Ad accendere i fari sulla questione, è stato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, nella sua prima conferenza stampa in diretta facebook di mercoledì. Prima che il presidente della Regione, Marco Marsilio, annunciasse lo stop dei cantieri, con l’ordinanza prevista per la giornata di oggi, valida in tutto l’Abruzzo.
Per quel che riguarda il territorio aquilano, la necessità della chiusura era stata sollecitata dalla Asl provinciale aquilana, per minimizzare bloccare nel territorio il pendolarismo quotidiano di maestranze, tecnici ed imprenditori”, alla luce della difficoltà di controllare il fenomeno al fine di evitare l’eventuale aumento di contagi al coronavirus.
L’istanza è stata presentata, tra gli altri, al sindaco Biondi, inizialmente titubante per lo stop, chiesto invece dal consigliere regionale aquilano del Pd Pierpaolo Pietrucci. Anche i costruttori, alla luce della emergenza, si sono detti d’accordo con la chiusura “per il Paese e la salute dei lavoratori e degli imprenditori”, a patto che però ci sia la copertura dei salari con la cassa integrazione speciale.
La questione è però di carattere più generale e di prospettiva, ben di là rispetto al chiudere o meno i cantieri per un mese o due.
Il sindaco ha dato voce ad una preoccupazione che oramai comincia a serpeggiare nel cratere sismico, tra addetti ai lacvori e cittadini che attendono che la casa dopo dieci anni gli venga finalmente restaurata e riconsegnata.
Il governo è pronto a mettere in campo non meno di 25 miliardi di euro per risollevare il sistema Paese. E non è ipotesi peregrina che si verifichi una stretta al processo di ricostruzione posts-sismico abruzzese, che ha ancora bisogno di 4 miliardi per completare l’opera, visto che sono agli sgoccioli i fondi programmati con al finanziaria del 2015.
“Questa emergenza richiederà moltissime risorse allo stato – ha spiegato il sindaco – e sappiamo perfettamente che nel frattempo finiranno gli stanziamenti fin ora assegnati”.
E ammette: “Credo che sarà molto più complicato d’ora in avanti andare a reclamare ulteriori risorse”.
Vero è aggiunge il sindaco, che “emergenze nuove non deve far distogliere l’attenzione dalle emergenze vecchie”. Ma questo potrebbe essere solo un auspicio, che poi non è detto che si verifichi.
Da qui una priorità, che a ben vedere non è tanto nuova: accelerare il processo, procedere a quei commissariamenti degli aggregati “inerti”, per cui solo da un paio di mesi è stato istituto l’albo dei commissari deputati ad accelerare il processo. Ma sono pochissimi, dati ufficiali non ce ne sono, quelli entrati a regime.
“Appena questa emergenza sarà finita – ha spiegato il sindaco – dovremo fare tutte le azioni di cui siamo capaci per sostenere l’economia locale ed è per questo che ho chiesto di predisporre delle lettere di diffida per i presidenti di consorzio che ancora non consegnano ancora le schede parametriche parte seconda. Questi ritardi sono oramai diventati intollerabili. Parliamo di circa 300 progetti, per un valore di mezzo miliardo di euro. Se noi nel corso di quest’anno riuscissimo ad istruire i contributi per tutti questi progetti immetteremo nell’economia locale mezzo miliardo di euro, ora più che mai necessari per superare la crisi che l’emergenza coronavirus inevitabilmente determinerà”.
Facendo seguito al diktat del sindaco Il settore Ricostruzione privata centro e frazioni del Comune dell’Aquila ha ieri confermato che in questi giorni partiranno le prime venti diffide ai consorzi degli aggregati, affinché inoltrino entro quindici giorni il progetto parte seconda.
Come ha spiegato l’assessore alla Ricostruzione privata, Vittorio Fabrizi, “si tratta di quei consorzi cosiddetti ‘silenti’, cioè che ormai da molto tempo non producono il progetto parte seconda, fondamentale per avere il via libera all’impiego del contributo per iniziare i lavori di ricostruzione – hanno spiegato Biondi e Fabrizi – la diffida avrà valore a tutti gli effetti in quanto, anche in questo momento così delicato in cui l’emergenza coronavirus sta inevitabilmente e necessariamente rallentando o fermando le attività, tale documentazione va presentata per via telematica”.
Il sindaco ha anche assicurato che “in questo periodo i dipendenti del settore, potendo operare anche usufruendo del lavoro agile, saranno nelle condizioni di poter smaltire questo tipo di pratiche più celermente, in modo tale da poter aprire nuovi cantieri una volta terminata l’emergenza coronavirus”.



