L’AQUILA – Il pubblico ministero dell’Aquila Fabio Picuti ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone coinvolte nell’inchiesta “Chamaquito” che ha stroncato un traffico internazione di cocaina spacciata poi in varie regioni italiane e anche all’Aquila, sgominato dai carabinieri nel maggio 2013. La prima udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 29 aprile.
A rischiare il processo saranno tra gli altri il dominicano Luis Carlos Diaz, oggi ancora in carcere, che nell’inchiesta è stato considerato il dominus dell’organizzazione, e che, secondo le accuse, dalla sua abitazione aquilana sulla via Mausonia si curava in prima persona di importare e smistare lo stupefacente.
Tra gli indagati, seppure in posizione defilata, c’è anche l’aquilano Luca Cocciolone, proprietario di una noto ristorante in città e pluripremiato in competizioni nazionali e internazionali per gli specialisti della pizza, il cui arresto aveva fatto scalpore.
Nell’inchiesta sono indagati in tutto 9 aquilani e un romano mentre il resto (35 indagati) sono tutte persone di nazionalità dominicana.
Il traffico era imperniato sull’arrivo della droga dalla Repubblica Dominicana al capoluogo abruzzese, anche se le sostanze stupefacenti transitavano in una base logistica a Roma, presso un bed&breakfast collocato in prossimità della stazione Termini. A trasportare la droga con ovuli un giovane dominicano, il cui soprannome er appunto “Chamaquito”.
Sono state le svariate richieste di espatrio del giovane ad avere insospettito gli inquirenti. Gli investigatori hanno anche documentato molteplici pagamenti effettuati tramite il circuito Money Transfer oppure a mezzo di ricariche poste pay. Somme derivanti dalle richieste di acquisto di droga.



