L’AQUILA – “Se verranno eletti dei paracadutati, per l’Abruzzo sarà la fine. Bisogna invertire il senso di marcia, puntando sul turismo, sul rilancio e lo sviluppo delle aree interne abruzzesi, alle prese con le criticità del post-sisma, investire sulle infrastrutture, sulle start up e risollevare le piccole e medie imprese. Sono pronto a confrontarmi con chiunque, senza alzare la voce, ma con moderazione, con il sorriso e la forza che mi contraddistingue, combattendo il populismo e il qualunquismo che, da qualche tempo, hanno riempito lo scenario politico”.

Così il consigliere regionale Giorgio D’Ignazio, candidato capolista alla Camera con Civica popolare di Beatrice Lorenzin nel collegio L’Aquila-Teramo in quota proporzionale, ad AbruzzoWeb spiega quali sono le priorità del territorio abruzzese e gli scenari in vista delle prossime elezioni del 4 marzo.

Questa campagna elettorale sarà particolarmente breve, si può fare un primo bilancio?

Sono entusiasta di come sta andando, perché la gente mi sostiene perché mi vuole bene, le persone sanno di poter contare su di me, sono stato sempre al fianco del territorio e dei cittadini. Quello che vedo è che sto ricevendo una sorta di attestato di stima da parte di tutti, anche grazie al forte attaccamento alla terra, che gli elettori vedono. La cosa più bella è che non mi sostengono in una parte sola della regione, ma dalla montagna al mare.

A due settimane dal voto, pensa di essere riuscito a far passare tra i suoi elettori il passaggio a una nuova coalizione? 

Credo di sì, certo qualcuno l’ha vista male, ma tutti sono concordi che la scelta di non correre con la Lega, con gli estremisti, sia stata la scelta migliore, poi c’è Forza Italia che non ha candidato nessun teramano alla Camera, una scelta che potrebbe risultare sbagliata secondo me. Io sono l’unico candidato con il proporzionale della provincia di Teramo per il centrosinistra, questa sarà la mia forza. Detto questo, ci tengo a precisare che la mia non è stata una scelta strategica o di convenienza, ma di coerenza in un momento in cui il centrodestra è dato in vantaggio dai sondaggi, perché abbiamo scelto di convergere in questa posizione politica già dal referendum costituzionale, quando abbiamo sostenuto il sì.

Il collegio nel quale è candidato è un territorio con molte criticità, da dove bisogna iniziare, quali sono le emergenze?

Non mi reputo un uomo di promesse, l’unica garanzia che mi sento di dare è il mio impegno totale e incondizionato; come ho dimostrato in questi anni in Regione, nei momenti di difficoltà sono sempre stato al servizio del territorio. Ribadisco che se verranno eletti dei paracadutati sarà la fine per il nostro territorio: il 18 gennaio non c’erano paracadutati qui e non c’erano quando bisognava intervenire sulla nostra terra, io c’ero, ci sono e ci sarò. Poi, ci sono certamente dei temi che meritano maggiore attenzione, penso alla sanità, agli ospedali della costa e delle aree interne in sofferenza, alla disoccupazione.

Altri temi prioritari nel vostro programma?

La famiglia come motore dell’economia e del benessere,  il tema dei migranti, bisognerà valorizzare le nostre eccellenze mediche, credere nel turismo, nell’artigianato, nelle piccole e medie imprese e nel made in Italy, soprattutto nel campo agroalimentare e intervenire immediatamente con azioni di sostegno concrete. In particolare per le industrie e le attività è necessario creare delle infrastrutture, semplificare l’accesso al credito, la possibilità di investire in maniera più semplice e investire nelle nuove start up.

Se Luciano D’Alfonso non dovesse fare il parlamentare, lei siederà tra i banchi della maggioranza?

Dovremo valutarlo in futuro, riunendoci ad un tavolo politico. Io ho sposato e condiviso un programma, per questo mi sono candidato con il centrosinistra e poi negli anni le posizioni si sono incontrate, sono più vicine. In ogni caso non è scontato sedere nella maggioranza, insomma non consegnerò armi e bagagli.

Questa legge elettorale a molti non piace, lei cosa ne pensa?

Non piace neanche a me, ogni volta che si cerca di rimettere mano alla legge elettorale, la riforma non va bene, questo perché ci sono alcuni lati oscuri che magari facilitano alcune coalizioni o partiti, io non so quale sia la linea più vantaggiosa, ma sicuramente una riforma che preveda solo collegi uninominali è migliore.