi a favore del Comune di L’Aquila per l’adeguamento o la realizzazione di impianti per attività sportive, ricreative e l’aggregazione sociale. Altri 1.400.000 euro per interventi a favore degli altri Comuni del cratere, per l’adeguamento o realizzazione di impianti per le attività sportive o ricreative. Cosa è stato realizzato? – aggiungono Congeduti e Carabus – E 1.100.000 euro per interventi in favore delle associazioni senza scopo di lucro che svolgono attività sportive o ricreative ed aventi sede legale in uno dei Comuni del cratere sismico. Quali associazioni sono investite? Resta da utilizzare, dopo gli interventi per lo stadio di Acquasanta e per alcuni progetti rivolti ai disabili ed alla promozione della città attraverso lo sport, un importo di circa 1 milione e 800 mila euro: sono le risorse destinate ai centri polivalenti di Bazzano e Paganica? Quando?”.

“Con l’occasione chiediamo anche come sono state utilizzate le donazioni pervenute sul conto corrente del Comune di L’Aquila pari a 3.266.853 euro: sono stati utilizzati? Sono ancora disponibili? L’unico documento pubblico sul punto è quello presente sul sito del Comune che riporta solo  i prospetti delle donazioni per gli anni dal 2009 al 2012. In nome della trasparenza, ci chiediamo perché l’utilizzo dei fondi delle donazioni non viene pubblicato e rendicondato sui siti istituzionali – prosegue la nota – La ricostruzione sociale non può essere l’argomento di annunci elettorali!”.

“Nello studio Abruzzo verso il 2030: sulle ali dell’Aquila, il punto in cui si parla del senso di frammentazione sociale esacerbato dagli spostamenti verso altre zone diffonde la percezione che gli attori dell’amministrazione locale, non avessero una consapevolezza sufficiente delle difficoltà e delle avversità che gli aquilani hanno dovuto sopportare. E nel nuovo Piano strategico per L’Aquila, del 2012, non si legge che in conseguenza del sismasono stati avviati dalle istituzioni dei processiforzati di delocalizzazione guidati da criteri contingenti, incentratisull’emergenza abitativa, che hanno determinato una distribuzione delle famiglie nel territorio nuova e particolare e che tale aspetto risulta attualmente uno dei fattori critici della coesione sociale”.

“Non si legge che le modalità di assegnazione del progetto C.a.s.e. e dei Map hanno prodotto e producono nuove e diverse realtà comunitarie, selezionate sulla base dell’attribuzione di punteggi, in larga misura svincolate dalle normali linee di evoluzione sociale che guidano i naturali processi insediativi urbani ed extraurbani”.

“Queste le analisi degli esperti o ‘dei saggi’ e pertanto, ancora più colpevolmente, a questa amministrazione è da ascrivere il perdurare della diaspora e dell’annullamento di quelle relazioni sociali che identificavano la città nel significato più ampio. Parlare oggi di centri di aggregazione è solo spot elettorale, per di più con risorse provenienti dalla solidarietà nazionale ed internazionale che da subito dovevano essere utilizzate!”, concludono Congeduti e Carabus.