L’AQUILA – L’Aquila che parla affila le armi e si prepara a rinnovare una delle sue storiche tradizioni popolari, quella di Sant’Agnese, la patrona delle malelingue e della maldicenza.

Solo nel capoluogo, solo una sera, questa sera, migliaia di persone, che fanno parte di centinaia di confraternite più o meno ufficiali e o più o meno organizzate, si riuniscono a cena per sparlare di tutto e di tutti ed eleggere, con vere e proprie e combattute votazioni, i più linguacciuti della compagnia.

Mai come quest’anno la ricorrenza capita a proposito e a sproposito, a seconda dei punti di vista: ai temi già  notevolmente chiacchierati della ricostruzione difficile, di beghette e begone post-terremoto, si è aggiunta la bufera giudiziaria con ripercussioni politiche che dai primi di gennaio sta facendo parlare la città.

Nonostante la drammaticità degli arresti, infatti, i coinvolti sono già stati apostrofati da qualcuno con lo sprezzante “esso quissi”. E inoltre, poco ci è mancato che il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, annunciasse il suo ritorno in tolda di comando proprio a Sant’Agnese (lo farà domani): sarebbe stato deliziosamente beffardo e una coincidenza su cui ricamare a lungo.

Al di là di questo, posto che, per fasciarsi la testa, ormai più che rotta, ci sono altri 364 giorni, gli aquilani, almeno quelli che si divertono a mantenere vivo il culto profano della santa, e sono davvero tanti, per una sera i problemi proveranno a lasciarli da parte e si preoccuperanno solo di divertirsi.

Qualcun altro, invece, se ne starà bene in disparte da questa baraonda: la pattuglia degli anti-Sant’Agnese, infatti, è abbastanza scarsa numericamente, ma agguerrita e caciarona, soprattutto nell’epoca di Facebook.

Quanto ad AbruzzoWeb, come negli anni precedenti questo giornale darà spazio ad articoli e approfondimenti sulla ricorrenza, pubblicando inoltre l’elenco degli eletti e le foto di tutte le congreghe che ne daranno comunicazione inviando una email a [email protected]. Navigando nella home page i lettori potranno cliccare sul banner dedicato che porta alla sezione speciale con i nomi.

“Chi volesse legar la lingua ai maldicenti, farebbe come chi volesse metter porte alla campagna”, diceva Miguel de Cervantes… Ognuno se ne faccia una ragione! E buona Sant’Agnese a tutti. (alb.or.)

SANT’AGNESE, ISTRUZIONI PER L’USO

LE CARICHE

Le cariche dei più maldicenti sono il tratto distintivo della ricorrenza. Ce ne sono alcune storiche, che ricorrono in tutte le confraternite, ma per il resto anche qui la fantasia degli aquilani si è scatenata e in un censimento ne furono classificate oltre 300 varianti.

Ogni gruppo che si rispetti ha un suo Presidente, quello con la lingua più lunga di tutti, spesso aiutato da un Vice presidente o da un Segretario, che sotto sotto vorrebbero fargli le scarpe.

A completare il direttivo non dovrebbero mancare mai la Lavannara (dialettale per “lavandaia”), colei che… stende bene i panni altrui, la Lima Sorda, che corrode, ma in silenzio, e la Mamma deji cazzi deji atri, che non ha bisogno di molte altre spiegazioni.

Per il resto si può spaziare con la fantasia: da “Ju Zellusu”, quello che protesta sempre ed è incontentabile, alla “Recchia fredda” o “Recchia de prete”, quella che sente tutto, alla “Lengua zozza”, pericolosissima, alla temibile “Vipera”, e così via.

L’ORIGINE

Le storie sull’origine di questa tradizione sono tante e nessuna di queste ha prevalso sulle altre, diventando “ufficiale”.

La cosa sicura è che Sant’Agnese quella “vera”, una giovane romana martirizzata durante l’epoca dell’imperatore Diocleziano, con le malelingue e la maldicenza c’entra poco o nulla. Il nome della festa è collegato solo al fatto che si tiene il 21 gennaio.
Una delle versioni più accreditate è quella delle “malmaritate”, le prostitute del 1300, che venivano accolte nel monastero cittadino di Sant’Agnese, ma che spesso fungevano da serve nelle case delle famiglie nobili della città, di cui sapevano tutti i segreti.

Il giorno dedicato alla santa era giorno di festa e di riposo dal lavoro, e le classi più povere ne approfittavano per incontrarsi nelle locande e sparlare a tutto spiano, e lì quelle donne la facevano da padrone.

Un’altra ipotesi è quella invece che narra di un gruppo di nobili che si riuniva in una bettola per spettegolare, e le maldicenze furono tante e tanto velenose che furono colpiti da esilio dall’Aquila.

Dopo le selvagge proteste per questa decisione, specialmente delle loro mogli, alla fine i maldicenti furono ammessi al rientro, che alla fine avvenne proprio il 21 gennaio, così che quegli aquilani cominciarono a essere additati come “quelli di Sant’Agnese”.

E siccome erano stati graziati solo a patto che non si producessero mai più in maldicenza dentro le mura della città, per ovviare si trasferirono in un’altra locanda fuori le mura, per riprendere come se niente fosse l’attività linguacciuta.

IL PIANETA MALDICENZA

Dopo anni di vita separata, un primo tentativo di coordinamento delle congreghe si è avuto con la “Sant’Agnese delle Sant’Agnesi”, organizzata dalla confraternita “Balla che te passa” per la prima volta nel 2002, che riuniva anno per anno gli eletti delle le congreghe più importanti in un’altra conviviale, da celebrare preferibilmente il 21 febbraio, un mese dopo la festa.

Nella seconda metà degli anni Duemila, inoltre, la più antica confraternita aquilana, quella dei “Devoti di Sant’Agnese”, con l’aiuto di altre congreghe storiche e importanti ha puntato a portare sulla ribalta nazionale il culto aquilano della maldicenza, specificando che questa è la critica pungente ma costruttiva rivolta esclusivamente a chi è presente.

Tenendo come punto fisso e imprescindibile l’appuntamento a tavola del 21 sera, Sant’Agnese è diventata quindi una tre giorni con un concorso d’arte varia al Teatro comunale del capoluogo (e dopo il sisma al ridotto), con componimenti in prosa e poesia, in dialetto e in italiano, e, soprattutto, un convegno nazionale per parlare di maldicenza.

Tra gli ospiti nelle varie edizioni, il presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga, il senatore a vita Giulio Andreotti (quest’ultimo solo telefonicamente) e il giornalista Bruno Vespa. Dopo due anni di stop, nel 2012 la manifestazione è tornata, senza convegni con nomi altisonanti ma solo con il concorso teatrale e l’assegnazione del “Palio” di Sant’Agnese.