L’AQUILA – Prima che crollasse a terra per un malore (per fortuna senza conseguenze) Giancarlo Canelli, batterista della band dei Sale Chiodato, che partecipava con Giobbe Covatta alla serata di beneficenza “sold-out” all’auditorium della Guardia di finanza a Coppito (L’Aquila), organizzata dal Rotary per raccogliere fondi in favore della ricostruzione della Facoltà di Ingegneria dell’Aquila, il comico pugliese ha incontrato AbruzzoWeb.

Covatta, grande amico di Antonio Massena, direttore del Teatro dell’Uovo, dal 1999 ha collaborato spesso con la compagnia aquilana sia prima del terremoto, ma anche subito dopo: nel settembre 2009, ad esempio, ha voluto rappresentare l’anteprima del suo spettacolo Trenta proprio nel capoluogo abruzzese ferito dalla catastrofe.
 
Lo spettacolo sarà recuperato non appena Giobbe e i Sale Chiodato potranno riorganizzarsi, con la speranza che anche Canelli possa partecipare. Nel frattempo questo giornale propone l’intervista fatta a Covatta.
 
Covatta, lei è un amico di questa città: è venuto tante volte prima del terremoto e anche subito dopo. L’Aquila due anni e mezzo fa e L’Aquila oggi, cosa è cambiato? È andato in centro? 
 
Mi hanno detto “è inutile che vai non è cambiato niente”. Allora non sono andato.
 
Appunto. Cosa pensa di questa ricostruzione lenta e del fatto che in due anni e mezzo tutto sia rimasto uguale?
 
Non ho elementi per dire qualcosa sulla ricostruzione. Dire “mi meraviglio” mi sembra eccessivo, non posso entrare nel merito, più che dire “e che ca…o”, non posso dare un giudizio.
 
Lei non è dell’Aquila quindi ha un punto di vista da esterno, non siamo più sulla cronaca nazionale da tanto, nessuno sa a che punto sia la ricostruzione e se qui sia tornata o no la normalità. A cosa è dovuto questo silenzio?
 
Non è soltanto per L’Aquila, vale un po’ per tutto. Non è molto diverso da altre situazioni drammatiche successe in Italia. Questo è un paese dalla memoria corta. Non dico che sia per volontà politica ma c’è più una logica scandalistica che organizzativa. Invece è un paese in cui la gente è civile e solidale. Ma se i fuochi sociali non sono alimentati dal carburante istituzionale, be’… si spengono. 
 
All’Aquila ormai c’è un po’ una cantilena abituale di molti politici, una specie di mantra “L’Aquila si ricostruisce con la cultura”. Ritiene che basti la ricostruzione culturale o prima di tutto c’è bisogno di quella materiale? Anche lei, per esempio, è venuto per raccogliere soldi per l’Università.
 
Ovviamente senza la ricostruzione materiale non si può parlare di rinascita. Ma sulla cultura si deve puntare. Intendo a livello di sistema-Paese, andrebbe investito tutto sulla cultura. In Italia non abbiamo le materie prime e la Cina produce a un quarto dei nostri costi di produzione, non possiamo competere. Noi in più degli altri abbiamo solo la cultura, e non dico che sia poco. La cultura sarebbe il miglior traino per il Paese. 
 
Quindi la cultura prima di tutto anche all’Aquila?
 
Mi sembra normale che le persone debbano avere anche un posto dove andare a dormire la sera, mica si possono ritirare sotto i ponti. Ma baratterei tutte le cementificazioni in giro con scuole d’eccellenza e con un patrimonio culturale curato. Fermo restando, ripeto, che poi gli addetti alla cultura devono avere un tetto sopra la testa.
 
Lei questa sera è venuto per una raccolta fondi. Spesso personaggi famosi vengono all’Aquila per fare in modo che abbia visibilità, che non si spengano i riflettori sulla sua situazione. Crede che sia una cosa positiva?
 
Il fatto è che non ce ne dovrebbe essere bisogno e invece purtroppo ce n’è, e la cosa mi sembra evidente. Come spesso accade alle attività istituzionali si sostituiscono interventi culturali e “subculturali”, come il mio. Ma non è una cosa normale. Quello che si sarebbe dovuto dire era “L’Aquila è crollata, bene aggiustiamola e poi andiamo a fare gli spettacoli in teatro”. L’attore e il comico, vedi Beppe Grillo, si sostituiscono ai canali ufficiali della politica. Il comico può puntare il dito contro i problemi, ma poi non ha i mezzi per risolverlo. Io sono amico e solidale con Grillo ma dal punto di vista politico lui non ha le soluzioni e non è lui che deve averle: le soluzioni sono in mano ad altri.
 
Una domanda sulla situazione politica attuale. Che cosa pensa del nuovo Governo di Mario Monti? Può risolvere la crisi economico-politica del Paese?
 
Io vengo da un’esperienza politica di sinistra storica, anche se negli ultimi tempi non sono sempre stato d’accordo con quello che diceva Pier Luigi Bersani. Monti non è certo Che Guevara: è un banchiere di centrodestra. Mi pare di capire e sottolineo mi pare, che la situazione sia talmente malconcia che, anche se non tutti sono d’accordo, bisogna fare uno sforzo comune per uscire da questo “mare di cacca”. Poi si può tornare a fare politica, un po’ come successe dopo il ventennio fascista.