L’AQUILA – La campagna elettorale è agli sgoccioli e c’è chi già pregusta una bella vittoria in quelle che, come per le precedenti, vengono definite elezioni ‘storiche’.

Il deputato uscente Tommaso Ginoble è sicuro di vedere il ‘suo’ Partito democratico alla guida dell’Italia da lunedì prossimo.

“Sul Pd fanno tutti la corsa – dice ad AbruzzoWeb il candidato numero 3 alla Camera – ed è giusto che sia così. Il nostro partito è in vantaggio nelle regioni-chiave italiane, Lombardia e Sicilia. Le responsabilità di governare l’Italia saranno per Bersani, Vendola e Tabacci, credo ci siano pochi dubbi in merito”.

Secondo Ginoble, ex assessore regionale, “si sta per chiudere una campagna elettorale molto dura, aspra, ma d’ora in avanti servirà un grande impegno per risollevare l’Italia e trascinarla fuori dalla crisi”.

Un anno di governo guidato da Mario Monti e qualcuno in più da Silvio Berlusconi. Il bilancio, secondo lei?

Un Paese normale si giudica da ciò che ha fatto. Monti ha avuto la responsabilità di restituirci credibilità dopo i disastri berlusconiani, ma il tutto, si è poi visto, a scapito di un disagio sociale. Troppo rigore ha fatto molto male all’Italia, non ci sono dubbi. Adesso Monti promette di cambiare cose, credo che andasse meglio quando faceva il tecnico. Gli mancano i fondamentali politici.

L’Unione Europea non vive un bel momento, anzi diciamo pure che la situazione è drammatica. Come fa l’Italia a risollevarsi nell’ottica di Bruxelles?

C’è un’Europa che cresce troppo poco, lo ha dichiarato anche il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. I trattati europei possono essere rivisti se si riesce ad essere credibili e autorevoli, l’Italia ha tutte le qualità per far sì che questo avvenga. Non sono catastrofista, anzi, credo ci sia spazio per un’Europa molto più unita a livello politico e quindi economico.

Qualche piano più in basso c’è l’esigenza di vincere queste elezioni, ma anche fare bene alle Regionali.

È scontato dire che vogliamo vincerle entrambe.

In più rientra un vostro big a cinque anni dall’arresto. Parliamo dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.

D’Alfonso è uno dei pretendenti, poi tutti insieme decideremo come muoverci. Il ruolo è un ruolo molto importante, ha dimostrato insieme ad altri come Bernardo Mazzocca e Ottaviano Del Turco di saper mantenere un grande equilibrio, nel pieno rispetto della magistratura. Il contrario di ciò che succede nel centrodestra. Siamo diversi da loro, questa è la verità, vi è tra noi e loro una differenza antropologica

Capitolo L’Aquila. Per la ricostruzione della città terremotata c’è molta incertezza, mancano i fondi necessari per un programma a medio-lungo termine.

La tragedia aquilana va affrontata con un piglio diverso, specie dopo la cattiva gestione commissariale del presidente della Regione, Gianni Chiodi. Basta vedere cosa è accaduto in Emilia-Romagna in seguito al terremoto del maggio del 2012, lì c’è un presidente, Vasco Errani, che ha un’altra statura rispetto al suo collega abruzzese. L’Aquila fino a oggi è stata costretta a chiedere la carità, va immediatamente invertita questa tendenza. Soldi certi e ricostruzione non possono essere due universi separati, questo Chiodi e i suoi non l’hanno capito. Nell’ultima alluvione che ha colpito l’Alto Abruzzo c’era bisogno di stare insieme alle Marche per ottenere gli aiuti, poi però l’Abruzzo si dimenticò di presentare una semplice proposta. Ecco, queste cose non devono più accadere ed è inutile che Chiodi batta sempre sullo stesso tasto, quello dell’abbattimento del deficit regionale, perché lì si parla del piano sanitario firmato da Mazzocca, poi portato avanti dal centrodestra che non è andato oltre il magro risultato di far risparmiare ai cittadini 5, al massimo 10 euro.

La legge elettorale che permette di ‘paracadutare’ candidati scelti a Roma e per Roma fa arrabbiare anche lei?

Sì. Per questo la cambieremo.

La spaventa il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che rischia di fare il pieno a queste elezioni?

Grillo fa populismo come Berlusconi, sono due populismi speculari e dannosi per il nostro Paese.

Una priorità per l’Abruzzo?
 
Non riusciamo ad avere denari per le infrastrutture. La nostra è una regione che debve tornare appetibile sotto tutti i punti di vista, ma con queste infrastrutture è impossibile. La tratta ferroviaria adriatica ad esempio è un capitolo centrale dello sviluppo abruzzese.