PESCARA – Ancora senza esito le ricerche dell’uomo che in due giorni ha compiuto attentati incendiari prima in una villetta di Cepagatti, in provincia di Pescara, poi nel Tribunale della vicina Chieti.

Su questo 58enne di Roccamontepiano (Chieti), che ha lasciato un videomessaggio, pende l’accusa di tentata strage.

Nel filmato annuncia di volersi consegnare entro dieci giorni, se non sarà catturato prima.

“Lucido e razionale nella sua follia” lo definiscono i carabinieri che ora studiano il suo blog: è contro lo Stato e il sistema giustizia, tra gli altri, che si scaglia Roberto Di Santo, ora ricercato in tutta Italia.

Disoccupato, mantiene contatti solo con il padre e pochi amici, fanno sapere gli investigatori, si arrangia come idraulico, elettricista, impiantista e muratore; ma per questi lavori non è stato pagato mai o in ritardo, lamenta lui stesso nel videomessaggio in cui mostra la bomba preparata nella villetta. 

Mercoledì scorso ha dato fuoco all’auto di un’inquilina della trifamiliare dove lui sta tentando di ristrutturare l’appartamento della sorella; da qualche tempo Di Santo vive lì, in un camper sistemato in giardino.

In questo stabile ha piazzato un ordigno-trappola realizzato con due bombole Gpl collegate agli infissi da una serie di sensori, annunciandone la presenza con il videomessaggio su un cd lasciato nei pressi. Ordigno che non è esploso solo grazie alle attente operazioni di disinnesco dei carabinieri.

Ieri sera è riuscito a parcheggiare, nell’atrio del Tribunale di Chieti, un’auto, l’ha cosparsa di benzina, ha appiccato il fuoco ed è fuggito.

I vigili del fuoco, poi, vi hanno trovato una bombola di gas da campeggio vuota e un barattolo che forse conteneva vernice.

Si è risaliti a Di Santo quando si è scoperto che la vecchia Toyota era intestata alla sorella. Le fiamme, oltre a distruggere il veicolo, hanno danneggiato il portone d’ingresso del palazzo di giustizia e annerito il porticato esterno.

“Il popolo che ha diritto alla sovranità vi guarda e vi giudicherà molto presto. P.S.: è il sistema che combatto, non chi vi opera”, scrive sul suo blog Di Santo.

“Il giorno è maturo – aggiunge rivolto a forze dell’ordine ed esercito – dove verrete chiamati dal popolo produttivo e pagante a doverli difendere dall’incapacità di chi governa, per togliergli il potere esecutivo e distribuirlo uniformemente a ogni singolo. Con voi a difendere l’odierno potere e le antiche leggi sarà uno scontro lungo e sanguinoso”.

Sull’episodio di ieri a Chieti indaga la Digos della Questura teatina per incendio doloso, ma il procedimento quasi certamente sarà trasmesso alla Procura della Repubblica di Pescara che coordina le indagini sul fallito attentato nella villetta di Cepagatti.