PESCARA – Per l’ultima volta oggi, venerdì 31 ottobre, è apparso in edicola l’inserto del quotidiano “Il Tempo” dedicato all’Abruzzo. 

In occasione dell’ultimo numero, la pagina che apre le cronache abruzzesi e molisane per la prima volta è stata dedicata interamente a se stessa, alla propria fine prematura e ai problemi dell’intero panorama dell’informazione abruzzese.

Tre gli articoli presenti, il primo scritto a tre mani dal presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi Stefano Pallotta, dal segretario dell’Assostampa regionale Franco Farias e dal presidente dell’Unione nazionale cronisti Guido Columba, il secondo a firma dei redattori e dei collaboratori della redazione abruzzese e il terzo dedicato ai “funerali” del Tempo e dell’informazione regionale.

Una tale prima pagina, che contiene una critica netta e decisa nei confronti di “un editore – citiamo dal quotidiano – di origine abruzzese che ha deciso di scrivere la parola ‘fine’ su un giornale che ha raccontato la sua terra”, è uscita in maniera in un certo senso “clandestina”.

Il caporedattore Franco Avallone ha svelato di averla chiusa in tipografia. Presidiandola fino a stampa avvenuta. Senza informare la redazione romana. A cose fatte, la mattina dopo, è arrivata la telefonata del direttore Gian Marco Chiocci che ha annunciato per il giorno seguente una replica da parte della proprietà.  

I “funerali” annunciati sul giornale si sono tenuti per davvero, anche se in maniera simbolica. La cerimonia si è svolta in mattinata davanti alla sede pescarese del Tempo in piazza Salotto. 

La manifestazione, organizzata dal coordinamento dei giornalisti precari, è servita non solo a non far passare sotto silenzio la chiusura delle pagine regionali del Tempo, ma anche a lanciare la vertenza regionale sull’informazione. 

Ad annunciare la manifestazione è stato un sarcastico manifesto mortuario, in cui si dava notizia della “prematura dipartita de Il Tempo”, “triste annuncio dato dalla madre Democrazia, dal padre Pluralismo, dalla sorella Libertà”. 

L’appuntamento ha infatti riunito non solo i dieci redattori del Tempo Abruzzo, messi tutti in permesso forzato, e la trentina di collaboratori liquidati, ma anche molti precari di tutte le testate abruzzesi. 

Si sono presentati anche diversi esponenti politici e simpatizzanti o semplici lettori del Tempo. A sorpresa è sbucato anche l’ex re della sanità privata abruzzese Vincenzo Angelini, che ha raccontato di aver collaborato per tre mesi al giornale quando era poco più che un ragazzo.  

A tracciare una fotografia del mondo del precariato giornalistico, delineando uno scenario che è apparso quasi da “macelleria sociale”, è stato uno dei collaboratori rimandati a casa dal Tempo, Stefano Buda, secondo cui i precari “devono ripartire da questa giornata con una nuova consapevolezza di dover fare fronte comune”. 

L’appello alla politica è arrivato invece dal presidente dell’ordine dei giornalisti Stefano Pallotta: “C’è bisogno di interventi a carattere politico-istituzionale – ha detto – la Regione deve far diventare strategico il settore dell’informazione, attraverso una legge sugli uffici stampa della pubblica amministrazione e una legge sul sostegno per l’editoria on line, che rappresenta il futuro della categoria”. 

All’appello per ora ha risposto solo il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, che ha fissato per il prossimo 29 novembre l’apertura degli Stati generali dell’informazione, un tavolo di lavoro, aperto ai rappresentati del sindacato e dell’ordine dei giornalisti. 

Sull’appuntamento, però, Pallotta è stato chiaro: “Che non sia soltanto una passerella per la politica. Se così fosse, noi non ci staremo”. 

E proprio il mondo della politica ad essere finito ancora sotto accusa per alcune vistose assenze. La più importante fra tutte è quella del presidente della Regione Luciano D’Alfonso.