L’AQUILA – Gigi Proietti è morto oggi, nel giorno del suo compleanno: il grande attore e regista romano, avrebbe compiuto 80 anni.

Si è spento in una clinica della capitale intorno alle 5.30, le sue condizioni si sono aggravate ieri sera, quando è stato ricoverato in terapia intensiva per problemi cardiaci.

Proietti, in una carriera lunga oltre 50 anni, durante i quali ha spaziato dal cinema al teatro, ha vissuto un legame molto forte con L’Aquila e L’Abruzzo, dove è stato anche direttore del Teatro stabile d’Abruzzo.

“Nelle prime ore del mattino – spiega la famiglia – è venuto a mancare all’affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Ne danno l’annuncio Sagitta, Susanna e Carlotta. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie”.

Scrive il presidente della Regione, Marco Marsilio sul suo profilo facebook: “Un ultimo scherzo. Questa volta l’ha fatto al destino, andandosene proprio il giorno del suo compleanno.
Piangiamo la scomparsa di Gigi Proietti, legatissimo al teatro abruzzese, in particolare a quello dell’Aquila in cui era stato dapprima attore esordiente negli anni ‘70 per arrivare poi alla direzione del Teatro Stabile a fine anni ‘80. Addio, maestro. Ogni risata, oggi, la rivolgiamo al cielo in tuo onore”.

L’attore si è donato completamente al pubblico, regalando brillanti fiction e spettacoli teatrali. Tra le perle che lo hanno visto protagonista ricordiamo il film del 1976 Febbre da cavallo, dove interpretava lo scommettitore Mandrake.

Uno dei ruoli per cui è più amato è stato sicuramente quello del Maresciallo Rocca.

Ma è stato anche il protagonista della fiction Una pallottola nel cuore. Nel suo curriculum anche film come Languidi baci, perfide carezze e Chi dice donna dice donna.

Inoltre, ha interpretato San Filippo Neri nella miniserie Preferisco il Paradiso. Le ultime esperienze cinematografiche lo hanno visto nel cast del film di Neri Parenti Ma tu di che segno 6?, de Il premio di Alessandro Gassmann e, nel 2019, di Pinocchio di Matteo Garrone.

IL RICORDO DEL TEATRO STABILE D’ABRUZZO

Rimarrai per sempre nei nostri cuori, consegneremo alle nuove generazioni il tuo ricordo continuando a stupirci del tuo senso per la scena, del tuo essere Teatro.”

Così il Teatro Stabile d’Abruzzo saluta Luigi, Gigi, Proietti che ha lasciato questa terra nel giorno del suo ottantesimo compleanno, 2 novembre 2020.

Attore straordinario e uomo di teatro sapiente e lungimirante ha attraversato la lunga storia del TSA, prima Teatro Stabile dell’Aquila e oggi Teatro Stabile d’Abruzzo, rivestendone cariche istituzionali oltre che artistiche. Debuttò da protagonista nel “Dio Kurt”, nel Teatro Comunale di L’Aquila, il 27 gennaio 1969, diretto da Antonio Calenda che lo aveva portato nel capoluogo abruzzese dal Teatro Centouno di Roma dove era un talentuoso attore esordiente, il testo di Alberto Moravia fece parlare di sé la stampa nazionale e mondiale, attirando lusinghe e condanne, consegnandogli la consacrazione a grande artista. Poi ci fu “Operetta”, di Witold Gombrowicz, che debuttò sempre con la regia di Calenda nel Teatro Comunale di L’Aquila il 17 novembre 1969 che fece scrivere di lui al critico teatrale Arturo Lazzari sulle pagine dell’Unità “dimostra la sua versatilità intelligente, critica, esperta anche nella musica, nel canto, nella danza”.

Un artista poliedrico che si conferma nel “Coriolano” fino ad arrivare a “La cena delle beffe” dove con la regia di Carmelo Bene, anche in scena come coprotagonista, debuttò a Firenze nel teatro La Pergola che ospitò il TSA per la prima nazionale. Uno spettacolo memorabile nel quale per quei curiosi casi che il destino combina Gigi Proietti tenne a battesimo il debutto nel teatro pubblico di Carmelo Bene. Regalò a L’Aquila il debutto del suo “A me gli occhi”, nel 1976, replicato in tante stagioni e riportato in città nella Perdonanza che preparava il Giubileo.

