L’AQUILA – “Sono un tecnico della riabilitazione psichiatrica. Un titolo che mi è servito molto per stare vicina a Massimo”.

Scherza di continuo Donatella Ussorio, parlando di suo marito, Massimo Cialente, conosciuto più di trent’anni fa, quando lei era una giovane allieva che aspirava a fare l’infermiera e lui un dottorino fresco di laurea in Medicina, che a fare il sindaco dell’Aquila ancora non ci pensava affatto.

Un’unione suggellata nel 1983 e che ha portato tre frutti: i figli, ormai grandi, che insieme a lei hanno storto il muso quando il primo cittadino uscente ha deciso di continuare l’avventura e candidarsi alle prossime elezioni.

“Ma poi abbiamo capito che la sua è una missione – racconta Donatella ad AbruzzoWeb – Inoltre è l’unico che, grazie all’esperienza maturata in questi difficili tre anni, può fare davvero qualcosa per la città”.

Un punto di vista diverso quello offerto dalla ‘first lady’aquilana, che descrive un sindaco impegnatissimo, che “con la testa non smette di lavorare mai neanche quando è a casa”, ma anche “disordinatissimo. È la cosa per cui discutiamo sempre”.

Felice che si sia ricandidato alle prossime amministrative?

Inizialmente io e i miei figli non eravamo molto contenti. Come moglie pensavo non fosse giusto e anche i miei figli erano d’accordo. Da cittadina, però, credo che sia la persona giusta. È competente, visto che ha governato in questi difficili anni, ha i contatti giusti e sa come muoversi. E poi è onesto e affidabile.

Prima di candidarsi di nuovo, ha comunque chiesto il vostro parere?

Ci ha coinvolti, dicendo che avrebbe voluto rimettersi in gioco nuovamente. A quel punto lo abbiamo appoggiato, non potevamo fare altro.

Suo marito è alla guida della città da cinque anni. Gli ultimi tre sono stati sicuramente difficili, con un terremoto e una ricostruzione da gestire. Come ha vissuto il dramma del sisma la famiglia Cialente?

Quando accade una tragedia del genere di solito c’è una condivisione di preoccupazioni e angosce. Nel nostro caso non è stato così. Ci siamo ritrovati soli ad affrontare una cosa così grande. Dopo la scossa del 6 aprile ci siamo separati, io e i miei figli siamo andati in campeggio, al mare, mentre Massimo è rimasto qui. Ci siamo rivisti per la prima volta dopo 15 giorni. Non potevamo però condividere le nostre ansie. Lui tornava da noi carico delle angosce di tutta la città. Facevamo finta che andava tutto bene per supportare lui. Per fortuna avevo il sostegno delle mie sorelle.

Siete riusciti a tornare nella vostra casa?

Da agosto 2009 siamo stati in affitto in una casa a Coppito. I miei figli hanno potuto riprendere gli studi universitari e io mi sono riavvicinata al lavoro, che non ho lasciato neanche quando ero al mare. Dopo aver fatto i lavori di riparazione, da giugno del 2010 siamo potuti tornare a casa nostra, fortunatamente.

Che lavoro svolge?

Sono un tecnico della riabilitazione psichiatrica e lavoro all’università. Un titolo che mi è servito molto per stare vicina a Massimo (ride).

Non la spaventa il fatto che possano di nuovo presentarsi tempi duri per voi?

No, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Lui non c’è mai a casa, lavora anche 14 ore al giorno, esce la mattina alle 8 e non rientra mai prima delle 20 la sera, spesso anche più tardi. Abbiamo imparato a fare da soli. Per esempio, della ricostruzione di casa nostra me ne sono occupata io insieme ai miei figli. È a loro che ho chiesto consigli e pareri.

Insomma, mentre il sindaco si occupa della ricostruzione della città, a quella di casa propria se ne interessa la moglie…

Sì, proprio così. Ma non gliene facciamo una colpa. Io e i miei figli capiamo che la sua è una missione.

Si parla mai di politica in casa?

Qualche volta sì. Insieme ai figli spesso commentano le notizie e parlano della situazione che vive la città. Lui, comunque, non stacca mai dal lavoro. Anche quando è a casa è sempre al telefono.

Lei ha mai pensato di entrare in politica?

Assolutamente no. Di politico ne basta uno in casa. Io devo pensare a fare tutto il resto, oltre che la madre e la moglie.

C’è un lato nascosto che la gente non conosce del sindaco?

Non c’è un lato oscuro di Massimo perché lui è limpido, è così come tutti lo vedono.

Un difetto ce lo avrà pure…

In casa sì: il disordine. Dove transita lui, devo ripassare subito dopo per sistemare. Questo è uno dei principali motivi di discussione tra noi.

In qualche conferenza stampa si è confidato con i giornalisti dicendo di aver smesso di fumare. Poi però è stato avvistato di nuovo con la sigaretta in bocca.

Ha tentato più volte di smettere, senza successo però. Per qualche periodo ci è riuscito, poi è bastata la prima arrabbiatura per farlo ricominciare. Per compensare, quando smette con le sigarette si butta sul cibo.

Ormai siete sposati da 29 anni, quindi lei ha avuto modo di viversi il Massimo medico e il Massimo sindaco. Tra i due, quale preferisce?

In questa situazione preferisco il Massimo sindaco, perché penso possa fare davvero qualcosa per la città. Da medico era un ottimo professionista. Aveva un buon rapporto con i pazienti e gli piaceva molto fare quel mestiere. Era anche meno preoccupato di oggi e aveva più tempo per noi. Però va bene così.

Come sta vivendo questa campagna elettorale?

Durante le primarie è stato tranquillo. Voleva un giudizio da parte della cittadinanza ed è stato soddisfatto in pieno. Ora aumentano gli impegni. Oltre le 12 ore che fa quotidianamente al Comune ora c’è questo impegno per il voto di maggio, a cui si dedica la sera dopo cena e il fine settimana.

Con quale stato d’animo sta affrontando questo periodo?

È sereno e fiducioso.

E lei?

Sono speranzosa. Credo davvero che per qualsiasi altra persona sedersi sulla poltrona di sindaco significherebbe ricominciare da capo. Io che ho vissuto insieme a lui tutte le difficoltà di questi tre anni, so che cosa significa. Credo sia più giusto che a proseguire questo cammino sia lui.