L’AQUILA – “Dov’è la società civile all’Aquila? Dove sono i media? Dov’è il centrosinistra? Dov’è il progetto politico per sconfiggere la destra anche in Regione Abruzzo?”.
Come vuole la tradizione, Massimo Cialente è un fiume in piena.
E nella lunga intervista esclusiva a questo giornale, boccia sonoramente le opposizioni di centrosinistra all’Aquila e in Regione Abruzzo: oltre a piazzare un “sibillino” “sono fuori da nove anni, do una mano da soldato impegnato, ma da fuori. Per ora”, lasciando quindi intendere che la porta per una sua eventuale (ri)discesa in campo in vista delle elezioni comunali del 2027 potrebbe non restare chiusa.
Nei circa dieci anni da sindaco, prima che una divisa e conflittuale coalizione di centrosinistra guidata da Chicco Di Benedetto nel 2017 lasciasse la poltrona all’outsider Pierluigi Biondi, il 73enne politico di lungo corso è stato il primo cittadino in prima linea nel tragico terremoto che che ha causato 309 morti e circa 1500 feriti: il medico aquilano in pensione ha dovuto affrontare tante prove a dir poco difficili, in tal senso tante le azioni forti del suo mandato come ad esempio il tricolore addirittura ammainato da tutti gli edifici dell’Aquila, dimissioni e fascia restituita, nel 2013, all’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a inizio governo “amico” di Enrico Letta, in segno di protesta per i fondi destinati alla ricostruzione che non arrivavano) il giorno e gli anni più drammatici della storia moderna del capoluogo di regione abruzzese, ossia quelli del terremoto del 6 Aprile 2009.
Oltre alla forte critica ai suoi, esprime una opinione molto negativa anche su Biondi e soci. “Alla fine, dal 2017 cosa hanno fatto ‘questi’? La demolizione di un ponte, la pavimentazione di parte del Corso, di Piazza Duomo e di Piazza del Teatro e un parcheggio a Porta Leoni, considerando che la Scuola della Pubblica amministrazione e dei Vigili del fuoco sono merito dei governi precedenti.
Siamo carichi di soldi, molti spizzicano, ma quando finiranno cosa faranno? E quando l’Italia si accorgerà di quello che è stato combinato?”.
Ora dopo una carriera lunga e luminosa, l’esponente dem, per la verità non sempre non sempre d’accordo con la impostazione politica del suo partito, sembra comunque guardare alle elezioni comunali del 2027 con un’aria quasi rassegnata, ma pur sempre gonfia di parole e, a tratti, di rabbia. Soprattutto nei confronti della “sua” coalizione.
“Quando ero sindaco – tuona ad AbruzzoWeb – tutti mi facevano, forse anche giustamente, ma forse, pelo e contropelo, a partire dai ‘miei’, cioè all’interno della mia coalizione. Da quando è diventato sindaco Pierluigi Biondi, sono spariti tutti. E ci ritroviamo in una città senza prospettive, nonostante i tanti soldi arrivati soprattutto grazie ai governi precedenti ed al lavoro dei parlamentari abruzzesi, a partire da Stefania Pezzopane”.
Settantatré anni il prossimo 1° giugno, nel curriculum dieci anni da sindaco dell’Aquila e una vita da personaggio forte – insieme a Giovanni Lolli e a Stefania Pezzopane – del Partito democratico aquilano e pure a livello nazionale prima di lasciare, nel 2017, la scranno locale al centrodestra di Biondi.
Quel Biondi che poi ha bissato nel 2022, in una regione, l’Abruzzo, che si è imposta come una vera e propria roccaforte di Fratelli d’Italia (la premier, Giorgia Meloni, proprio nel 2022, è stata rieletta alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale Abruzzo 03, quello dell’Aquila).
Nel frattempo, è arrivata la sentenza della Corte dei Conti Abruzzo che assolve e libera da ogni addebito Cialente, ex amministratori e dirigenti comunali in merito alla mancata riscossione dei crediti derivanti dai canoni di compartecipazione dovuti per l’affitto di abitazioni del progetto Case negli anni 2010-2017 e per i consumi non pagati di gas ed energia elettrica.
“In questo momento, non soltanto all’Aquila – dichiara Cialente a questo giornale – non esiste un vero progetto politico alternativo al centrodestra che governa l’Italia e anche la Regione Abruzzo”.
“E sono convinto – continua – che questo Paese non sia di centrodestra, ma, ribadisco, non esiste un vero progetto politico alternativo, manca chi indichi cosa c’è dietro l’angolo. E non esiste anche per i ‘personalismi’ di certi personaggi nel centrosinistra. Tutto ciò si dimostra allucinante, soprattutto alla luce di ciò che stiamo vedendo e vivendo nell’ultimo mese, con l’avvento di Trump. Non è più il momento degli stupidi distinguo per un punto percentuale nei sondaggi. In un mondo così radicalizzato devi decidere da che parte stai, in quali valori i fondo ti ritrovi, a partire dal sogno europeista”.
“Parliamoci chiaro – aggiunge l’ex sindaco -: una parte di elettorato va dietro a parole d’ordine populiste, o al più basso clientelismo come accade in Regione Abruzzo, ma dobbiamo capire che non si può pretendere il voto da chi a votare non va più, da chi non può curarsi, da chi prende, se va bene, mille euro di stipendio, che conosce solo precarietà da anni”.
