L’AQUILA – È partito il rush finale per la formazione delle liste per le consultazioni politiche del 24 e 25 febbraio: con la scadenza fissata tra una settimana è corsa senza quartiere al posto utile per la elezione in uno dei due rami del Parlamento.
In casa centrodestra si registra l’attivismo del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che sta partecipando in prima persona ai tavoli romani dove siedono i fedelissimi di Silvio Berlusconi, tra tutti l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, l’abruzzese Gianni Letta, il portavoce Paolo Bonaiuti e il deputato Denis Verdini, coordinatore nazionale del partito.
Una circostanza ben nota dentro gli ambienti del Pdl, tanto che quattro assessori regionali, Gianfranco Giuliante, Mauro Febbo, Luigi De Fanis e Angelo Di Paolo, hanno scritto una lettera aperta alla classe dirigente della coalizione in cui invitano a non usare i buon uffici di Chiodi presso l’ex premier e il suo entourage per ottenere un seggio sicuro.
Un appello che sembra caduto nel vuoto, visto che il governatore si sta spendendo molto per ottenere la riconferma del senatore uscente Paolo Tancredi, uno degli undici parlamentari che il Popolo della libertà incassò nel 2008 e che oggi, secondo una stima fatta in seno al partito, rischiano di scendere a quattro: tre alla Camera e uno al Senato, come sottolineano gli esperti di numeri pidiellini.
Per questo la guerra si è fatta senza esclusione di colpi e i viaggi verso la Capitale sempre più frequenti.
Da un lato ci sono il coordinatore regionale, Filippo Piccone, e il suo vice e collega senatore, Fabrizio Di Stefano, che vogliono far valere la loro posizione dentro al partito e puntano a prendersi i due posti di capolista per Montecitorio e palazzo Madama, dall’altro le “vecchie glorie” e i nuovi pretendenti che sgomitano per farsi strada.
Tra i primi il decano dei parlamentari Sabatino Aracu, che ha chiesto a via dell’Umiltà la deroga al regolamento diffuso per le candidature che stoppa quelli con più di 15 anni di mandato. Tra i secondi il presidente delll’assemblea dell’Emiciclo, Nazario Pagano, e il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, entrambi pescaresi, una provincia che reclama visibilità.
Anche l’onorevole Paola Pelino si sta giocando le sue carte, ma in generale la situazione è in alto mare, con i vecchi capicorrente e colonnelli che hanno perso i favori del Cav e a malapena riescono a garantire se stessi.
Senza contare che sullo scenario, già di per sé caotico, incombe l’incognita dei colpi di teatro, cui Berlusconi non è nuovo: in molti è fresco il ricordo di cinque anni fa, quando lasciò tutti di stucco piazzando Maurizio Scelli al numero uno alla Camera e inventò la candidatura di Daniele Toto, poi transitato in Futuro e libertà.
Nel resto del centrodestra, in Fratelli d’Italia è certo il capolista della Camera, che sarà l’assessore regionale Paolo Gatti, mentre al Senato si fanno i nomi del consigliere regionale Luca Ricciuti o del vice presidente della Provincia di Chieti, Antonio Tavani, che ha incassato l’adesione di diversi sindaci del suo territorio.
Stesso discorso per la Destra, con il coordinatore regionale Luigi D’Eramo “testa di serie” per Montecitorio e Giandonato Morra, assessore della Giunta Chiodi, per palazzo Madama.
Dalle parti dei montiani e nell’Udc è nella fase decisiva lo scontro tra la vecchia guardia, rappresentata dal consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis, dal presidente dimissionario della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, e dal capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, e le new entry Giorgio De Matteis, vice presidente del Consiglio regionale, e Nicoletta Verì, anch’essa consigliere regionale, entrambi ufficialmente candidati in posti utili.
Un braccio di ferro che vede come protagonista persino il leader Udc Pier Ferdinando Casini, sponsor di De Matteis, impegnato a cercare di placare la furia di chi rivendica un diritto di primogenitura.
Liste già chiuse senza particolari conseguenze, invece, nel Partito democratico e in Sinistra ecologia e libertà, che hanno risolto le loro questioni con le primarie: la direzione nazionale ha dato il via libera a Giovanni Legnini e Stefania Pezzopane come numeri uno, rispettivamente, a Camera e Senato.
A seguire tutti gli altri competitori alle consultazioni del 29 dicembre con le uniche eccezioni di Franco Marini e Anna Paola Concia, entrambi abruzzesi, e Yoram Gutgeld, consigliere economico di Matteo Renzi, entrati con la quota “fuori sacco” che si è riservato per il segretario nazionale del Pd e candidato capo del governo per la coalizione di centrosinistra, Pier Luigi Bersani.
C’è, infine, la Rivoluzione civile del magistrato Antonio Ingroia, il cartello che riunirà sotto un unico simbolo Italia dei valori, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi.
Il compito principale cui si stanno dedicando i maggiorenti della neonata formazione è quello di mettere in equilibrio quote nazionali, esigenze locali ed esponenti dei movimenti civici che hanno aderito.
I nomi più quotati sono quelli del capogruppo dell’Idv in Consiglio regionale, Carlo Costantini, e del senatore uscente Alfonso Mascitelli, coordinatore abruzzese dei dipietristi.
Si parla anche di Marco Gelmini, per anni segretario regionale di Prc e attuale numero due del partito, del vice presidente nazionale del Wwf, il teramano Dante Caserta, e del primario in pensione Carlo Ciufelli.
Soluzioni istituzionali sarebbero quelle del capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, o del consigliere aquilano Enrico Perilli.
Non è da scartare l’ipotesi che, oltre a Ingroia, capolista in tutta Italia alla Camera, spunti qualche altro esponente della società civile “paracadutato” per dare appeal alla Rivoluzione del giudice palermitano.





