L’AQUILA – Una donna aquilana, R.P. le iniziali, ha citato per danni il Comune, chiedendo un risarcimento record di 120 mila euro dopo essere stata azzannata alcuni mesi fa da un cane che lei presume randagio, e aver riportato ferite gravi e dolorose oltre a un comprensibile stato di choc.
Il Comune dell’Aquila non vuole pagare probabilmente per il fatto che non ritiene che si tratti per forza di un cane randagio ma qualora il tribunale non accettasse questa ipotesi l’ente rischia grosso. Per cui la giunta ha delegato l’avvocatura a resistere nel giudizio.
I Comuni possono essere chiamati in causa quando trascurano di adottare le cautele per rimuovere il potenziale pericolo rappresentato dai randagi visto che spettano, secondo la legge, a questo ente locale compiti di organizzazione, prevenzione e controllo degli animali vaganti.
Ma ci sono state anche delle sentenze nelle quali i Comuni vengono scagionati quando si accerta l’impossibilità in concreto di controllare un determinato territorio in modo costante.
Per la verità anche l’Asl non può esimersi da responsabilità in quanto si occupa della cattura e gestione dei randagi ma qui non è stata chiamata in causa.