Nella stagione 1986/87 fu regista protagonista divertente e divertito di una puntata indimenticabile de “I tre moschettieri” regalando a L’Aquila uno dei periodi più incredibili del teatro. Nella stagione 1988/89 debuttò nel Festival di Taormina  il “Kean”, spettacolo che lo rivelò grandissimo interprete drammatico.

Gli anni ’80 segnano l’arrivo nei ruoli istituzionali: nel 1988 fu nominato Direttore dell’Ente che da Stabile dell’Aquila diventava regionale. Fu una stagione impegnativa per lo Stabile ma la sua sicurezza guidò con ottimismo al risanamento del TSA e alla sua crescita nel territorio con spettacoli agili e rappresentabili ovunque come il trittico del “Progetto Amanti”, “Tristi amori” “Guardami negli occhi” e “Il sistema Ribadier”. Ancora il suo carisma portò alla legge per l’istituzione del Teatro Regionale d’Abruzzo, si dimise prima della scadenza del mandato ma continuò a seguirne le vicende fino all’anno 2000 quando divenne Presidente del nuovo Teatro Stabile d’Abruzzo, Ente Teatrale Regionale. Con la sua regia di “Dramma della gelosia” il TSA riaprì il Teatro Brancaccio di Roma nel 2001, e nello stesso anno onorò la città da lui tanto amata con “Prove per un recital” andato in scena nel Palazzetto dello sport che comunque non riuscì a contenere tutti gli spettatori che avrebbero voluto applaudirlo, poi il debutto di “Falstaff e le allegre comari di Windsor” nel Festival shakespeariano di Verona, con uno straordinario Giorgio Albertazzi, ed è del 2004 l’irresistibile regia di “Non ti conosco più”, allestimento applaudito in tutta Italia.

Tanti, tantissimi i ricordi e indelebili gli insegnamenti che ha lasciato a tutti i collaboratori del TSA che oggi, con grande dolore, lo piangono – così il presidente del Tsa Pietrangelo Buttafuoco – Guai a rinchiudere la storia e l’arte di Gigi Proietti nel pittoresco, in lui c’è lo stigma di Shakespeare, la sua macchina attoriale ha costruito l’avanguardia e ha reso eterna la fatica di Tespi. Il successo di popolo non può essere risolto in un facile consumo pop, piuttosto in un capitolo, quello del senso antico della voce. La sua eredità è il nutrimento del Teatro Stabile d’Abruzzo”.

IL RICORDO DEL SINDACO BIONDI

“Gigi Proietti, ovvero il Dio Kurt, scritto da Alberto Moravia, prodotto dal Teatro Stabile dell’Aquila nel 1969, con la regia di Antonio Calenda. Fu per quel successo di pubblico e critica, fu in quel momento, che il giovane Proietti capì che il teatro sarebbe stata la sua vita. Non sbagliamo ad affermare che Proietti è nato artisticamente all’Aquila, accolto in quel Teatro Comunale che ancora custodisce la sua interpretazione magistrale dell’ufficiale delle SS in preda a un furore verbale ossessivo. Uno spettacolo, quello, che vinse diversi premi, tra i quali il prestigioso premio Saint Vincent”.

Lo scrive in una nota il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

“E, poi, sempre con il Tsa, ricordiamo Proietti ne il Coriolano di Shakespeare e in Operetta di Gombrowitz – dice -. Sono convinto che ricordare Proietti all’Aquila, nei primi anni Settanta, sia il modo giusto per piangere un grande del teatro italiano. Ricordare Gigi Proietti, oggi che ci ha lasciati, come un giovane entusiasta e curioso artista che si confrontava con una realtà di provincia colta e creativa, come era L’Aquila di quegli anni, ricca di fermenti culturali e di uomini visionari, credo che sia il sentimento più vero e sincero con il quale la nostra città può tributargli l’affetto e la stima che è presente in ognuno di noi”.

“Un caro abbraccio alla sua famiglia, al Teatro Stabile d’Abruzzo e al teatro tutto che sta attraversando, uno dei periodi più complessi e difficili insieme al suo pubblico e all’Italia intera, a causa dell’emergenza sanitaria, concludo.

