L’AQUILA – È finito 4-0 per il centrosinistra, il voto amministrativo 2016 nei grandi Comuni abruzzesi, di cui 3 al ballottaggio e uno al primo turno, ma il mero risultato numerico non spiega bene le grandi contraddizioni di questa tornata, più evidenti in un caso, quello di Sulmona, in cui, invece, a vincere è stato uno schieramento talmente trasversale e dai contorni labili che a rivendicarne la paternità sono in tanti, anzi, in troppi.

Centrosinistra, insomma, a dispetto dei numeri alla ricerca di un’identità e di una nuova classe dirigente quando si rialza forte il vento della rottamazione renziana, visto il disastro in campo nazionale.

Dall’altra parte, il centrodestra incassa brucianti sconfitte e si riparla pure qui di defenestrazione dei vertici, mentre a passarsela bene non è neanche il Movimento 5 stelle, molto meno efficace rispetto alle epocali vittorie nelle metropoli d’Italia.

IL 4-0 DEL CENTROSINISTRA

Due città sono state confermate a guida di centrosinistra: Lanciano, con il Mario Pupillo-bis dopo un primo turno tuttavia equilibratissimo, battendo invece largamente nel secondo l’aspirante di centrodestra Errico D’Amico, quello del discusso gemellaggio con l’estrema destra di Casapound; e Vasto, con la prima volta di Francesco Menna che è riuscito a essere “discontinuo nella continuità” rispetto al decennio di Luciano Lapenna, e ha battuto per soli 120 voti un centrodestra resuscitato dalla cura di Massimo Desiati.

C’è stato il ribaltone, invece, a Roseto, con Enio Pavone che ha chiuso la sua esperienza al timone dell’amministrazione dopo un solo mandato in favore del candidato di centrosinistra non dalfonsiano Sabatino Di Girolamo, legato al deputato Tommaso Ginoble. Ha completato il quadro la conferma a Francavilla di Antonio Luciani, avvenuta già il 5 giugno.

DUE VOLTI NUOVI AL COMANDO DEM

Il mantenimento delle roccaforti nel Chietino, pur d’uno spillo in un caso, va ascritto a due nomi collaudati, ma comunque giovani del Partito democratico: l’ex segretario regionale Pd e oggi assessore alla Sanità Silvio Paolucci e l’ex sottosegretario della Giunta e oggi consigliere delegato ai Trasporti Camillo D’Alessandro.

Loro sono stati “registi” delle operazioni (Menna, per dire, è componente della segreteria di Paolucci) e sono riusciti a farsi ascoltare, nonostante ciascuno di loro sia titolare di una riforma invisa al territorio, rispettivamente quella del sistema sanitario e quella dei trasporti. La disfatta del Pd a livello nazionale li pone in prima fila in caso di rottamazione definitiva e totale della classe dirigente ordinata dal premier e segretario, Matteo Renzi.

Anche loro, comunque, pur impegnati in ruoli di grande responsabilità di rilevanza regionale, non sono riusciti ad avere in toto la stessa dimensione anche come leader di partito, limitandosi a gestire (con successo) la vicenda chietina e non mettendo bocca a Roseto, dove il deus ex machina alla fine è stato Ginoble, non certo di primo pelo. Per non dire di Sulmona.

LA VARIABILE GEROSOLIMO

Nella città ovidiana il trionfatore è stato Andrea Gerosolimo, una vita nel centrodestra prima di saltare il fosso al momento giusto, entrando in Consiglio regionale con 5 mila voti, e scalare la poltrona di assessore grazie all’uso “old style” dello strumento della crisi di maggioranza: dammi il posto in Giunta e la risolviamo.

Alla vecchia maniera è anche la sua spartizione del potere: se la moglie, Marianna Scoccia, ex assessore provinciale pure di centrodestra, ha conquistato la fascia tricolore di Prezza, la componente del suo staff assessorile Annamaria Casini, presentata più che altro come imprenditrice, indosserà la ben più pesante fascia di Sulmona.

Una gestione del consenso efficacissima che ha provocato l’ammirazione di un altro democristiano Doc come Luciano D’Alfonso, che ha parlato su Facebook di “vittoria di Anna Maria Casini a Sulmona, sostenuta con un ruolo importante dell’assessore Andrea Gerosolimo da uno schieramento di forze riconducibili nella quasi totalità alla maggioranza di governo nazionale e regionale”.

D’ALFONSO LONTANO DAL PROSCENIO

Un esercizio francamente eccessivo di creatività politica per il governatore, dal momento che, sia al primo turno sia al ballottaggio, il centrosinistra regionale appoggiava tutt’altro che la Casini, sostenendo semmai l’avversario uscito fragorosamente sconfitto, Bruno Di Masci.

Questo pur con la furberia di non presentare il simbolo del Pd rendendo la coalizione civica e “sbrandizzata”, ma con l’eloquente stortura dell’apparentamento di Forza Italia con un gruppo di liste di centrosinistra pur di non darla vinta a Gerosolimo: un tentativo miseramente fallito.

D’Alfonso si deve essere reso conto dell’eccessivo tenore del suo “magnificat” verso l’assessore peligno, che ha provocato, si spiffera nei corridoi di palazzo Silone, malumore proprio tra i già citati vincitori Paolucci e D’Alessandro.

