Il Sole 24 ore e Legambiente hanno pubblicato l’annuale rapporto sulla qualità dei 103 capoluoghi italiani.
In aumento lo smog, con 43 città che “vantano” livelli di diossido di carbonio oltre i livelli di guardia, mentre si registra un lievissimo calo sui picchi d’allarme delle polveri fini (PM10), con 24 comuni in cui è stato superata la soglia d’allarme sanitaria (nel 2005 erano stati 26).
La classifica della qualità della vita vede in testa Bolzano (la meno peggio), seguita da Mantova, La Spezia, Parma, Trento e Pisa, mentre molti centri del sud occupano anche quest’anno le ultime posizioni. Relativamente ben piazzate, per contro, Salerno (21a) e Avellino (34a). La maglia nera se l’aggiudica L’Aquila.
Un disastro le grandi città, la prima delle quali è Bologna (19a), seguono poi Genova (27a), Firenze (40a), Roma (60a), Milano (62a), Napoli (67a), Torino (69a) e Palermo (85a).
Ci sono dunque anche alcune inattese sorprese, come il peggior posizionamento di Torino rispetto a Napoli e Milano, forse in parte imputabile al “carico” ambientale indotto dalle Olimpiadi invernali di quest’anno.
Mentre nelle altre città europee qualche passo avanti è stato fatto, in Italia trionfa l’immobilismo.
La classifica tiene conto di fattori come la qualità dell’aria e delle acque, la gestione dei rifiuti, il livello dei servizi di trasporto pubblici, gli spazi verdi e gli abusi edilizi. In totale sono utilizzati 125 indicatori che concorrono a determinare la percentuale di sostenibilità dei diversi comuni. Bolzano totalizza il 69,43%, su un massimo di 100% che costituirebbe la misura di una città “sostenibile, ideale e non utopica”.
La media nazionale nella separazione dei rifiuti resta ancorata a percentuali ridicole (21,7%), benché la legge abbia fissato da tempo l’obiettivo (timido) del 35% per i Comuni.
In questo quadro complessivamente desolante, scende il numero delle automobili possedute (-400’000), ma apparentemente non il numero delle automobili circolanti: non un segno di una cresciuta sensibilità ambientale negli stili di vita, ma piuttosto il sintomo dell’impoverimento che sta colpendo l’Italia ormai da alcuni anni.
Qui di seguito, la classifica completa.





