L’AQUILA – “Bisogna combattere per un’Europa che non ci piace così com’è, avvicinando i popoli, attraverso il voto diretto dei proprio rappresentanti, arrivando a un bilancio unico, che gestisca i fondi comunitari con una centralità in capo a dei governanti direttamente eletti con liste transnazionali, contaminandosi vicendevolmente e arrivando ad applicare una fiscalità unica. Dobbiamo investire su Emma Bonino per riaffermare la nostra credibilità politica, al cospetto delle altre potenze europee, evitando nazionalismi e la chiusura paventata dai sovranisti”.

Il consigliere regionale del Centro democratico, Maurizio Di Nicola, candidato alla Camera dei deputati alle prossime elezioni del 4 marzo, nel collegio proporzionale L’Aquila-Teramo, con la lista +Europa con Emma Bonino, indica i punti chiave del programma elettorale.

È una scelta controcorrente candidarsi in nome dell’europeismo convinto, mentre spira un vento euroscettico?

Sicuramente sì, ma ci sono alcuni momenti della storia nei quali chi si sente apposto con la coscienza deve assumere decisione che appaiono strane, sicuramente non è facile spendersi per il progetto unione Europa. Crediamo che sia un’opportunità per questo abbiamo scelto il nome +Europa. Sarebbe giusto tornare al messaggio di Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Ignazio Silone, per un’Europa che avvicini i popoli e non li allontani. Questo si può fare con il voto diretto dei proprio rappresentanti come obiettivo principale, arrivare a un bilancio unico, promuovere liste transnazionali, in base alle quali un cittadino italiano possa votare un governante di un’altra nazione, applicare un fiscalità unica,in modo tale che nei territori dell’Unione, imprese e persone non debbano scontare un differente trattamento fiscale, una difesa unica, un esercito unico che consenta all’Europa di essere un faro di civiltà nel mondo, una polizia di frontiera unica che ci consenta di gestire il fenomeno migratorio sul Mediterraneo, in fiamme ormai da tempo e che ci consenta allo stesso tempo di intrattenere relazioni internazionali con gli Stati del continente africano, raggiungendo quei trattati che sono il presupposto affinché si possa parlare di una migrazione gestita in modo intelligente e razionale senza parlare alla pancia del popolo, immaginando di restituire queste persone alla terra di origine, quando molte volte non si sa neanche da dove provengano o la disponibilità degli Stati a riprendere le persone che sono fuggite.

La Lega lancia la moneta alternativa dei mini bot per risollevare l’economia, lei cosa ne pensa?

Non può assolutamente risollevare l’economia italiana, la Lega ha una proposta politica vecchia e anche piuttosto divertente: fino a qualche anno fa offendeva i meridionali e tutto il Sud Italia, professando l’indipendenza della Padania e annunciando la fusione con la Germania di Angela Merkel, immaginando che il loro futuro fosse con l’Europa continentale, oggi stranamente torna a chiedere il voto ai meridionali per protestare nei confronti della stessa Merkel, rivendicando una solidità nazionale, rispetto alla quale non sono credibili per la storia di questo partito razzista, che non ha mai fatto dell’unità nazionale e delle ragioni degli ultimi la propria bandiera, ma anzi è stato sempre un partito fondato sull’invidia sociale, per cui il Nord del benessere non amava pensare al Sud che era in difficoltà. Mi stupirebbe davvero un voto del Mezzogiorno d’Italia in favore della Lega.

Quali sono i limiti delle posizioni dei sovranisti, che invocano l’uscita dall’Unione europea?

