A oltre un anno e mezzo dal terremoto del 6 aprile 2009, AbruzzoWeb ha deciso di lanciare un ciclo di interviste che ha l’ambizioso obiettivo di toccare uno a uno tutti i Comuni che fanno parte del “cratere sismico”, la porzione di territorio abruzzese segnata dal sisma, intervistandone i sindaci.

Un “Viaggio nel cratere”, così viene chiamata la rubrica, che vuole mostrare ai lettori uno spaccato più ampio possibile delle complesse difficoltà ma anche degli input positivi con cui amministratori di territori molto diversi tra loro si trovano a che fare. Proseguiamo con Rocca di Cambio.

di Manuela Garofalo

È diventato sindaco di Rocca di Cambio a distanza di un anno dal sisma del 6 aprile 2009, caricandosi sulle spalle le responsabilità e i problemi della ricostruzione.

Gennaro Di Stefano traccia un bilancio della situazione che ha trovato e di quella attuale, ma soprattutto guarda al futuro del suo paese, e lo fa con molto ottimismo.

Rocca di Cambio è sempre stato un centro turistico, ricorda, e ha sempre vissuto soprattutto di quel tipo di commercio.

È il turismo, quindi, la chiave che Di Stefano vuole utilizzare per aprire al suo comune la porta della rinascita.

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Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?

Vittime nessuna, fortunatamente. Ma il centro storico di Rocca di Cambio è per il 70 per cento danneggiato. Inoltre delle tre chiese del paese soltanto una è stata rimessa a posto, e le altre due sono ancora puntellate. Ma i fondi sono pochi e dobbiamo attendere per riportarle al vecchio splendore.

Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

Abbiamo 30 Map e più di 50 famiglie in autonoma sistemazione. Poi c’è una buona percentuale di famiglie che è già rientrata nelle proprie case che erano state classificate “A” e “B”, risistemandole privatamente. Ma il nostro è un paese turistico, e quindi molte abitazioni appartengono a famiglie che venivano qui in villeggiatura. Finalmente da un mese sono partite le ristrutturazioni di residence e alberghi, perché c’è bisogno di loro per far tornare qui i turisti, e quindi riportare vita.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?

Come dicevo il 70 per cento è inagibile, è stato classificato “E” e adesso stiamo facendo gli aggregati e stiamo aspettando le linee guida per il piano di ricostruzione. Mi auguro di partire con i lavori in primavera, ma già il nostro paese è un cantiere aperto, e questo è positivo.

Quali sono le idee per la ricostruzione?

Intanto attendiamo il piano di ricostruzione. L’idea è quella di ridare al centro urbano l’aspetto originario, nel rispetto degli stili caratteristici. Soprattutto voglio che in tutte le zone in cui si farà la ricostruzione il lavoro sia complessivo, e cioè comprenda la linea fognaria, elettrica, oltre ai caseggiati e alle strade.

Quindi diciamo che l’idea è che tutti i lavori si svolgano in sinergia. Un’altra idea molto importante che sta a cuore all’amministrazione, è rimettere a nuovo una scuola che è all’ingresso del paese.

Questo edificio non era più utilizzato da 10 anni per le attività scolastiche, ma era diventato un punto di aggregazione dove si incontravano i bambini per le attività pomeridiane, un luogo di incontro per la Pro loco e per gli alpini, una sala convegni. Era un punto di riferimento importante per il paese. Ecco perché abbiamo già dato vita a un progetto che prevede al piano terra dei negozi, e al primo piano un auditorium.

A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?

Vogliamo partire con il piano regolatore e soprattutto riportare il turismo a Rocca di Cambio. Penso che sia quello il punto centrale che possa dare davvero una forte spinta per ripartire.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Che ci sono paesi che hanno avuto gravi danni e  anche vittime, e per loro si richiedono più fondi, ma soprattutto un lavoro più capillare. Quindi i paesi che hanno subìto danni minori potrebbero dividersi i fondi e ripartire, senza dover aspettare che parta la ricostruzione al centro dell’Aquila.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

Se i lavori partiranno, come previsto, la prossima primavera, Rocca di Cambio entro quattro anni tornerà ad essere quella che era prima del 6 aprile 2009.