L’AQUILA – “Cgil, Cisl e Uil insieme hanno protestato proprio l’altro giorno sotto Montecitorio, perché io non lo definirei ‘Sblocca cantieri’, questa è una fake news, se ci fossero cantieri fermi avrebbe senso intervenire per farli ripartire, con proposte che già sono in campo a partire dalla salvaguardia delle imprese più importanti che sono in difficoltà”.
Così il segretario generale nazionale della Fillea Cgil, Alessandro Genovesi, intervenendo oggi all’Aquila al convegno “Il lavoro edile nei cantieri dei crateri sismici e nella regione. Esigenza di legalità e proposte di legge per un settore trasparente e sicuro”, promosso dal sindacato a dieci anni dal terremoto dell’Aquila.
“Oggi il vero ‘Sblocca cantieri’ sarebbe uno strumento che permetta meno passaggi burocratici dal Cipe alla progettazione esecutiva, tutto questo non c’è, ma c’è una serie di norme che riproducono la vecchia legge Lunardi, cioè il ‘General contractor’, ovvero chi progetta, esegue e collauda è la stessa persona, è come chiedere all’oste se il vino è buono; aumenta poi la percentuale di subappalto, noi abbiamo adesso il 30% massimo di opere subappaltabili, il decreto di riforma le porta al 50%, questo vuol dire che in un cantiere ci saranno fino a 15-16 imprese che operano, in cui il lavoratore avrà difficoltà a capire perfino per chi lavora e in cui si proporrà il problema della sicurezza, perché senza coordinamento un cantiere è un ambiente complesso e pericoloso; c’è per esempio il ritorno al massimo ribasso, una delle più grandi disgrazie del nostro paese è proprio il fatto che una persona per vincere una gara può fare il massimo ribasso e dove risparmia? Mettendo un po’ di sabbia, gli operai lavorano 40 ore, ma vengono pagati per 20, per questo noi lo abbiamo chiamato ‘Sblocca porcate'”.