LIRIS: ”CON L’ABRUZZO UN LEGAME INTENSO E PROFONDO”

“La morte di Gigi Proietti colpisce e addolora. E’ stato un personaggio straordinario, un artista unico nel suo genere per la sua grande capacità di vestire i panni più disparati e di interpretare in maniera inimitabile  qualsiasi tipo di ruolo”.

A dichararlo in una nota il consigliere regionale Guido Liris che prosegue: “In queste ore di grande commozione ricordo con grande affetto il suo legame con l’Abruzzo, molto stretto e intenso. In particolare con il Teatro stabile regionale, di cui è stato anche presidente e che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la sua maturità professionale. Il mondo della cultura italiana perde un riferimento imprenscindibile, ma la sua grande eredità, artistica e umana, resterà immortale, così come accade solo per i più grandi”.

PEZZOPANE: “UN RICORDO INDELEBILE, STRAORDINARIO MAESTRO D’ARTE”

“Gigi Proietti è andato via. Proprio oggi, il giorno del suo ottantesimo compleanno. Il grande Maestro, non ce l’ha fatta. Ho avuto per lui una ammirazione sconfinata. Orgogliosa di averlo conosciuto e di averlo nominato Pesidente del Tsa nel 1999, quando ero assessore regionale alla cultura”.

A scriverlo in una nota la deputata del Pd Stefania Pezzopane.

“Poter lavorare con lui è stata per me un’esperienza indimenticabile. Era un uomo con una intelligenza ed una carica trascinante. Ho riso ai suoi spettacoli come non mai. Un vero mattatore, che passava dalla musica elevata quando faceva il verso a Louis Armstrong, a divertirci con le sue gag e provocazioni come con ‘Nun me rompe er ca” e poi le celebri macchiette di Petrolini, per arrivare a Shakespeare. I primi successi di Proietti arrivano in una cantina adibita a teatro a Prati in cui recitava Brecht, ma poi l’exploit fu soprattutto con lo Stabile dell’Aquila diretto da Antonio Calenda, che lo guida in testi impegnativi di Gombrowicz e di Moravia. Amava L’Aquila e quando veniva, non rinunciava mai alla sua passeggiata ed a salutare gli amici dei suoi primi passi da attore. Stare con lui, anche solo 10 minuti ti dava la carica per sempre. Quella carica la porto sempre con me. Ho tanti bei ricordi, quanta energia ci ha regalato. Lo adorerò per sempre come milioni di altre donne ed uomini e lo piango, ora che non c’è più”.

FEBBO: “DIVENTERA’ PATRIMONIO DELLA CULTURA ABRUZZESE”

“Il maestro Gigi Proietti improvvisamente ci lascia e da oggi la sua encomiabile ironia diventerà un patrimonio della cultura italiana e non solo. Ricordo come, agli inizi degli anni 2000, in qualità di membro del CdA del Teatro Stabile dell’Aquila, ho avuto la fortuna di conoscere la grandezza, la competenza e il talento di Proietti, nella sua qualità di direttore, e da abruzzese sono orgoglioso che anche la mia terra e la Regione Abruzzo abbiano potuto apprezzare e far tesoro delle sue irripetibili qualità artistiche”.

Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.

PD L’AQUILA CHIEDE A BIONDI E MARSILIO DI INTITOLARE SALA ROSSA DEL TEATRO COMUNALE A GIGI PROIETTI

Intitolare a Gigi Proietti la Sala Rossa del Teatro comunale dell’Aquila “a testimonianza della gratitudine cittadina e del ricordo che per sempre dovremo conservarne”.

E’ la richiesta indirizzata al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e al governatore Marco Marsilio dagli esponenti del Pd aquilano, la deputata Stefania Pezzopane, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e il capogruppo comunale Stefano Palumbo.

“Sarebbe il segno tangibile e indelebile di un grande rapporto fatto di amore per l’arte, per la cultura, per la crescita sociale e civile della nostra città – dicono -. Siamo certi che condividerete questo appello e che, non appena le condizioni lo consentiranno, si potrà insieme celebrare questa intitolazione con una grande iniziativa culturale”.

