L’AQUILA – “‘D’Eramo è lei? Sono Buontempo, che fa, dorme? Lo sa che in campagna elettorale non si dorme mai?’. Questo era Teodoro Buontempo: un leone mai domo, uno che non mollava mai”.

È un ricordo affettuoso quello che Luigi D’Eramo, segretario regionale della Destra, fa di Teodoro Buontempo, morto questa mattina in una clinica romana per una malattia contro la quale combatteva da qualche tempo.

Nato a Carunchio (Chieti), 67 anni fa, nel 1968, l’anno della contestazione giovanile, dalla provincia abruzzese si trasferì a Roma per inseguire la sua passione politica.

Primo segretario romano del Fronte della gioventù, poi esponente di primo piano del Movimento sociale, sotto le cui insegne venne eletto ininterrottamente dal 1981 al 1997 nel Consiglio comunale capitolino.

Storiche le sue battaglie con l’ex sindaco Francesco Rutelli, compresa quella che lo vide parlare per 28 ore di seguito durante la discussione su un assestamento di bilancio.

Dal Campidoglio il passo a Montecitorio: deputato dal 1992 al 2006 nelle fila di Alleanza nazionale, partito che abbandonò per fondare con Francesco Storace la Destra, partito di cui era presidente.

Quindi consigliere provinciale e assessore regionale del Lazio.

Sempre in prima fila, sempre in mezzo la gente, con una passione che la politica attuale sembra aver smarrito.

Buontempo non aveva mai dimenticato le sue origini umili e le difficoltà che aveva dovuto affrontare e superare durante la gioventù. Una vita dura, durante la quale ha anche dormito con i barboni o dentro la sua 500.

“Potevo finire in galera, fare il ladro o il disperato, sono sopravvissuto alla vita della Stazione Termini”, aveva detto in un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti. 

Più avanti trovò un posto più comodo dove passare le notti: la redazione del Secolo d’Italia, di cui fu capocronista. Sempre nel campo della comunicazione, Buontempo fu un precursore dei tempi, fondando con pochissimi mezzi una delle prime emittenti libere degli anni Settanta, ‘Radio Alternativa’, ospitata nella sede del Fdg in via Sommacampagna. Anche in quel caso nessun soldo e tanta volontà.

L’insegnamento derivato dai suoi trascorsi di uomo del popolo non lo lasciarono mai, anche quando aveva iniziato a ricoprire cariche importanti: “in 50 anni di attività politica mai una chiacchiera, mai un’ombra – sottolinea D’Eramo – in molti dovrebbero prendere a esempio la sua onestà cristallina”.

“Non aveva mai reciso il legame con l’Abruzzo”, come ricorda il deputato e vice coordinatore regionale del Popolo della libertà, Fabrizio Di Stefano, che proprio da Buontempo raccolse il testimone della guida di Alleanza nazionale.

Dell’An abruzzese, infatti, era stato commissario dopo la scomparsa di un’altra figura imponente della destra: Nino Sospiri, morto il 2 gennaio 2006, per un male molto simile a quello che stanotte si è portato via Buontempo.

Nonostante i sintomi del calvario che lo attendeva fossero già evidenti, Buontempo non si era risparmiato nell’ultima campagna elettorale vissuta da protagonista come candidato numero due alla Camera dei deputati della Destra.

“L’ultima volta che l’ho visto era il 2 febbraio scorso – è ancora il racconto di D’Eramo – in una sola giornata facemmo dieci comizi, una vera maratona”, che si concluse con un’intervista serale ad AbruzzoWeb, battagliero come sempre.

Le notizie sull’aggravamento delle sue condizioni di salute si sono diffuse rapidamente in Abruzzo, e in molti hanno cominciato a seguire con apprensione i bollettini medici, diffusi anche sul suo profilo Facebook dai familiari.

Ieri sera, quando era chiaro che stava per lasciare la moglie, Marinella Vuoli, e i suoi tre figli Maria, Gianni e Michele, ha ricevuto l’estrema unzione.

Alle 4.30 il suo cuore ha cessato di battere al termine della sua più ardua battaglia, l’ultima.

IL RICORDO DI D’ERAMO  

“D’Eramo è lei? Sono Buontempo, che fa, dorme? Lo sa che in campagna elettorale non si dorme mai?”.

“Saltai dal letto – racconta D’Eramo – infatti la telefonata mi arrivò sull’apparecchio di casa, il cellulare era staccato, naturalmente: erano le 4 di mattina!”

“Questo era Buontempo – aggiunge D’Eramo – un leone mai domo, uno che non mollava mai. Un passionale della politica, coerente e di una onestà cristallina: in 50 anni di attività, durante i quali ha ricoperto incarichi importanti, mai un’ombra, mai una chiacchiera”.

“Chiunque, comunque la pensi, dovrebbe prendere a esempio il suo rigore e la sua dirittura morale”, prosegue D’Eramo.

“L’ho incontrato di persona, l’ultima volta, il 2 febbraio scorso, durante la campagna elettorale per le politiche, in un giorno solo abbiamo fatto dieci comizi, una vera maratona”, rammenta ancora D’Eramo.

E quella telefonata notturna? “Era in corso la battaglia per le regionali abruzzesi del 2008, con Buontempo nostro candidato presidente, voleva concordare il testo di un comunicato stampa…”.

