L’AQUILA – Nazario Pagano fuori dalle candidature per le politiche del prossimo 25 settembre.
Dopo lo scippo del collegio blindato uninominale in Abruzzo a favore delle Marche per decisione dei vertici nazionali, sul 65enne coordinatore regionale abruzzese di Forza Italia si starebbe per abbattere un’altra tegola: da Roma, da fonti bene informate del centrodestra nazionale, in queste ore, nel pieno delle riunioni fiume di tanti partiti alla ricerca della difficile quadra tra oggi e domani per i pochi posti a disposizione a fronte di richieste fuori controllo, è rimbalzata l’ indiscrezione che il senatore uscente non figura tra i ricandidati neppure come capolista al proporzionale alla Camera dei deputati, l’unico seggio che dà delle possibilità di elezione di un azzurro abruzzese in parlamento.
Tutto ciò, sempre secondo la stessa fonte, a meno di clamorosi stravolgimenti dell’ultima ora, perché oggi, giornata decisiva nella compilazione delle liste da presentare tra oggi e domani fino alle 20, sicuramente ci saranno altri tentativi di cambiare l’amara realtà per gli azzurri in Abruzzo.
Anche da parte dello stesso Pagano, peraltro molto arrabbiato con i decisori, in particolare con il coordinatore nazionale, Antonio Tajani, da giorni in pressing sui vertici azzurri che però non lo hanno ricevuto, insieme all’altro uscente del partito, il deputato pescarese Antonio Martino, 46 anni pescarese, e il presidente del Consiglio regionale abruzzese, Lorenzo Sospiri, 47 anni, anche lui pescarese: i due sarebbero i candidati, il primo capolista alla Camera, il secondo al Senato, con la “promessa” di subentrare a Pagano nella guida del partito dopo le elezioni.
Ma sulla candidatura al proporzionale alla Camera nelle ultime sul tavolo nazionale si sarebbe anche fatta largo la ipotesi di un paracadutato da Roma. Se si tornasse alla gestione Pagano, i candidati sarebbero lo stesso coordinatore alla Camera e il capogruppo azzurro in Consiglio regionale Mauro Febbo.
Comunque, i problemi in questi momenti decisivi dai tratti anche drammatici, non ci sono solo in casa azzurra ma in buona parte del centrodestra dato per vincente alle elezioni. A differenza di Pd e M5S che hanno chiuso la partita, tutto sembra in alto mare negli altri partiti. E non senza polemiche.
Mal di pancia si registrano nella Lega i cui vertici, tra cui il coordinatore regionale e deputato uscente, Luigi D’Eramo, e il vice presidente della Giunta regionale, Emanuele Imprudente, sono a Milano per le decisioni ufficiali. Con tanto di minacce di abbandono del partito dei soliti noti che lavorano sotto traccia e non ci mettono la faccia ufficialmente salvo poi rimettersi in carreggiata come se nulla fosse accaduto.
Ad innescare critiche nei giorni scorsi, come detto non ufficiali, la candidatura nell’unico collegio uninominale in Abruzzo, quello di Chieti, del senatore uscente e big nazionale Alberto Bagnai, docente dell’Università D’Annunzio Chieti-Pescara.
Nelle ultime ore il malcontento si è fatto largo per via della ipotesi di candidatura come capolista al Senato, un posto non sicuro ma neppure perso in anticipo, del capogruppo in consiglio regionale, Vincenzo D’Incecco, uomo forte della politica pescarese vicino a D’Eramo. Secondo quanto si è appreso, il disappunto nascerebbe dal fatto che a sostituire D’Incecco sarebbe un esponente non in linea con il Carroccio, Carla Ricci, moglie del sindaco di Pianella, Sandro Marinelli, amministratore vicino all’ex dirigente della Lega, Gianfranco Giuliante, uscito dal partito in aperto contrasto con il coordinatore regionale D’Eramo: l’ex An e assessore regionale del Pdl, accusato di aver fomentato l’abbandono dei consiglieri regionali Simone Angelosante e Antonio Di Gianvittorio, dopo aver fondato un movimento civico sarà candidato con Italia Viva come annunciato un una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche il primo cittadino di Pianella.
