CHIETI – Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale di Chieti ha annunciato che non prenderà parte alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Chieti in programma il prossimo 8 gennaio, per cui sono tre le liste presentate una di centrosinistra, una di centrodestra e il cosiddetto ‘partito dei sindaci’.
Un no a quelle che vengono definite alle “elezioni farsa”.
E invita i consiglieri comunali che si riconoscono nel Partito, “a lanciare un messaggio di forte preoccupazione a Governo e Parlamento non andando a votare l’8 gennaio 2017”.
L’appello porta la firma del portavoce provinciale di Chieti di Fdi-An, Antonio Tavani, il quale evidenzia che la Provincia di Chieti ha quasi 2 mila chilometri di strade dissestate e 50 Istituti Superiori, gran parte dei quali a rischio sismico.
“Da qualche anno – dice fra l’altro Tavani – le Province sono state identificate, nei trattati giornalistici sulla ‘casta’, come esempio di spreco e inefficienza, massacrate da una campagna stampa e partitica trasversale senza precedenti e presto diventate il sacrificio sopportabile da parte della politica nazionale, l’agnello sacrificale da immolare sull’altare demagogico dei costi della politica. In realtà, non erano altro che l’anello debole della catena della spesa pubblica, quello che si pensava di poter tagliare senza eccessivi problemi. L’esperienza dell’ente di secondo livello, voluta da Renzi, è fallita e la parola deve tornare ai cittadini che dovranno essere di nuovo chiamati ad eleggere gli amministratori della propria Provincia. L’ente che invece dovrà essere profondamente trasformato e riformato è la Regione che dalla sua istituzione, datata 1970, ha causato un’impennata del debito pubblico dovuta a costi insostenibili, ad una burocrazia pesantissima e ad una generale inefficienza”.
Infine, una riflessione politica: “Nel momento in cui il Pd esce massacrato e diviso dall’esito e dalla campagna del 4 dicembre – conclude Tavani – quello che si ostina a auto-denominarsi centrodestra non riesce a fare altro che due liste, divise anch’esse, frutto di logiche che non appartengono ai bisogni e alle preoccupazioni per le Province-fantasma”.






