PESCARA – Mettere la parola fine al “ciclo del berlusconismo in salsa abruzzese”, “condivisione di obiettivi” non solo con il Professore Mario Monti ma anche con chiunque abbia le stesse finalità politiche, perfino il Partito democratico se necessario.

Queste le linee guida dello schieramento di Futuro e libertà per l’Italia, lo schieramento legato allo scisma di Gianfranco Fini dal Popolo della libertà, illustrate ad AbruzzoWeb dal coordinatore regionale nonché candidato alla Camera con il numero 2, Daniele Toto.

Il parlamentare uscente e ricandidato traccia i punti salienti del programma “le riforme innanzitutto”, bacchetta il suo nemico numero 1 Gianni Chiodi contestando la “vanagloria di posizioni populiste e autoreferenziali” e non risparmia strali al suo vecchio partito Pdl, “il rispetto e l’autonomia del territorio sono stati un optional”.

Futuro e libertà, nato da una scissione interna al centrodestra, ha scelto di correre con lo schieramento che sostiene il premier Mario Monti, che nelle ultime ore ha lanciato segnali distensivi nei confronti del candidato del centrosinistra Pier Luigi Bersani, che ne pensa?

Fli ha fatto parte della maggioranza parlamentare che ha sostenuto il governo Monti, dunque è coerente l’alleanza elettorale che lo vede come candidato premier. Quanto ai segnali distensivi verso Bersani, ribadisco quello che ho avuto modo di dire anche in occasione delle amministrative abruzzesi dello scorso anno, ossia che ciò che va verificata è la convergenza su obiettivi che, dunque, devono essere condivisi. Diversamente non sarebbe fruttuoso nessun dialogo con chicchessia. Non mi turbano questi segnali, perché non sono un manicheo, né mi condizionano, perché non mi sento un gregario di nessuno se non di princìpi e di valori.

I sondaggi attestano un recupero della coalizione di centrodestra con l’ipotesi che i “montiani”, al Senato, siano decisivi per le sorti del futuro governo, qual è la vostra posizione?

Vale ciò che ho appena detto. L’ottica con la quale valutare presupposti e potenzialità di dialoghi non è quella del potere, della “messa in sicurezza” di maggioranze che ne consentano l’esercizio ma della condivisione di obiettivi e di logiche di governo. Ancora una volta, questioni di contenuto e di programmi, i terreni esclusivi su cui far valere le proprie posizioni, che siano o no decisive per la formazione di maggioranze. Inciuci e “grosse koalition” di per sé non ci interessano.

Quali sono le aspettative di Fli rispetto al voto degli abruzzesi?

Ottimistiche e fiduciose, anche sulla base del lusinghiero risultato alle Amministrative del 2012. Riteniamo di aver dialogato con gli abruzzesi con serietà, responsabilità e impegno. Non ci siamo stancati di evidenziare anche la vacuità della vanagloria di posizioni populiste e autoreferenziali della maggioranza di centrodestra che governa la regione con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi e senza che il governo nazionale di Berlusconi abbia mosso un dito per rimuovere le inerzie inconcludenti della gestione commissariale della sanità, e mi limito a richiamare le insopportabili liste d’attesa, o della ricostruzione dell’Aquila, per la quale parole di verità sono venute solo dal ministro Fabrizio Barca del Governo Monti, che ci ha svelato il livello “zero” della spesa effettuata sino all’anno scorso per la ricostruzione del nostro capoluogo.

Quali sono i punti fondamentali del vostro programma di governo per l’Italia?

Le riforme, anzitutto, indispensabili per allineare sia le istituzioni sia il Paese alle istanze più moderne, eque e foriere di nuovi traguardi e nuove prospettive per lo sviluppo. Politiche finalizzate alla crescita economica, dopo aver messo sotto controllo i conti pubblici che un anno fa rischiavano una deriva rovinosa; progressiva riduzione della pressione fiscale, con l’allargamento della base imponibile che la lotta all’evasione garantirà. Sostegno alle politiche tese a combattere la disoccupazione. Centralità del tema del Mezzogiorno come priorità del governo e attenzione alle problematiche sociali e della salute in una visione solidaristica e di rispetto dei diritti delle categorie più deboli: anziani, donne, bambini e malati.

Il Pdl in Abruzzo è alle prese con dissensi e scontri, soprattutto dopo la formazione delle liste, in molti accusano il partito di mancanza di confronto interno e di scarsa attenzione ai territori, sembra di risentire le parole di Gianfranco Fini quando fu cacciato dal Pdl, si fosse fatta prima un’analisi approfondita di queste criticità sareste potuti rimanere dentro al partito?

È un po’ il discorso del primato dell’uovo o della gallina. Credo che quell’analisi approfondita non ci sia stata non per sfasatura temporale ma “culturale” e politica. Dei problemi interni del Pdl faccio volentieri a meno di interessarmi. Noto soltanto che, alla faccia degli sbandierati “modelli” abruzzesi, ingenuamente rivendicati davanti ai corregionali, e delle complimentose cerimonie di facciata, il rispetto concreto e sostanziale della dignità e dell’autonomia del territorio sia apparso un optional specie per quel partito.

Il sistema elettorale delle Regionali, a turno unico, tende a far aggregare i partiti in coalizioni ampie, come intendete organizzarvi? Anche per la prossima consultazione pensate di andare da soli come centristi con un vostro candidato autonomo dai due schieramenti maggiori?

Credo che sia un po’ prematuro anticipare ipotesi che devono ancora scontare i mutamenti di scenario nello scacchiere politico che le prossime elezioni nazionali introdurranno. Lo stesso centro si avvierà a costituire un Gruppo unico in Parlamento e questo, insieme all’espressione della volontà popolare, innescherà dinamiche nuove rispetto alle quali dovranno misurarsi decisioni e scelte per l’appuntamento elettorale regionale di fine anno, all’esito del quale sono comunque convinto che si chiuderà anche da noi il ciclo del berlusconismo in salsa abruzzese.