L’AQUILA – E’ “fondato” il capo di imputazione, sul caso di corruzione e presunto giro di mazzette per il puntellamento di un palazzo del centro storico dell’Aquila, danneggiato dal sisma 2009.
Ma le prove testimoniali non sono inutilizzabili.
E soprattutto è scattata la prescrizione per il passaggio del fascicolo nelle mani di ben otto giudici del Tribunale in cinque anni.
Questo ha sostenuto il pubblico ministero Fabio Picuti, nella requisitoria di martedì scorso al Tribunale dell’Aquila, nel processo “Do ut des”, che si concluderà lunedì con le arringhe della difesa e la sentenza.
A riferirlo il quotidiano Il Messaggero.
Gli indagati, con ruoli diversi e imputazioni differenti, sono gli ex assessori comunali Vladimiro Placidi e Pierluigi Tancredi, Daniela Sibilla, ex collaboratrice di Tancredi, il tecnico Pasqualino Macera, l’ex vicesindaco Roberto Riga, dimessosi proprio in seguito all’inchiesta scattata con grande clamore nel 2012, Fabrizio Menestò, direttore dei lavori di puntellamento di Palazzo Carli e Daniele Lago, amministratore delegato della Steda spa.
Alla base del processo una presunta tangente da 10mila euro nascosta in una confezione di una bottiglia di grappa, per l’assegnazione dei lavori di consolidamento di un consorzio del centro storico, alla ditta Steda, che sarebbe arrivata a Riga attraverso Tancredi.
Grande accusatore Agostino Marcon, collaboratore dell’imprenditore Lago, che durante il dibattimento aveva confessato di aver consegnato personalmente la tangente a Tancredi, che a sua volta l’avrebbe poi girata a Riga. Un’ammissione di colpevolezza che è valsa a Macron il capo di imputazione di concorso in corruzione. E’ accaduto però che l’11 febbraio, Macron, ascoltato non più come testimone ma come imputato, non ha risposto alle domande.
Ovviamente tutti gli imputati respingono al mittente le accuse. Riga in particolare ha ribadito di non aver mai incontrato Lago e il suo collaboratore Marcon, se non in un’occasione istituzionale, e che l’assegnazione dei lavori era già avvenuta nel 2009.
Si è arrivati così all’epilogo.
Il pm Picuti ha chiesto per Riga, che ha rinunciato alla prescrizione, l’assoluzione per insufficienza di prove in quanto non sono utilizzabili le dichiarazioni rese da Lago e Menestò.
Picuti ha poi chiesto di applicare la prescrizione a carico di tutti gli altri imputati, per il reato di corruzione e per reati minori.
Picuti ha spiegato che “ci sono riscontri dell’intermediazione”, ovvero del presunto scambio di denaro finalizzato ad assegnare l’appalto alla ditta Steda. Ma il continuo cambio del collegio dei magistrati, ha “impedito di fare il nostro lavoro”, ha sottolineato Picuti.
Resta in piedi la richiesta di 9 mesi di carcere senza condizionale per il solo Lago, per appropriazione indebita, in quanto avrebbe incassato il compenso per i lavori al Rettorato che erano stati interamente eseguiti dalla Silva costruzioni, che faceva parte dell’ati. E che si è costituita parte civile.




