L’AQUILA – La polizia sta eseguendo un arresto per droga disposto dal giudice dopo mesi di indagini, ma in casa dell’interessato trova anche della droga e allora scattano le manette in flagranza di reato.

C’è anche questo risvolto reso noto oggi dagli inquirenti nell’operazione antidroga di ieri “Platforms” della questura dell’Aquila, che ha sgominato un traffico tra Roma e il capoluogo abruzzese con 4 arresti della squadra Mobile, coordinata dal responsabile Maurilio Grasso.

Già destinatario del provvedimento restrittivo disposto dal giudice per le indagini preliminari, uno degli indagati, Stefano Zecca, romano fornitore dello stupefacente agli altri indagati aquilani, è stato infatti trovato anche con la droga in casa.

In particolare, nel suo alloggio sono stati trovati 8 involucri di cocaina, per un peso complessivo di 15 grammi, un bilancino di precisione, la somma in denaro di circa 7 mila euro, ritenuta provento del commercio illecito.

Per questo motivo, Zecca è stato tratto in arresto in flagranza per violazione dell’articolo 73 del Dpr 309/90, il Testo unico sulla droga.

Proprio per l’ulteriore presenza della droga in casa si spiega il comportamento del reo, di cui si è già dato notizia ieri.

All’arrivo degli agenti della Mobile aquilana e di quella di Roma, prima si è barricato in casa e poi ha cercato di fuggire dal balcone dell’appartamento romano al primo piano, solo quando era fallito il tentativo di distruggere tutta la cocaina gettandola nel water.

Secondo gli investigatori, comunque, Zecca potrebbe aver fatto a tempo a gettarne un quantitativo cospicuo facendosi forte della porta blindata che lo divideva dai poliziotti intervenuti.

Fondamentale viene ritenuto il ruolo dell’uomo nel traffico illecito, come rifornitore dello stupefacente per gli acquirenti provenienti dal capoluogo abruzzese.

L’approvvigionamento di cocaina e hashish avveniva con cadenza settimanale nella città di Roma, dove, in via Ettore Franceschini, gli arrestati aquilani Luca Di Virgilio e Maurizio Cincis si recavano con l’Alfa Romeo del secondo e si rifornivano.

L’identificazione certa di quest’ultimo è stata fatta per la prima volta il 17 febbraio 2015, quando gli agenti della sezione Antidroga assieme a personale della Scientifica, tutti dell’Aquila, si sono recati a Roma dove sono riusciti a documentare anche fotograficamente l’ennesimo incontro tra acquirenti e venditore.

Prima di procedere all’acquisto, Di Virgilio contattava telefonicamente Zecca sull’utenza telefonica effettuando anche l’ordinazione della sostanza stupefacente da prelevare. Utilizzando termini criptati, l’aquilano ha messo a conoscenza il romano della qualità e del quantitativo da prelevare.

I termini utilizzati da Di Virgilio per indicare lo stupefacente erano sempre gli stessi: “…una di quelle…”, “…dodici pedane…”, di qui il nome “platforms” dell’operazione utilizzando la corrispondente parola in inglese.
 
Le dodici pedane erano, si è scoperto grazie al sequestro del 25 febbraio 2015, un panetto di hashish del peso di100 grammi e 60 grammi di cocaina; quindi si è intuito che una pedana corrispondesse a circa 5 grammi di coca.

Il 25 febbraio, Di Virgilio e Cincis sono stati tratti in arresto per detenzione di 300 grammi di hashish e 61,5 grammi di cocaina: in quella circostanza l’ordine effettuato da Di Virgilio a Zecca era stato il seguente: “Tre di quelle e 12 pedane”.

Zecca è risultato incensurato e impiegato per una società inserita nel campo della distribuzione di cibi e bevande per uffici.