L’AQUILA – “In Africa purtroppo la situazione peggiora di giorno in giorno, i Paesi africani dovrebbero provare a chiudere le frontiere in uscita e in entrata. In pratica, serve la messa in quarantena. E in Europa occorrono controlli massicci sui viaggiatori da e per l’Africa”.

Questa la ‘ricetta’, per evitare guai con l’epidemia di Ebola, di Sergio Tiberti, docente di Igiene del dipartimento di Medicina dell’Università dell’Aquila, fresco di nomina a componente del Comitato scientifico del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm). 

“Stando a quanto dichiarato dalla Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), da più di 40 anni non scoppiava un’epidemia di ebola come quella che si sta concretizzando nel mondo – spiega Tiberti ad AbruzzoWeb – D’altra parte, in Africa si lamuore di Ebo, ma è come se fosse un fenomeno di auto eliminazione della malattia. Qui, però, siamo in presenza di un virus di portatori sani, i pipistrelli, che non muoiono e che lo attaccano alle scimmie mordendole. E quella di scimmia è una carne che si mangia in diversi parti del mondo, specie in quei luoghi in cui è forte la presenza di africani. Qualche giorno fa, per capirci, in Inghilterra c’è stato un maxi sequestro di carne di scimmia. Il virus, insomma, non si ‘passa’ respirando, come avviene per l’influenza”.

“Ma il pipistrello può anche mordere la frutta, quindi i rischi aumentano”, specifica Tiberti.

A spaventare è il tasso elevatissimo di mortalità, che può arrivare al 90 per cento. “L’Italia al momento è salva, ma i controlli e il livello di attenzione evono essere continui e molto elevati”.

Per Tiberti, dunque, “in Africa è il caso di pensare a un periodo di quarantena, anche se nel caso dell’ebola si parla di un periodo di ‘gestazione’ che va dai 2 a i 21 giorni. Dovrebbe tornare in auge il vecchio concetto di ‘quarantena’, anche se qui si parla di una ventina di giorni di gestazione, dai due ai ventuno giorni. La sintomatologia è simile a quella della malaria, ma di malaria ormai si muore raramente. L’ebola, invece, è letale”.

In Europa, prosegue il progessore, “vanno monitorate le frontiere. Chi ha contratto l’ebola e ad esempio impiega due giorni ad arrivare in Italia via mare, magari col barcone utilizzato dai clandestini, la porta qui in Italia al cento per cento, ma bisogna fare molta attenzione anche ai voli aerei. Se prendi l’ebola in Sierra Leone e sbarchi a Roma, i sintomi già sono ‘scoppiati’. Quindi, controlli elevati e massima attenzione”.

Non va dimenticata l’assenza di un vaccino anti-ebola.

“Esiste un siero, sperimentale, che pare abbia dato qualche risultato negli Stati Uniti – dice Tiberti a tal proposito – ma ne sono stati sintetizzati soltanto due grammi, qui servirebbe invece una produzione massiccia del farmaco”. Roberto Santilli