“Caro sindaco, caro presidente – si legge nella lettera di richiesta-, abbiamo appreso in queste ore con stupore e dolore della scomparsa improvvisa di Gigi Proietti: proprio ieri sugli organi di informazione di tutto il paese ne erano stati celebrati l’estro, la genialità e la straordinaria forza culturale, alla vigilia del suo 80° compleanno. Gigi Proietti è stato un protagonista assoluto del teatro, dell’arte, dell’impegno culturale e civile, una figura riconosciuta e amata in Italia e nel mondo. Gigi Proietti è stato l’artefice della stagione forse più esaltante della storia teatrale aquilana quando diresse il Teatro Stabile negli anni che segnarono il culmine della sua creatività artistica”.

“Crediamo dunque che sia giusto, diremmo indispensabile, attribuire alla sua memoria il più solenne riconoscimento, a testimonianza della gratitudine cittadina e del ricordo che per sempre dovremo conservarne – prosegue la lettera -. Per questo – come molti cittadini hanno spontaneamente proposto in queste ore – vi chiediamo di intitolare a Gigi Proietti la Sala Rossa del ristrutturato Teatro comunale dell’Aquila, essendo l’edificio dedicato dal 2007 a Nazzareno De Angelis”.

“A ME GLI OCCHI, PLEASE” NATO A L’AQUILA A BASSO COSTO

“Gigi Proietti cittadino onorario dell’Aquila, la città dove nacque il suo storico spettacolo A me gli occhi, please“: è la proposta unanime del mondo dello spettacolo, rivolta alla politica in memoria del mattatore.

Proietti, negli anni ’70 attore del Teatro Stabile dell’Aquila, creò lo spettacolo insieme all’aquilano Roberto Castri, sceneggiatore e attore spalla in scena: “La crisi economica dello Stabile richiedeva uno spettacolo di facile realizzazione e a basso costo – racconta Castri all’Ansa – Gigi accettò la sfida e ideò un lavoro che lo vedeva unico protagonista in scena, un attore pazzoide, equipaggiato di uno specchio e un baule da cui uscivano abiti e oggetti per interpretare i personaggi. Io entravo in scena come spalla, vestito da infermiere o da gendarme, per dargli i tempi e indicargli gli oggetti da prendere. Interpretavo, in realtà, la legge che tiene a freno la lingua dell’attore che dice la verità, sull’Italia che viveva gli anni di piombo. Lo spettacolo fu portato a Roma al Teatro Tenda, quasi per casualità, come rimpiazzo a Domenico Modugno. Da cinque giornate programmate, divennero dieci anni di repliche nella capitale e nei teatri di tutta Italia”.

A me gli occhi, please, lo spettacolo dei record per pubblico e repliche, è considerato nei manuali di drammaturgia un esempio di teatro-grafia che segnava l’entrata nel teatro moderno. Gigi Proietti fu consacrato l’ottavo re di Roma dal pubblico. Le repliche, con versioni aggiornate dello spettacolo, sono durate fino al 2000.

“All’Aquila Gigi era di casa – continua Castri – Nella storica trattoria ‘Scannapere’, l’unica aperta fino a tardi per far mangiare la compagnia, nacquero tanti sketch del suo spettacolo. Tra questi lo stornello ‘E me metto a canta’, mutuato dalla canzone popolare in vernacolo abruzzese ‘All’orte’ (All’orto) che Gigi tanto amava. Il mattatore all’Aquila tornò come direttore del Teatro nel 2000, quando si costituì il Teatro Stabile d’Abruzzo, ma i tempi della sperimentazione erano finiti”. Ricorda ancora Castri che Proietti, “presente da subito, dopo il terremoto del 2009, è sempre rimasto in contatto con i suoi amici e la città. La restituzione del Teatro comunale potrebbe essere l’occasione per intitolargli il Foyer, uno dei suoi luoghi preferiti e in cui si commentava lo spettacolo con il pubblico”.

DA BRIGNANO A GUANCIALE, IL PALLINO DEI GIOVANI TALENTI

Lui, raccontava, maestri non ne aveva avuti. “Non ho fatto l’accademia – diceva – e non ho finito giurisprudenza perché al tempo dell’università cantavo nei night club”.