Non comprendere che le categorie della storia non sono più destra e sinistra, ma Si dividono in complesso e semplice, perché la realtà non si può banalizzare  e semplificare, si tratta di una realtà che distingue il chiuso dall’aperto. Noi in questo scenario ci definiamo aperti, bisogna capire che l’Italia se sta insieme, in questo periodo di paura e di precarietà, può sedere ai tavoli del mondo e confrontarsi con le altre grandi potenze economiche mondiali: i nostri interlocutori sono Canada, Stati Uniti, India, Brasile, parliamo di economie e Paesi che hanno un profilo demografico imparagonabile rispetto ai 60 milioni di abitanti dell’Italia, che però può essere paragonato a tutti i cittadini dell’Unione europea, 500 milioni di cittadini che vivono secondo insegnamenti di quella che è la storia culturale di questa unione. Noi siamo razionalisti come gli inglesi, siamo idealisti così come il pensiero tedesco, siamo i figli di quella rivoluzione francese che nel 1789 aprì il mondo alla conoscenza dei diritti di libertà, siamo italiani, siamo creativi, portiamo nel mondo un messaggio di originalità, noi su questo dobbiamo puntare, lo dobbiamo fare tutti insieme, per poterci affermare soprattutto nelle politiche energetiche e ambientali, riaffermare il ruolo dell’Europa nella difesa dei diritti civili e sociali. I sovranisti ci vogliono divisi, ci vogliono chiudere nel confine delle Alpi, tra l’altro sottovalutando il fatto che l’export italiano e regionale sta andando benissimo e se ci chiudiamo al mondo sarà anche un danno per le imprese.

La proposta del Pd, vostro alleato, è che il nuovo fiscal compact tenga conto, oltre che del rapporto tra debito sovrano e Prodotto interno lordo, anche della ricchezza finanziaria privata di un Paese, in modo da disegnare tempi di rientro più ragionevoli. La sua posizione in merito?

Sicuramente una posizione condivisibile, non fosse altro perché le famiglie italiane hanno una grande attenzione al risparmio e da sempre sono conosciute come nuclei che sanno affrontare le crisi. D’altra parte, però, va detto che questo confronto con gli altri paesi europei che ci ha fatto capire come la questione del debito pubblico e della rigidità che esso poi determina nelle politiche di governo era un tema che doveva essere un tema da affrontare. Io credo che non dobbiamo pensare all’Europa come un qualcosa che ci ha imposto delle politiche, ma come a una sorta di specchio rispetto al quale noi abbiamo potuto vederci e confrontarci con le altre nazioni europee e con altri modelli che non fanno del debito la loro prima scelta in ordine alla politica e all’amministrazione e che utilizzano il debito per sostenere gli investimenti, ma sapendo che alla fine di un periodo di bilancio deve esserci un equilibrio tra ciò che si spende e ciò che si incassa con la fiscalità e credo che in questo senso si possa condividere la posizione del Pd, ma rilancio dicendo che l’italiano deve essere responsabilizzato, per guardare con speranza al futuro, senza abbandonarsi alla paura dello straniero, del domani.  Anche l’opposizione apprezza la sua competenza ed equilibrio alla guida della prima commissione bilancio.

Dovesse essere eletto non crede che sarà una perdita per la Regione Abruzzo?

Io credo di no, la mia elezione sarà un rafforzarsi di un territorio in particolare, che è quello in cui opero da più tempo, quello Marsicano, ma al tempo stesso bisogna ricordare che verrebbe eletto il mio collega potenziale Giampaolo Arduini, una persona dalle grandi capacità, che è espressione del territorio aquilano, quindi non ci sarebbe alcuna perdita. Poi credo sia importante trasmettere al cittadino l’idea che ci sia un cursus honorum per poter ambire alle cariche dello Stato e che è bene formarsi prima di potersi candidare  a qualche cosa di più importante e più rappresentativo: credo di aver fatto questo percorso in modo molto umile e in modo coscienzioso, come mi riconoscono anche le minoranze, in questo contesto ci mettiamo a disposizione di un intero territorio.

Il cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi, in questa campagna elettorale, è la riduzione fiscale, secondo lei è sostenibile una flat tax?

Penso che è una proposta incostituzionale e che andrebbe spiegato all’elettore che, prima di mettere in campo un’azione simile, sarebbe necessaria una modifica della Costituzione italiana è una fiscalità che ruba al povero per dare al ricco. Potrebbe esserci, in un’ipotesi immaginifica, un miglioramento, ma il punto è quando accadrebbe questo? Nel periodo iniziale chi garantisce i servizi, chi da’ copertura a questo debito così importante che l’Italia si trova a dover gestire? È evidente che lo scotto maggiore verrebbe pagato da chi è in difficoltà, mentre i ricchi sarebbero semplicemente più ricci, inoltre, che questa ricchezza venga rimessa in circolo nel sistema economico italiano è tutto da dimostrare.