A fomentare la critica, mai uscita pubblicamente, sarebbe anche il consigliere regionale del Carroccio Luca De Renzis, anche lui pescarese, entrato a palazzo dell’Emiciclo in surroga di Nicoletta Verì, nominata assessore. Ma secondo quanto si è appreso, i diretti interessanti, sia De Renzis, sia Marinelli sia sua moglie, avrebbero smentito le voci di dissidi con messaggi chiari inviati ai vertici della Lega. Comunque, anche in questo caso nulla è stato deciso ufficialmente.
Come capolista al Senato, è in gioco anche il presidente del consiglio comunale di Pescara, Marcello Antonelli. In casa Carroccio, certa la sola candidatura del coordinatore regionale e deputato uscente D’Eramo come capolista al proporzionale della Camera. Al secondo posto dovrebbe andare un big nazionale già candidato in una uninominale in un’altra regione di cui non è trapelato il nome, al terzo dovrebbe andare l’altro uscente abruzzese Antonio Zennaro, passata alla Lega dopo la elezione nel M5S. In lizza rimangono il deputato uscente Giuseppe Bellachioma e il consigliere regionale Sabrina Bocchino.
Riunioni fiume anche il casa Fdi, il partito più forte della coalizione di centrodestra e quello destinato ad eleggere più candidati, addirittura sei, tra nei collegi uninominali, il primo e il secondo al proporzionale alla Camera e il capolista al Senato. È proprio per questo oggetto di attenzioni da Roma per l’invio di paracadutati.
Bocche cucite in questa fase decisiva da parte dei dirigenti regionali, tra cui il coordinatore regionale, Etelwardo Sigismondi, tra i nomi sicuri di un posto in parlamento. A riprova della fase decisiva, il governatore, Marco Marsilio, primo presidente di regione di Fdi, con un wa fa sapere: “Non parlo di elezioni e di liste di candidati fino a quando non verranno presentate. Ogni comunicazione sull’argomento è riservata alla direzione nazionale”.
Nel partito di Giorgia Meloni, sicuro della candidatura blindata l’assessore regionale al Bilancio Guido Liris, ex vice sindaco dell’Aquila, che potrebbe correre come capolista alla Camera. Poi in lizza Antonella Ballone, presidente della Camera di commercio Gran Sasso d’Italia, rampolla della nota, omonima, famiglia a capo del colosso dei trasporti, Guerino Testa, consigliere regionale. Secondo quanto si è appreso, non sarà della partita un paracadutato, il direttore generale della Banca del Fucino, Mauro Masi.
Tra i centristi di centrodestra, coalizione della quale tra agli altri fanno parte Noi con l’Italia e Udc, non scenderanno in campo il più volte parlamentare teramano Paolo Tancredi e il sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio. Al proporzionale alla Camera dovrebbero correre il consigliere comunale dell’Aquila Daniele D’Angelo come capolista, poi Manuela Fini, Maria Stella D’Orazio. Capolista al Senato Andrea Maria Colalongo.
Tornando agli accadimenti in Forza Italia, per Pagano si tratterebbe di una bocciatura definitiva nel senso che dopo l’estromissione dalle liste dei candidati potrebbe arrivare il benservito per il 65enne ex consigliere regionale e presidente del Consiglio regionale anche dal coordinamento regionale, una poltrona spesso traballante nel corso degli ultimi anni, in particolare negli ultimi tempi soprattutto a causa di rilievi, emersi anche dalla base, di una gestione troppo personalistica e poco condivisa.
La conseguenza di questo “pacchetto” sarebbe il via libera alla linea giovane e quindi del rinnovamento affidata ai due pescaresi, l’imprenditore Martino, Sospiri, uomo forte della politica abruzzese nipote dell’indimenticato Nino, più volte parlamentare e sottosegretario. Il primo giocherebbe la carta della Camera, il secondo quella non produttiva al Senato, ma al termine delle elezioni avrà il coordinamento del partito con la mission di rifondare un partito che in Abruzzo vanta una buona tradizione fatta di percentuali di consenso a doppia cifra.
Naturalmente, quanto sta accadendo in Abruzzo non è un caso isolato: neanche in Trentino e nel Friuli gli azzurri hanno il collegio blindato uninominale e nel corso delle ore stanno maturando esclusioni eccellenti, come ad esempio quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla editoria Giuseppe Moles, in Basilicata sacrificato per fare posto nel collegio sicuro al presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. (b.s.)