Ma Gigi Proietti, Maestro lo è stato per tanti. Anzi, quello per i giovani talenti era il suo pallino da sempre. Fin da quando, alla fine degli anni ’70, ai tempi della direzione artistica del Teatro Brancaccio, aprì il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche (sostenendolo inizialmente di tasca sua, in attesa dei contributi regionali). Su quelle tavole si sono formati tanti, spesso poi ingaggiati nei suoi spettacoli: Enrico Brignano, Flavio Insinna, Massimo Wertmüller, Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Nadia Rinaldi, Giorgio Tirabassi, Chiara Noschese.

Tutti talenti diversi, ma, se una cifra si vuole trovarla, accomunati da una speciale brillantezza e un uso impeccabile dei tempi di scena.

“A loro ho insegnato tutti i miei difetti – diceva Proietti, citando Gassman – Ma un erede non c’è ed è giusto così”. “Ti spiavo dietro le quinte per carpirti segreti – ricorda di quei giorni Brignano sui social – Ero l’alunno davanti al maestro, quando c’eri tu tra il pubblico, anche dopo 30 anni di palcoscenico.. Se faccio quel che faccio è soprattutto grazie a te”.

“Prima di andare in scena, stai dietro il sipario e ascolta il pubblico, così capisci chi hai davanti. E poi, sforzati di arrivare con la voce fino all’ultimo degli spettatori. L’elenco dei suoi insegnamenti potrebbe continuare all’infinito”, dice commosso all’Ansa Gabriele Cirilli. Proietti “mi ha permesso di realizzare il mio sogno. Mio padre ancora nel ’92 non credeva in me. Una sera al Sistina dopo I sette re di Roma gli disse: ‘sor Cirilli, lasci volare ‘sto ragazzo, ce la farà’. E in quell’attimo mio padre comprese che potevo avere davanti un futuro”. ”

Diceva sempre che sul palco si gioca, ma non si scherza. Quanto è vero”, riflette Paola Tiziana Cruciani, che nel Laboratorio entrò nel 1979, appena ventunenne. Lei, come anche la Reggiani, donna, a sfidare lo stereotipo che la comicità fosse appannaggio degli uomini, al tempo ancora diffuso in teatro. Ma non nella scuola di Proietti. “Mai sentito da lui un criterio di giudizio diverso tra uomo e donna – racconta – Anzi, io mi credevo un’interprete temperamentosa, una Medea che si dispera attaccata alle tende. E invece lui insisteva: ‘ma no, tu fai ride, pure se ti attacchi alle tende, tu fai ride…’. Tornavo a casa disperata, piangevo. Invece aveva ragione lui. E’ un altro dei suoi grandi insegnamenti: imparare a considerare i nostri limiti come capacità”.

Tra gli allievi dell’eterno Mandrake, anche la figlia Carlotta, tante volte con lui in scena (una per tutte, i celebri “Cavalli di battaglia”), mentre Susanna ha scelto la strada di costumi e scenografia. Ma non solo i “suoi”, Proietti amava scommettere in prima persona sui giovani talenti ogni volta che li incontrava. E aveva talento nel riconoscerli.

“È stato il primo regista a credere in me, 17 anni fa, subito dopo il diploma all’Accademia d’arte drammatica”, ricorda sui social il divo di tanta fiction e teatro Lino Guanciale. “Non potrò mai dimenticare la leggerezza e la tenerezza con cui hai iniziato a trasmettermi il mestiere – scrive – Mi capita ancora oggi, sul palcoscenico, di capire delle cose che mi avevi detto mostrato all’epoca. Ti devo tanto, tutti ti siamo debitori in qualche modo. L’insegnamento più grande? – aggiunge poi – Che a questo nostro mestiere, il più bello del mondo, nun je devi da’ d’er tu”.

E per i giovani Proietti stava lavorando anche con il Globe Theatre, il palcoscenico elisabettiano che guidava da 17 anni a Roma.

“Fare da padrino ai nuovi talenti era una cosa che proprio gli piaceva”, racconta Giorgio Barberio Corsetti, che con il Teatro di Roma aveva coprodotto quest’estate l’esperimento de I due gentiluomini di Verona, diretto da Andrea Baracco e interpretato dagli allievi della Silvio D’Amico. “Lo spettacolo era andato così bene che con grandissimo entusiasmo Proietti stava pensando un nuovo progetto con i ragazzi per il prossimo anno”.