L’AQUILA – Non raggiungono la sufficienza per sostenibilità ambientale i quattro capoluoghi di provincia abruzzesi e in regione c’è chi parla di “dati allarmanti” per quanto riguarda la dispersione nelle reti idriche.
Lo rivela la trentaduesima edizione del report “Ecosistema Urbano”, realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 Ore, che fotografa l’insieme delle città capoluogo dal punto di vista delle performance ambientali e ci racconta un Paese fatto di realtà urbane sempre più affaticate dalle tante e solite criticità.
I parametri che determinano la classifica delle performance ambientali dei Comuni quest’anno sono 19 (erano 20 nella passata edizione) e prevedono l’assegnazione di un punteggio massimo teorico di 100 punti, costruito caso per caso sulla base di obiettivi di sostenibilità. I
punteggi assegnati per ciascun indicatore identificano il tasso di sostenibilità della città reale rispetto a una città ideale (non troppo utopica visto che esiste almeno un capoluogo che raggiunge il massimo dei punti assegnabili per ognuno degli indici considerati). Come sempre nello studio, gli indicatori selezionati per la graduatoria complessiva dei 106 capoluoghi esaminati coprono sei componenti ambientali presenti in città: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.
Per quanto riguarda l’Abruzzo, prima nellca classifica regionale ma 55esima in quella nazionale, è Teramo con un punteggio del 54,99%, seguita al 59esimo posto da Chieti con il 54,29%, al 71esimo da Pescara al 49,76% e al 78esimo dall’Aquila, al 47,86%.
Il capoluogo regionale perde tre posizioni rispetto al 2024 e risulta il peggiore in Abruzzo.
Ma intanto, si legge nel parrto, “il 100% resta lontanissimo e nessuna città riesce quest’anno a toccare nemmeno l’80% (nella passata edizione solo Reggio Emilia ci riuscì) e la soglia dei 75 punti su 100 viene superata dalle prime due: Trento (prima con 79,78 %) e
Mantova (seconda con 78,74%), nella passata edizione erano invece quattro le città al di sopra dei 75 punti su 100. I 70 punti su 100 sono invece raggiunti o superati da appena sei città (erano 14 nella passata edizione, 11 due anni fa, 8 tre anni or sono), come fu nell’edizione 2021 del rapporto. Come nelle ultime edizioni le prime dieci sono principalmente capoluoghi del nord del Paese, principalmente centri di medie dimensioni (Trento, Bergamo, Bolzano, Reggio Emilia, Parma, Rimini e Forlì), qualche piccola (Mantova e Pordenone), e la ‘grande’ Bologna, che si conferma anche quest’anno nella top ten perdendo però una posizione (era ottava e quest’anno è nona)”.
“In fondo alla graduatoria invece troviamo tanti capoluoghi del meridione: nelle ultime dieci ci sono nove (erano 8 nella scorsa edizione) città del Sud Italia. Sono otto i capoluoghi che non arrivano a toccare nemmeno il 35% del punteggio (erano cinque lo scorso anno) e in tre casi (Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone) restano lontani anche dai 25 punti su 100 (lo scorso anno una sola città non riuscì ad arrivarci).
È evidente già da questa veloce analisi l’appiattimento complessivo verso il basso delle performance ambientali e come le principali città del Paese fatichino sempre di più sia a rispondere alle emergenze urbane che a programmare interventi radicali tesi al raggiungimento di livelli accettabili di sostenibilità e contrasto alla crisi climatica in ambito urbano”.
In una nota Sinistra Italiana Abruzzo osserva: “Nella parte bassa della classifica delle performance ambientali sostenibili, ci sono soprattutto L’Aquila e Pescara, rispettivamente al 78esimo e al 71esimo posto su 106 città capoluoghi italiani sotto osservazione, nel report che ha tenuto conto di 19 indicatori distribuiti in 6 aree: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia”.
Per Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo: “Allarmante soprattutto il dato relativo alla dispersione nelle reti idriche: nelle reti colabrodo pescaresi la dispersione di acqua è al 60%, all’Aquila al 63.4%, la dispersione nelle reti idriche di Chieti è al 48%. È evidente che l’acqua rappresenta il grande problema dell’Abruzzo, su cui si deve seriamente investire, come del resto da anni vediamo con l’ormai ciclica emergenza idrica estiva. Come AVS è per noi centrale riorganizzare il sistema idrico abruzzese, per un servizio pubblico efficiente e di qualità, respingendo al mittente qualunque tentativo di privatizzazione del nostro bene comune, che è l’acqua”.
Una considerazione che arriva dopo giorni di scontri sulla riforma della gestione del ciclo idrico in Abruzzo (Qui il link), in particolare con una battaglia politica in atto sul numero delle società di gestione ma, soprattutto, sullo status di acqua pubblica, sancito da un referendum, oppure privatizzata, alla luce delle future possibili gare, scontri poi smentiti (Qui il link)
“Ma in generale le pagelle restano sotto la soglia della sufficienza: L’Aquila ottiene un punteggio del 47.86% (al 78esimo posto in Italia), Pescara del 49.76% (al 71esimo posto), vanno un po’ meglio Chieti che ha un voto di 54.29% (al 59esimo posto), Teramo di 54.99% (al 55esimo posto)”, conclude Sinistra italiana.
In una nota il Partito democratico dell’Aquila sottolinea “la gravità dei dati” e definisce “desolanti” i risultati relativi ai parametri di diretta competenza dell’amministrazione comunale: 96esimo posto per dispersione idrica, 81esimo per raccolta differenziata, 60esimo per trasporto pubblico e 104esimo per tasso di motorizzazione.
“Una fotografia che racconta una città in direzione contraria rispetto alle sfide della sostenibilità”, si legge nel comunicato dem. Tra i pochi aspetti positivi, il Pd rileva “una buona qualità dell’aria e un’ampia disponibilità di spazi verdi”, ma evidenzia un quadro generale “a tinte fosche”.