E QUELLO DI DI STEFANO

“Teodoro Buontempo è stato, per tante generazioni cresciute a destra, un esempio e un maestro”.

Questo il ricordo del deputato e vice coordinatore regionale del Popolo della libertà, Fabrizio Di Stefano, che proprio da Buontempo raccolse il timone di Alleanza nazionale in Abruzzo, dopo il commissariamento seguito alla morte di Nino Sospiri.

“Con Buontempo ci si poteva anche non trovare d’accordo, come è capitato a tanti di noi – sottolinea Di Stefano – ma certamente nessuno poteva mettere in dubbio la grande passione e l’onestà morale e intellettuale del personaggio”.

“Per noi abruzzesi – aggiunge l’esponente pidiellino – è stato motivo di orgoglio per la tipicità del suo impegno politico e per le mitiche vicende delle sue notti romane passate a dormire dentro la 500 o nella sede del Secolo d’Italia”.

“Perché Buontempo – dice ancora Di Stefano – ha avuto una vita dura, combattuta giorno per giorno con difficoltà, mantenendosi, agli inizi, anche vendendo porta a porta il quotidiano di partito”.

“Ma è stato anche un precursore dei tempi – spiega Di Stefano – che aveva capito prima di altri l’importanza della comunicazione, fondando nella storica sede romana del Fronte della gioventù di via Sommmacampagna una delle prime radio libere degli anni Settanta”.

“Perdiamo un altro importante pezzo della storia politica della destra abruzzese – conclude – dopo la scomparsa di Nino Sospiri, avvenuta nel 2006”.

BUONTEMPO, UN POLITICO DI RAZZA

Un politico di razza, sempre a destra, che non mollò mai.

Teodoro Buontempo, 67 anni, era nato a Carunchio, in provincia di Chieti, a 22 anni si trasferisce a Roma dove partecipa alle lotte studentesche.

Dirigente della Giovane Italia, nel 1970 diventa il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma. È stato deputato in cinque legislature, sempre nelle file di An e poi della Destra, nonché per 16 anni consigliere comunale di Roma dal 1981 al 1997.

Dal dicembre 1993 al settembre 1994 ha ricoperto anche l’incarico di presidente del consiglio comunale. Nonostante la vicinanza a Gianfranco Fini, di cui in passato fu braccio destro, il 26 luglio 2007 annuncia la sua uscita da Alleanza Nazionale e partecipa alla fondazione della Destra di cui è presidente. Nel 2008 è stato candidato alla presidenza della provincia di Roma, di cui però poi divenne solo consigliere. Dal 2010, invece, è stato assessore alle Politiche per la casa durante la giunta Polverini alla Regione Lazio.

“La politica – disse molto tempo fa durante la presentazione di un suo libro sui 16 anni di vita politica in Campidoglio – per valere deve lasciare un segno tangibile, da consegnare alla storia”. E lui, di segni tangibili, ne ha lasciati tanti con le sue battaglie politiche. Come quando, nell’estate del 1994 durante la giunta Rutelli, tenne un discorso di 28 ore filate in consiglio comunale durante una seduta sull’assestamento al bilancio.

“Er pecora”, come era soprannominato, parlò ininterrottamente dalle 10 del venerdì alle 14:30 del giorno successivo, intervenendo su ogni singolo emendamento: quel giorno ne erano in programma 335.

“Per la voce mangio acciughe”, informava i cronisti stupiti della sua maratona oratoria. O quell’altra, nel 1993, in cui si rifiuto’ di lasciare l’Aula in seguito all’ennesima espulsione. Uscito dall’emiciclo si ancoro’ all’orologio a pendolo nel settore della stampa. Nel 1991, quando era segretario provinciale dell’Msi-Dn, aiutato da altri missini staccò nottetempo la targa stradale di Palmiro Togliatti a Cinecittà, sostituendola con una con su scritto ‘viale vittime del comunismo’.

Da deputato, nel 1995 conquistò il maggior numero di giorni di sospensione dall’attività parlamentare, quindici, per aver occupato l’emiciclo. Nel 2008, insieme a Daniela Santanchè, si fece chiudere dentro per protestare con Romano Prodi dopo le dimissioni di Clemente Mastella da ministro della Giustizia.

Per fare politica, ricordava, “venni a Roma e vivevo in una 500”. La politica vera, quella di base, tra la gente e nelle sezioni. Buontempo per questo era stimato da tutti, camerati o compagni, amici o detrattori. Era considerato un ‘pezzo’ di politica romana, un pezzo di valore, che coniugava passione e onestà.

Un politico d’altri tempi ma sempre pronto a cogliere i tempi che cambiavano.

IL CORDOGLIO DI PAGANO

“Con la morte di Teodoro Buontempo scompare una figura che con forza e passione è sempre rimasta legata al suo Abruzzo, dove era nato e dove aveva iniziato il percorso politico”.

Lo sottolinea il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, che ha inviato le condoglianze di tutta l’Assemblea alla famiglia Buontempo.

“La strenua difesa dei meno fortunati e delle loro istanze – ricorda Pagano – ha fatto di Teodoro Buontempo un esempio a cui ogni uomo politico, al di là delle proprie ideologie e appartenze, deve fare riferimento. Resteranno nella memoria di tutti, le sue battaglie combattute accanto ai più umili, portate avanti senza mai dimenticare quei valori sociali in cui credeva”.