“Perché dovrebbe votare? Se lo fa, in mancanza di un progetto alternativo che sia valido, è per chi, come Meloni e soci, parla alla pancia , promette ad esempio la guerra alle banche e poi, una volta al governo, si rimangia tutto. Tra l’altro in un Paese che da Di Pietro a Bossi, a Berlusconi, a Grillo e a Salvini ha visto valanga di voti sul susseguirsi di parole d’ordine e sparate populiste”, si chiede quindi.
Una rasoiata, però, Cialente la destina pure a Matteo Renzi, che del Partito democratico è stato segretario e protagonista di vittorie e rovinose cadute: pure l’ex rottamatore, infatti, finisce nella lista “cialentiana” dei populisti: “Jobs act, Buona Scuola, rottamiamo. Anche Renzi ha rappresentato il populismo italiano, il populismo del ‘farò questo e farò quello, ma senza un solido progetto di equità e giustizia sociale”.
Poi, inevitabilmente, si torna all’Aquila e all’Abruzzo.
Sul capoluogo di regione che ha alle spalle quasi sedici anni di post sisma, “Sento una discussione su chi sarà il candidato sindaco, ma qual è lo schieramento? E qual è l’idea di città sulla quale ritrovarsi? Non si è voluto riprendere nulla di ciò che abbiamo lasciato noi, progetti finanziati per milioni e milioni, delle vecchie amministrazioni. Ok, ma il progetto?”.
“Io , con molti miei collaboratori – sottolinea – abbiamo avuto tanti contro. L’opposizione al sottoscritto era prima ‘in casa’, me ne dicevano e cantavano ogni giorno da sinistra, da opposizione da sinistra, dai comitati, dai media, fin dentro i Consigli comunali. E quando ha vinto Biondi nel 2017, ho pensato che sarebbero arrivati alla guerriglia urbana. Invece, come si è insediato, sono spariti tutti. Forse perché con Cialente ti potevi esprimere, perché io non mi vendicavo?. Probabilmente, di questa amministrazione c’è paura. Una città che non ha un sindaco, perché Biondi da tempo non si comporta come tale, soprattutto dalla rielezione, pensa ad altro, solo a far politica nazionale”.
“O forse devo credere che la gente sia contenta, oppure rassegnata – continua Cialente nella sua analisi -. Oppure, tutto questo silenzio è frutto dell’uso di 37 milioni di euro dal 2017 al 2023 per gli spettacoli? Siamo davvero al ‘panem et circenses’? E quando finiranno i soldi, cosa accadrà?”.
“Ora qualcosa dall’opposizione si sta muovendo – ammette quindi Cialente -, ma in ritardo. E non sta nascendo un progetto intorno al quale si può possa ritrovare l’intero centrosinistra. Anzitutto oggi valoriale, chi sta da una parte del mondo, chi dall’altra, con Trump-Putin o con i valori europei: questo vale da una nazione al più piccolo dei paesini. Non si sta parlando per mettersi con una coalizione. Io, personalmente, credo che se debba provare anzitutto a ritrovarsi in una coalizione, ricordo che noi andavamo da Rifondazione ai cattolici democratici, anche con liste civiche espressione della società aquilana se ci sono, come accaduto con me all’epoca. La coalizione deve nascere anzitutto su una idea di città poi sugli aspetti amministrativi. Ma serve un’idea, un progetto strategico, che parta dai punti di forza e di debolezza del nostra comprensorio, e lo proietti ai prossimi vent’anni; altrimenti per guidare una città basterebbe un buon segretario generale con pochi ma capaci dirigenti. Si può benissimo pensare a fare delle vere primarie stile 2016. Insieme al civismo, ovviamente”.
“A livello regionale – ammette poi – almeno c’è questa figura eccezionale che è Luciano D’Amico, che però è arrivato tardi, tanto che non è stata combattuta completamente la battaglia sulla legge mancia, al di là della questione, drammatica, della sanità. La ‘partita’ delle ultime elezioni regionali (quelle del bis del centrodestra, ndr) si è giocata su questo, cioè sui voti garantiti dai fondi a questo o a quel territorio, o associazione. Un meccanismo abbastanza facile. Del resto, all’Aquila sono piovute assunzioni mai viste in precedenza. E con il controllo sparito anche da parte dei media, la città è letteralmente retrocessa, anche a livello morale”.
Sul suo ruolo e su una sua possibile candidatura alle prossime elezioni comunali, poi, Cialente spiazza tutti: “Sono fuori da nove anni, do una mano da soldato impegnato, ma da fuori. Per ora. Mi è dispiaciuto veder naufragare la scuola politica, i consigli di partecipazione, cioè quegli strumenti che hanno permesso in pochi anni a molti giovani di impegnarsi, di imparare. E mi è dispiaciuto ancora di più dover prendere atto che quegli strumenti sono stati usati con profitto dalla destra, capace di formare giovani poi diventati assessori ed entrati nei quadri”.
Conclude Cialente: “C’era la possibilità di imparare cosa è una delibera, una ordinanza, misurarsi con la passione l’impegno, il rigore della politica. Una città terremotata aveva ed ha ancora bisogno di questo. Invece, è venuta fuori una classe politica che sta lasciando morire tutto, dall’ultimo piano strategico da me rivisto, al Gran Sasso, al centro storico morto. Per non parlare delle mancate occasioni come con Papa Francesco, che ci aveva offerto un annodi apertura della Porta Santa, e con questo Giubileo. Neanche una cartolina. E potrei continuare all’infinito citando i fondi ReStart, il Festival della Montagna, la drammatica situazione delle scuole, la demenziale gestione del parcheggio di Porta Leoni, la mancata riapertura del Teatro Comunale e del cinema in centro storico, l’assurda situazione delle strutture sportive, eccetera”.





