L’AQUILA – “Gaetano Fontana ha fatto bene a dimettersi, se ne vada anche Gianni Chiodi”.
Questo il messaggio al veleno recapitato dai capigruppo di centro e di centrosinistra nel Consiglio comunale dell’Aquila al coordinatore dimissionario della struttura tecnica di missione (Stm), che ha rimesso il suo mandato in una lettera al commissario per la ricostruzione.
Nel messaggio i capigruppo definiscono “utile e giusta” la mossa delle dimissioni, sottolineando a Fontana quello che ritengono il “fallimento della sua azione, in particolare del grave ritardo dell’avvio della ricostruzione cosiddetta pesante”.
Fiele anche per Chiodi, “dovrebbe trarre analoghe decisioni dimettendosi da commissario per la ricostruzione e favorendo una transizione a un nuovo ed efficace sistema di governance”.
Rivendicazioni tecniche che (mal)celano uno scontro ormai aperto più che altro sul piano politico.
La ricostruzione è evidentemente diventata terreno di battaglia a pochi mesi dalle elezioni amministrative.
A firmare il documento, i capigruppo consiliari Vito Albano (Partito democratico), Carlo Benedetti (Comunisti italiani), Pasquale Corriere (gruppo misto), Adriano Durante (Unione di centro), Angelo Mancini (Italia dei valori), Pierluigi Mancini (Alleanza per l’Italia), Enrico Perilli (Rifondazione comunista), Salvatore Placidi (Unione democratici per l’Europa), Giancarlo Vicini (Partito socialista europeo), Angelo Ludovici (Democrazia cristiana).
Spicca l’assenza delle firme di Enrico Verini (Futuro e libertà) e Giuseppe Bernardi (Sinistra per L’Aquila).
LA NOTA COMPLETA DEI CAPIGRUPPO
Prendiamo atto delle notizia sulle dimissioni dell’architetto Gaetano Fontana, ritenendo che sia una scelta utile e giusta.
Al di là degli aspetti personali e professionali, riteniamo che il capo della struttura tecnica di missione abbia preso atto del fallimento della sua azione, in particolare del grave ritardo dell’avvio della ricostruzione cosiddetta pesante, oltre che della eccessiva burocratizzazione e sovrastrutturazione per la ricostruzione dei centri storici.
Ci sarebbero volute regole snelle e veloci e invece ci si è impantanati nella più assurda delle ragnatele burocratiche.
Riteniamo che, di fronte a questo atto dell’arch. Fontana, il presidente Chiodi dovrebbe trarre analoghe decisioni dimettendosi da commissario per la ricostruzione e favorendo una transizione a un nuovo ed efficace sistema di governance della fase post sisma tale da rimuovere la situazione di totale empasse e, soprattutto, di dispendiosa burocratizzazione che si sta traducendo in un inaccettabile e inutile spreco di risorse, oltre che di vera e propria disperazione dei cittadini.
Tra l’altro, solo con questi atti sarà possibile riportare la gestione della fase post-sisma a un corretto quadro di rapporti istituzionali che le ultime scelte della struttura commissariale e della struttura tecnica di missione hanno tradotto in atti inaccettabili d’imperio.



