CASTELVECCHIO CALVISIO – Voglia irrefrenabile di buttarsi in politica, o solo una ghiotta occasione per usufruire dell’aspettativa retribuita?
Fa molto pensare la singolare composizione della lista “Tricolore” che si è presentata a Castelvecchio Calvisio (L’Aquila) composta da agenti delle forze di polizia originari di Teramo e Ascoli Piceno e che ha schierato come candidato sindaco il 31enne Roberto Di Pietrantonio, nato a San Benedetto del Tronto, tutt’altra parte geografica rispetto al paesino dell’Aquilano.
Anche gli altri candidati alla carica di consigliere comunale non sono meno ‘forestieri’: Paolo Di Bernardo (32 anni, nato a Teramo), Gaja Galante (21 anni, nata a Teramo), Andrea Di Berardo (28 anni, nato a Teramo), Maria Giuliana Angelini (61 anni, nata ad Ascoli Piceno), Antonio Di Pietrantonio (68 anni, nato a Bisenti), Fabio Gaspari (31 anni, nato ad Ascoli Piceno), Romano Gaspari (62 anni, nato ad Ascoli Piceno).
Tricolore è stata l’unica lista a presentarsi nel paesino, che conta 158 residenti effettivi e 119 all’estero, iscritti all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero). Un totale di 277 elettori di cui solo 5 si sono recati alle urne: l’unico candidato Di Pietrantonio, ha incassato 1 solo voto valido, a fronte di 2 schede bianche e 2 nulle.
Potrebbe sembrare un flop disarmante, il risultato di una campagna elettorale disastrosa.
Oppure le ragioni di questa “originale” candidatura potrebbero ritrovarsi nella legge 121 del 1981. Un simbolo di italici vantaggi che concede a tutte le forze di polizia, in caso di candidatura, un mese di aspettativa retribuita per esigenze di campagna elettorale.
Una norma di certo non nuova per gli addetti al settore. In Italia si ricordano dei casi singolari: nel maggio 2013 nel carcere di Augusta, in Sicilia, si sono candidati una quarantina di agenti aspiranti a un posto di consigliere comunale. Il record spetta però Castellino del Biferno, 660 abitanti in provincia di Campobasso: su quattro liste ben tre erano formate al 90 per cento da agenti carcerari. Ancora: nel 2007 al supercarcere di Larino, si candidarono ventisei agenti su un totale di 134.
Tutti mossi, molto probabilmente, dall’opportunità di poter restare lontani dal lavoro per 30 giorni dal momento dell’accettazione della candidatura.
Basta non scegliere i comuni con meno di 1000 abitanti, in cui non c’è l’obbligo di raccogliere le firme per la formazione di liste, e il gioco è fatto.
La legge recita anche che gli appartenenti alle forze di polizia “non possono prestare servizio nell’ambito della circoscrizione nella quale si sono presentati come candidati alle elezioni, per un periodo di tre anni dalla data delle elezioni stesse”. Ecco spiegato il motivo per cui, molto spesso, si scelgono elezioni “lontane” rispetto alla zona di residenza.
SPRECO DI RISORSE PUBBLICHE
Gli sprechi di risorse pubbliche, in questo caso, sono importanti e, soprattutto in periodo di spending review, molto fastidiose. Oltre alle risorse spese per le aspettative lavorative in nome di presunte campagne elettorali, ci sono da considerare anche i soldi pubblici che vengono impiegati per lo svolgimento delle elezioni.
Nel caso di Castelvecchio Calvisio, infatti, se la lista Tricolore non si fosse presentata, le consultazioni non si sarebbero svolte. Invece: il Comune ha dovuto inviare centinaia di cartoline ai residenti all’estero per farli votare. E poi i soldi per lo svolgimento tecnico delle elezioni sul posto: oltre al materiale, i 750 euro per i compensi del presidente di seggio (a cui spettano 150 euro) il segretario e i quattro scrutatori (120 euro ognuno).
NESSUN CANDIDATO DEL POSTO
Dalle elezioni nel paesino aquilano è anche emerso un dato che fa riflettere: nessuno tra le persone del posto ha voluto candidarsi.
Il motivo: innanzitutto le troppe responsabilità, come spiega il sindaco uscente Dionisio Ciuffini: “I piccoli comuni si trovano in mezzo a un mare di guai: c’è carenza di strutture, di personale, di risorse, pur avendo le stesse competenze che hanno i grandi comuni. Per non considerare il caos normativo sulla ricostruzione. I sindaci sono esposti a problematiche e responsabilità che nei grossi comuni vengono distribuite tra i dirigenti”.
“Noi amministratori – spiega ancora – con il crearsi di forti interessi legati alle risorse disponibili per la ricostruzione, siamo oggetto di denunce, esposti… Io personalmente non ho voluto candidarmi e non lo farò neanche alla prossima tornata elettorale. Voglio bene al paese e cercherò di collaborare per trovare qualcuno, ma io mi fermo qui”.
Fino a nuove elezioni il comune sarà retto da un commissario prefettizio che rimarrà in carica un anno, fino all’indizione delle nuove elezioni. Sempre che ci sia qualcuno che veramente voglia candidarsi.



