L’AQUILA – L’epocale esodo dei dipendenti delle Province alla Regione, è sempre più lastricato di incognite e problemi. Mancano infatti ancora le risorse e certezze per i 136 addetti dei Centri per l’impiego, per i 36 dipendenti delle Biblioteche, per i 54 agenti della Polizia provinciale, che in teoria dovranno raggiungere nella Regione i 160 dipendenti che si sono già trasferiti, in buona parte addetti al Genio civile e all’Agricoltura.

Come imposto dalla legge Delrio, che ha trasformato in Enti di secondo livello le Province, obbligando le Regioni ad accollarsi deleghe e buona parte del personale, a cui ha fatto seguito il dimezzamento dei trasferimenti statali alle Province, che dovranno occuparsi solo di viabilità edilizia scolastica e autorizzazioni ambientali.

Nel summit mercoledì scorso a Pescara il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, il direttore generale Cristina Gerardis e i capi dipartimento hanno illustrato le criticità e la dimensione della nuova grana da risolvere al presidente Luciano D’Alfonso.

Il problema più impellente sul tavolo presidenziale è quello dei Centri per l’impiego. Anche quelli abruzzesi, ancora in capo alle Province dovevano essere assorbiti dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), che doveva nascere il 1° gennaio 2016,  per centralizzare (secondo i dettami del Jobs Act) i servizi per l’occupazione. Ma dell’Agenzia governativa finora neanche l’ombra, e il cerino è rimasto in mano agli Enti locali. Con un personale ridotto all’osso, e con il rischio di non poter pagare a breve gli stipendi e nemmeno le bollette e le risme di carta.

“L’accordo con il Governo – spiega Lolli ad Abruzzoweb – visto che le Province non hanno più le risorse adeguate, prevedeva che dei due terzi del costo se ne sarebbe fatto carico il governo, del restante terzo la Regione, ma avvalendosi delle risorse europee del Fondo sociale europeo (Fse), per una quota di 1,1 milioni di euro”.

Si è scoperto però che non è possibile usare l’Fse per pagare il personale, visto che sono fondi che l’Europa eroga solo per progetti finalizzati.

“In realtà – rivela Lolli – avevamo più volte espresso questa perplessità sui tavoli del ministero, ma loro ci hanno rassicurato dicendoci che erano in corso interlocuzioni con Bruxelles, e sarebbe stato per noi possibile attingere dai fondi Fse. Ora, come temevo, si scopre che questo non  è possibile”.

Sul tema il presidente D’Alfonso ha coinvolto il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, affinché possa avviare, in tempi brevi, una trattativa con il Governo.

Un problema di copertura economica a carico della Regione in tempi di vacche magrissime, che si aggiunge a quello per assorbire i 36 addetti delle Biblioteche, con un costo di 1 milione e 36 mila euro l’anno, a cui si aggiungono i costi di gestione delle strutture.

Anche qui il governo gioca a lasciare il cerino in mano a Regioni e Province. Non ha avuto seguito infatti la promessa fatta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, di gestire direttamente le quattro prestigiose Biblioteche provinciali di Chieti, L’Aquila Teramo e Pescara.

Il 23 aprile in un accorato appello dirigenti e dipendenti delle Biblioteche hanno ricordato alla Regione che a due anni dall’approvazione della legge Delrio, “le quattro Biblioteche provinciali, a oggi, non sono di nessuno: non più delle Province, ma non ancora di altro Ente pubblico”, e che “ad aprile 2016, parte del personale tecnico delle Biblioteche è stato mandato in pensione anticipata, qualcuno è persino morto nel frattempo, tutte le restanti unità sono in mobilità e in tempi strettissimi dovranno decidere dove ricollocarsi, ma dalla Regione nessun segno di vita”.

Segnali e decisioni sul da farsi arriveranno, si spera, nell’incontro che si terrà la prossima settimana tra Regione e presidenti delle quattro Province.

Infine il nodo della Polizia provinciale: anche qui il problema è il medesimo: la Regione non trova i soldi per farsi carico di questa funzione, e retribuire i 54 tra agenti e amministrativi, per una spesa stimata in quasi 2 milioni di euro l’anno.

A lanciare l’ennesimo l’allarme il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio De Crescentiis.

“La Polizia provinciale – spiega ad Abruzzoweb – resterà in ‘avvalimento’ alle Province, ovvero sarà diretta, organizzata e gestita e pagata dalla Regione, ma di fatto continuerà a svolgere le medesime mansioni, nelle sedi provinciali.  Deve essere dunque la Regione a dover trovare una soluzione, non non abbiamo possibilità di coprire questa spesa”.

E conclude ricordando che “la Polizia Provinciale svolge un’importante funzione di vigilanza ambientale su caccia, pesca, bracconaggio, uso del suolo e del sottobosco, rifiuti e inquinamenti. Ha un ruolo centrale nel piano di controllo emergenziale contro i danni provocati dalla fauna selvatica”.