Tanto che il governatore ha postato, una manciata di minuti dopo, sempre su Facebook, un secondo status “correttivo” solo sulla querelle-Sulmona, definita più prudentemente “una emblematica questione a sé stante, poiché si tratta di una esplosione crescente di una nuova tradizione elettorale che va oltre il civismo, considerata la disintegrazione delle esperienze politiche tradizionali, che nel ‘900 abbiamo chiamato partiti”.

A D’Alfonso è andata male anche a Roseto: la “sua” candidata era Rosaria Ciancaione, dirigente del settore Risorse della Giunta, ma è arrivata terza.

Per lui che, come detto ad AbruzzoWeb, ambisce non tanto segretamente alla futura poltrona di ministro per le Infrastrutture, un ruolo, insomma, un po’ troppo dietro le quinte per chi è abituato a primeggiare sulla scena e a orientare i destini dei territori.

CENTRODESTRA ALLA RESA DEI CONTI

Non certo meglio se la passa il centrodestra, che ha incassato una netta debacle dopo il risultato lusinghiero del 2015 in cui aveva tenuto Chieti, Celano e Castel di Sangro. Quattro a zero e, in questo caso, bocciatura del centrodestra con tutte le formule: civico, politico, unito e diviso.

Qualche segnale interessante, a onor del vero, c’è stato: i 5 mila alle primarie vastesi, un unicum in Abruzzo e rilevante anche in ambito nazionale, hanno trascinato l’ex assessore regionale Desiati, sepolta almeno a tempo l’ascia di guerra con l’ex presidente del Consiglio regionale Giuseppe Tagliente, a disputarsela come già detto fino all’ultima scheda con il giovane Menna e il sistema di potere che lo ha sostenuto.

Niente male il dato delle pre-consultazioni anche a Lanciano, ma pure lì, comunque, alla fine è arrivata la sconfitta.

Un esito, quello 0-4, che ha portato il senatore Antonio Razzi, aspirante leader abruzzese del partito in opposizione all’attuale presidente Nazario Pagano, a “toccarla piano” sempre sul proprio Facebook.

“Non una sconfitta, ma una disfatta in Abruzzo per Forza Italia: si dimetta tutto il gruppo dirigente e si ritiri a vita privata. Hanno distrutto Forza Italia in Abruzzo”, la frase che non ammetteva repliche. E infatti non ne sono arrivate, visto che la delegata a gestire l’affaire peligno, la senatrice Paola Pelino, ha rilasciato una nota di mera prammatica.

CINQUE STELLE OPACHE

E mentre l’Italia celebra il fenomeno del Movimento 5 stelle, capace di piazzare due sindaci giovani e donne a Roma e Torino come Virginia Raggi e Chiara Appendino, per i pentastellati in Abruzzo si può parlare sostanzialmente di occasione persa.

L’unico dato veramente rilevante è quello di Vasto, dove d’altronde i grillini esprimono un europarlamentare, Daniela Aiuto, un senatore, Gianluca Castaldi, e un consigliere regionale, Pietro Smargiassi.

A fronte di questo ingente schieramento di forze, il risultato del M5s del 20% con 5 mila voti per la candidata sindaco Ludovica Cieri è sì interessante, ma, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, nelle segrete stanze della Casaleggio & Associati viene considerato deludente il mancato approdo al ballottaggio al posto del logorato centrosinistra o del resuscitato centrodestra. E la lista ferma al 13%, ben 7 punti sotto la portabandiera, fa pensare a una larga fetta di voto politico sul sindaco e poi disgiunto sul consigliere.

Né ha giovato l’ondivaga condotta nelle settimane precedenti al ballottaggio. I grillini sarebbero andati a votare, è stato annunciato subito, mentre Castaldi flirtava con il centrodestra e in parte bocciava la proposta di presidenza del Consiglio offerta dal centrosinistra, e con la Cieri a riequilibrare la situazione affermando di non stare né con questi né con quelli, poi seguita anche dal senatore.

Come si vede, la vicenda grillina si è sviluppata solo a Vasto. Negli altri Comuni, un ininfluente 13% a Francavilla, lista presentata ma esclusa a Sulmona, deserto totale sia a Lanciano che a Roseto. Insomma, poca roba.

 

GLI SPECIALI

 

SPECIALE BALLOTTAGGIO A VASTO

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

LISTE: DESIATI – MENNA –  CIERI – LAUDAZI – MONTEMURRO
 

SPECIALE BALLOTTAGGIO A LANCIANO

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

LISTE: PAOLUCCI – PUPILLO – D’AMICO
 

SPECIALE BALLOTTAGGIO A SULMONA

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

LISTE: DI MASCI – CASINI – BIANCHI – CAPALDO – LUCCI – DI GIANDOMENICO
 

SPECIALE BALLOTTAGGIO A ROSETO

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

LISTE: PAVONE – CIANCAIONE – DI GIROLAMO

 

I SINDACI ELETTI AL PRIMO TURNO

 

I 29 COMUNI AL VOTO IN PROVINCIA DELL’AQUILA

I 25 COMUNI AL VOTO IN PROVINCIA DI CHIETI

GLI 11 COMUNI AL VOTO IN PROVINCIA DI PESCARA

I 7 COMUNI AL VOTO IN PROVINCIA DI TERAMO

FRANCAVILLA, CONFERMATO LUCIANI AL PRIMO TURNO